Il coronavirus è un evento scatenante storico – ed è necessario un movimento che sappia rispondere | Paul Engler

Anche in tempi di distanziamento sociale, costruire una risposta collettiva e sociale alla pandemia è la nostra unica salvezza.

Ci sono momenti nella storia in cui eventi improvvisi – disastri naturali, collassi economici, pandemie, guerre, carestie – cambiano tutto. Cambiano la politica, cambiano l’economia e cambiano l’opinione pubblica in modo drastico. Molti analisti dei movimenti sociali li chiamano  “eventi scatenanti”. Durante un evento scatenante, cose che prima erano inimmaginabili diventano rapidamente realtà, mentre la mappa sociale e politica viene ridisegnata. Da un lato, i grandi eventi scatenanti sono rari; ma dall’altro, ne abbiamo visti regolarmente negli ultimi decenni. Eventi come l’11 settembre, la guerra in Iraq, l’uragano Katrina e il crollo finanziario del 2008 hanno tutti avuto importanti ripercussioni sulla vita nazionale, portando a cambiamenti politici che sarebbe stato difficile prevedere in anticipo.

COVID-19, la pandemia di coronavirus, è di gran lunga il più grande evento scatenante della nostra generazione. È la combinazione di una catastrofe naturale e di un collasso economico che si verificano contemporaneamente. In più, questa crisi sanitaria sta arrivando proprio nel mezzo di una delle stagioni politiche più significative della nostra vita.

Gli eventi scatenanti possono creare confusione e disagio. Ma offrono anche enormi opportunità a coloro che hanno un piano e sanno come sfruttare l’occasione per portare avanti i loro programmi. Questi programmi possono essere reazionari, come quando i conservatori e i fascisti adottano dure misure di austerità e diffondono la xenofobia – il tipo di attività documentata in “The Shock Doctrine” (“La dottrina dello shock”) di Naomi Klein. Tuttavia, questo tipo di risposta non deve prevalere. Con un contro-programma fondato sull’impegno per la democrazia e su un profondo senso di empatia collettiva, le comunità possono prosperare, anche nel mezzo di una crisi.

In effetti, possiamo trovare molti esempi nella storia di come impulsi progressisti e solidaristici siano venuti in primo piano in risposta a eventi scatenanti. L’emergere del New Deal come risposta alla Grande Depressione degli anni ’30 è un esempio, così come la più recente mobilitazione di Occupy Sandy a New York per aiutare le comunità devastate dagli uragani del 2012. Il libro di Rebecca Solnit del 2009 “A Paradise Built in Hell” (“Un paradiso costruito nell’inferno”) contiene una miriade di altri esempi di sforzi umani e collettivi in risposta a un disastro.

Oggi, di fronte alla prospettiva che centinaia di migliaia di persone negli Stati Uniti – e milioni in tutto il mondo – possano morire, una risposta di questo tipo è l’unico modo in cui possiamo prevenire una delle peggiori tragedie e distruzioni.

Nel mio scritto sui movimenti sociali, ho sostenuto che gli eventi scatenanti creano zone di transizione che i movimenti di protesta di massa possono usare per mobilitare le forze della democrazia di base. Sulla scia di un tale evento, gli organizzatori si trovano spesso in un “momento di turbine”, in cui sono ribaltate le regole standard del funzionamento della politica. Molti dei grandi movimenti sociali del passato sono nati da questi momenti. Ma questi momenti richiedono una navigazione abile, la capacità di usare una “promozione profetica” per diffondere una visione umana e la fede che la mobilitazione di massa può aprire nuove vie al cambiamento che, all’inizio, sembrano lontane e improbabili.

Per creare una risposta popolare alla pandemia, dovremmo attingere sia alle possibilità della nuova tecnologia, che consente un’azione decentralizzata, sia ad alcune lezioni, consacrate dal tempo, dei movimenti sociali del passato.

I movimenti sociali sono il veicolo per la partecipazione di massa

In questo momento, molte persone stanno formulando piani d’azione e richieste politiche, concentrandosi su come il governo dovrebbe rispondere o sulle misure che i funzionari eletti potrebbero approvare come risposta di emergenza. Fra questi ricordiamo i piani di Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, la richiesta di Alexandria Ocasio-Cortez per un reddito base universale di emergenza, e le proposte di gruppi come il Working Families Party[1], National Nurses United[2] e altri organizzatori di base.

Ciò che manca è una piattaforma e una visione per la partecipazione di massa, un mezzo attraverso il quale le persone possano unirsi e prendere parte collettivamente a un movimento per creare il tipo di giusta risposta di cui la nostra società ha bisogno. Un movimento può supportare, amplificare e colmare le lacune lasciate dal governo e dalle infrastrutture sanitarie.

La buona notizia è che ci sono chiari esempi storici in cui i movimenti sociali sono stati in grado di entrare nel vuoto di una crisi.

Ovviamente, il distanziamento sociale e l’isolamento necessari per rallentare la diffusione della pandemia comportano delle sfide particolari. Per prima cosa, è limitata la possibilità di riunirsi e aggregarsi fisicamente. Inoltre, molti degli strumenti e delle tattiche tradizionali dei movimenti sociali non possono essere usati nelle circostanze attuali. Ciò non dovrebbe, tuttavia, renderci ciechi rispetto alle cose che si possono fare. Dal sostegno reciproco a livello locale alle proteste collettive da casa, possiamo costruire una risposta popolare potente, che ci unisca e usi i nostri sforzi congiunti per fornire assistenza nelle nostre comunità e rimodellare i limiti di ciò che è politicamente possibile.

Una risposta del movimento sociale ai grandi eventi scatenanti emerge spesso da luoghi inaspettati. Le principali organizzazioni strutturate dispongono di infrastrutture e risorse che sembrano trasformarle in candidati naturali per organizzare la risposta del grande pubblico. Tuttavia, esse devono anche affrontare limiti istituzionali, che impediscono loro di aumentare gli sforzi per far fronte all’enormità della sfida. Gruppi come i sindacati sono di solito preoccupati di rispondere alle conseguenze della crisi sui propri iscritti; ciò li rende centri di azione essenziali per le persone all’interno delle loro strutture, ma li lascia con scarsa capacità di coinvolgere le persone al di fuori delle loro file o di raccogliere l’energia di altri che vorrebbero essere coinvolti.

Nel frattempo, i politici e le principali organizzazioni di sostegno si concentrano spesso sui dettagli del gioco politico: sorvegliare attentamente e tentare di utilizzare la loro leva privilegiata per influenzare le politiche in discussione a livello locale, statale e federale. Questo è un ruolo importante, ma non considera il vuoto esistente in termini di mobilitazione di un gran numero di persone per cambiare ciò che viene percepito come soluzione necessaria e possibile alla crisi. Pertanto, sono spesso dei gruppi scarsi, decentralizzati e talvolta ad hoc che svolgono ruoli vitali nel dar forma a una risposta del movimento sociale – cosa che organizzazioni più istituzionalizzate possono seguire, una volta avviata.

Il popolo ha già risposto in altre occasioni

La buona notizia è che esistono chiari esempi storici in cui i movimenti sociali sono stati in grado di riempire il vuoto di una crisi; ne abbiamo visti diversi esempi negli ultimi quindici anni. Dopo che l’uragano Sandy colpì la costa est nel 2012, l’operazione di sostegno reciproco Occupy Sandy – attingendo a reti e infrastrutture costruite durante Occupy Wall Street – coordinò migliaia di persone in una risposta rapida ed efficiente, fornendo cibo e assistenza medica ai bisognosi. Aprì anche un centro di raccolta e distribuzione delle forniture necessarie, tenne traccia di persone che altrimenti sarebbero state isolate e abbandonate e rimosse macerie dalle case e dalle strade. Similmente, Common Ground– una delle organizzazioni di soccorso più significative che si formarono e risposero rapidamente agli effetti dell’uragano Katrina a New Orleans – servì alcuni dei quartieri più poveri della città, allestì cliniche mediche temporanee e riparò case danneggiate. Negli ultimi anni, il movimento DREAM, che lavora in comunità di immigrati privi di documenti, ha fornito servizi come borse di studio, opportunità di lavoro e aiuto legale agli immigrati cui erano stati negati servizi dai governi statali e federale.

Milioni di persone bloccate nelle loro case possono ancora agire su due binari: uno incentrato sull’aiuto reciproco e l’altro sulle pressioni politiche attorno a una piattaforma di richieste popolari.

Guardando in retrospettiva a un’altra emergenza di salute pubblica, possiamo ricordare che, durante la crisi dell’AIDS degli anni ’80, la comunità LGBTQ si riunì per rispondere alla malattia e alla morte di migliaia di persone – anche mentre la società ostracizzava le persone sieropositive e l’establishment medico spesso chiudeva un occhio sulla loro sofferenza. Gruppi come Gay Men’s Health Crisis (Crisi sanitaria degli omosessuali maschi) a New York organizzarono la comunità per raccogliere fondi per la ricerca, distribuire informazioni sulla prevenzione e l’assistenza e fornire consigli e assistenti sociali alle migliaia di persone che ne avevano bisogno. In un momento in cui i medici e gli ospedali erano sovraccarichi, indifferenti od ostili, il gruppo si fece avanti per colmare il divario e soddisfare bisogni umani fondamentali.

Nel frattempo, i gruppi di affinità decentralizzati del più militante ACT UP lavorarono instancabilmente per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi, adottando il motto “Silence Equals Death” (“Silenzio uguale morte”). Essi divennero rapidamente esperti sul campo circa l’impatto della malattia sulla comunità – confrontandosi pubblicamente con i leader che diffondevano disinformazione o erano titubanti nel finanziare adeguatamente gli sforzi del servizio sanitario pubblico, richiamando le aziende farmaceutiche, concentrate sui profitti più che sulle cure umanitarie, e insistendo arrogantemente che gli operatori sanitari dialogassero con i pazienti. In definitiva, ACT UP cambiò sostanzialmente la risposta del Paese all’AIDS.

“Essi hanno contribuito a rivoluzionare la pratica medica americana”, scrisse nel 2002 Michael Spectre del New Yorker. “Il tempo medio di approvazione per alcuni farmaci critici è passato da dieci anni a uno e il carattere degli studi controllati con placebo è stato modificato per sempre … I cambiamenti nel modo di approvare i farmaci per l’AIDS sono stati presto adottati per altre malattie, dal cancro al seno all’Alzheimer”. Nel 1990, il New York Times rese un riluttante omaggio al gruppo con un titolo che diceva così: “Maleducato, temerario, efficace, ACT UP cambia la politica sull’AIDS”.

In risposta all’attuale epidemia di coronavirus, l’unica cosa che è stato concesso di fare alla maggior parte delle persone è partecipare al distanziamento sociale e unirsi a misure preventive per rallentare la diffusione della malattia. Ma se le persone credessero davvero di poter partecipare in modo significativo a una campagna di massa per prendersi cura degli altri e fare pressione sui funzionari pubblici affinché adottassero politiche umanitarie di emergenza, potremmo essere certi che centinaia di migliaia si unirebbero rapidamente.

Come fare in modo che ciò accada

Se sappiamo che abbiamo bisogno della risposta di un movimento sociale di massa, come possiamo fare in modo che ciò accada, specialmente in tempi di distanziamento sociale?

Milioni di persone sono bloccate nelle loro case, impossibilitate ad andare al lavoro. Ma possono ancora agire su due binari: uno incentrato sull’aiuto reciproco e l’altro sulla pressione politica basata su una piattaforma di richieste popolari.

Al livello delle comunità locali, un esercito di volontari dovrebbe essere arruolato negli sforzi di mutuo soccorso, per prendersi cura gli uni degli altri e soddisfare i bisogni umani fondamentali. Le possibilità di questo tipo di azione sono molteplici, ma alcune priorità immediate includono: assistere gli anziani nell’ottenere cibo e farmaci, creare centri (online o di altro tipo) per facilitare la condivisione di informazioni sulle famiglie bisognose di aiuto nell’area e creare soluzioni comunitarie per le esigenze di assistenza all’infanzia dovute alla chiusura di scuole e asili nido. Man mano che la pandemia si diffonde – e in particolare se gli ospedali e i sistemi formali di cura sono travolti – la necessità e il potenziale di questo tipo di attività cresceranno enormemente. Diventeranno urgenti iniziative di base per raccogliere informazioni sulla diffusione della malattia, aiutare coloro che hanno bisogno di essere messi in quarantena, distribuire informazioni e forniture per promuovere l’igiene pubblica e aiutare nella distribuzione e nell’uso corretto dei materiali per le analisi.

Questo tipo di attività è già in fermento. Comunità in tutto il paese stanno creando gruppi di Facebook e di Google Docs – molti dei quali sono elencati qui – per coordinare l’aiuto reciproco. Allo stesso tempo, innumerevoli congregazioni religiose, sindacati, organizzazioni comunitarie e associazioni di quartiere stanno iniziando a mobilitare le risposte per le persone nelle loro aree. Queste attività sono un’enorme promessa, ma per assumere il carattere di un movimento hanno bisogno di ciò che l’ex organizzatore della United Farm Workers[3] e attuale trainer del movimento Marshall Ganz chiamerebbe una “storia, strategia e struttura” unificata.

Gli organizzatori dovrebbero cercare di creare i mezzi affinché i gruppi locali possano condividere informazioni e buone pratiche. E dovrebbero incoraggiare una visione comune e la messaggistica. In ciascuno degli esempi storici summenzionati, era di cruciale importanza che i partecipanti avessero la sensazione di far parte di qualcosa di più grande della somma degli sforzi individuali. I passi intenzionali verso l’unità e il coordinamento aiutano a costruire questa consapevolezza collettiva.

Se Sanders decidesse di trasformare la sua campagna in un movimento di massa contro la pandemia e i suoi impatti, dall’oggi al domani emergerebbe una spinta dotata di infrastrutture consistenti.

Al di là dell’aiuto reciproco, una storia, una strategia e una struttura comuni possono consentire a un movimento di massa di legittimare richieste politiche, che altrimenti potrebbero essere considerate poco pratiche o indesiderabili, e costringere i funzionari pubblici ad adottarle. La funzione dei movimenti di massa non è discutere i dettagli tecnici delle proposte attualmente all’esame del Congresso degli Stati Uniti o ai livelli locali di governo. È piuttosto quella di dare slancio a richieste popolari e di grande valore simbolico, che costituirebbero la spina dorsale di una risposta progressista nazionale – idee come il reddito base universale di emergenza, analisi e cure gratuite per tutti e la sospensione del pagamento degli affitti e dei mutui per coloro che non sono in grado di pagare durante la crisi.

Un movimento può avanzare tali richieste con campagne di azioni distribuite. Mentre la realtà del “distanziamento sociale” limita alcune delle tattiche che i gruppi di base potrebbero impiegare, l’organizzatore David Solnit, per esempio, ha proposto una serie di metodi di protesta che possono essere praticabili durante la pandemia di coronavirus, inclusi molti a cui è possibile unirsi da casa. Tra i metodi elencati ci sono raduni in streaming dal vivo, il moltiplicarsi di cartelli su porte e finestre, inviti, insegnamenti online, intasamento dei social media e il cacerolazo – colpi dati in massa su pentole e padelle, comunemente usato dai movimenti all’estero.

Considerando l’attività che traspare attualmente, non possiamo sapere quali sforzi otterranno successo o quali strutture unitarie generali potrebbero prendere piede. Ma possiamo valutare le possibilità che si sono presentate. Una delle più potenti è la prospettiva che la campagna di Bernie Sanders possa essere imperniata sul diventare un movimento focalizzato sulla risposta alla pandemia. La campagna di Sanders ha realizzato una delle più grandi e sofisticate campagne organizzative di base della storia americana. Hanno decine di migliaia di volontari che sanno come gestire banche dati telefoniche e parlare con i loro vicini. Hanno anche più di un milione di donatori disposti a contribuire con fondi per sostenere un movimento popolare che promuova la giustizia e la democrazia. Se Sanders decidesse di trasformare la sua campagna da una campagna elettorale politica e presidenziale in un movimento di massa contro la pandemia e i suoi impatti, dall’oggi al domani emergerebbe una spinta dotata di infrastrutture consistenti.

Sia che la campagna di Sanders colga questa opportunità o sia che si presenti un quadro alternativo per l’azione collettiva, una risposta del movimento di massa alla pandemia di coronavirus non può arrivare troppo presto. Per il nostro bene e per quello di tutta la società, aiutiamo a far emergere la spinta verso la solidarietà.


Paul Engler (foto Adria Costa)

Paul Engler è il direttore del Center for the Working Poor (Centro per i lavoratori poveri) di Los Angeles, direttore del movimento presso l’Ayni Institute e coautore, con Mark Engler, di “This Is An Uprising” (“Questa è una rivolta”).


Analysis, Paul Engler 16 marzo 2020
Titolo originale: Coronavirus is a historic trigger event — and it needs a movement to respond
Traduzione di Franco Malpeli per il Centro Studi Sereno Regis


[1] Il Working Families Party (Partito delle famiglie lavoratrici) è un partito politico progressista di base che si propone di costruire un movimento multirazziale di lavoratori per trasformare l’America (NdT).

[2] National Nurses United (Infermieri nazionali uniti) è il più grande sindacato e associazione di infermieri professionali negli USA (NdT).

[3] United Farm Workers of America (Lavoratori agricoli d’America uniti) è il primo e il più grande sindacato di lavoratori agricoli americani (NdT)

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