Siamo la goccia che diventerà tempesta 


Mercoledì 8 dicembre 2021, manifestazione NoTAV da Borgone a San Didero. Tra gli altri prende la parola Ivan Basadonna, portavoce dei Fridays For Future Val Susa e il suo intervento si intitola “Siamo la goccia che diventerà tempesta “.

Siamo la goccia che diventerà tempesta
Foto Diego Fulcheri

Nonostante il gelo e la neve, la marcia che il Movimento NoTav aveva convocato l’8 dicembre per ricordare la giornata vittoriosa di Venaus 16 anni fa, si è svolta come da programma ed è stata un successo. In migliaia sono tornati a manifestare per la fine della devastazione che dal cantiere di Chiomonte dovrebbe molto presto estendersi fino in bassa valle, con un serpentone che si è snodato in un paesaggio da fiaba lungo la strada interna che collega il comune di Borgone fino a San Didero.

Come è noto proprio a San Didero le Forze dell’Ordine stanno occupando dal 13 aprile scorso l’area dell’ex autoporto, che dovrebbe diventare ‘di nuovo’ autoporto, funzionale (il perché non è chiaro) alla linea ferroviaria Torino Lione.

Marcia dunque partecipatissima, con moltissimi che sono arrivati da fuori valle, e numerosi sindaci dei Comuni della Val Susa che indossando il tricolore aprivano il corteo in rappresentanza di una popolazione che da ben trent’anni si oppone alla “costruzione di un’opera che non solo avrebbe costi elevatissimi ma è stata più volte denunciata come gravemente dannosa per l’ambiente, quando ci sarebbe così bisogno di spendere i soldi pubblici in opere davvero utili per il territorio”.

Molto sentita la mancanza di Emilio Scalzo, che come è noto è stato consegnato alle autorità francesi venerdì 3 novembre scorso e si trova detenuto nel carcere d’Aix Luynes, alla periferia Aix en Provence in attesa di essere processato (tra gli ultimi articoli su questo sito). In compenso c’è la stata l’entusiastica partecipazione dell’ultima generazione del Movimento NoTav che hanno marciato dietro gli striscioni dei vari Comitati Giovani NoTav, Fridays For Future Val Susa, Cambiare Rotta.

Per loro ha preso la parola Ivan Basadonna, portavoce di Fridays For Future Val Susa con questo bell’intervento, Siamo la goccia che diventerà tempesta, che volentieri pubblichiamo.

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Siamo la goccia che diventerà tempesta
Ivan Basadonna | Foto Massimo Santi

Sono passati 16 anni dall’8 dicembre 2005, molti di noi all’epoca erano ancora bambini o ragazzi che si son fatti raccontare quella giornata esattamente come si fa con le battaglie partigiane.

È incredibile pensare come da quel giorno siano già passati 16 anni se pensiamo che ora non ne mancano neanche 10 al 2030 quando il mondo toccherà il punto di non ritorno climatico.

Oggi, ci teniamo a dire che non siamo per strada al freddo solo per commemorare quella storica giornata, ma per ricordare che siamo incazzati esattamente come lo erano i nostri genitori allora e che siamo pronti a rifare tutto ciò che hanno già fatto loro, quando sarà il momento opportuno.

Siamo qui perché ancora oggi ci troviamo costretti a ripetere le stesse cose, senza essere ascoltati, contando solo sulle nostre forze

Siamo incazzati perché siamo nati nell’antropocene, nell’epoca di un cambiamento climatico galoppante, che già da tempo sta mostrando le sue conseguenze.

Siamo incazzati perché chi tenta di ribellarsi subisce l’oppressione sistematica di uno stato che si definisce democratico, ma che in realtà non ha mai accettato alcun contraddittorio e la cui unica risposta sono le Forze dell’Ordine.

Siamo la goccia che diventerà tempesta
Foto Massimo Santi

Siamo incazzati perché il sistema che vuole costruire il TAV e spostare delle zucchine in mezz’ora in meno da Torino a Lione è lo stesso che non permette alle persone di spostarsi dove vogliano, mettendo in galera le persone che come Emilio Scalzo lottano per riaffermare questo diritto. Persone che scappano da condizioni di vita invivibili create da noi occidentali, da situazioni che a causa dei cambiamenti climatici sono destinate ad peggiorare.

Siamo incazzati perché le Università in cui studiamo oltre a fare un vergognoso green washing. dicono che non possono prendere posizioni su alcuni temi, mentre continuano a farsi finanziare da aziende private. E’ il caso del Politecnico con Frontex e dell’Università di Torino con TELT.

Siamo incazzati perché in questo momento ci sono circa 1200 conflitti ambientali soltanto in Italia, che seguono le stesse logiche della Val di Susa e di cui nessuno parla.

Per noi vincere non vuol dire soltanto bloccare un treno, significa essere in grado di dire a tutti loro che le battaglie si possono vincere – perché se siamo stati in grado di resistere fino a qui, qualsiasi obiettivo è possibile.

E però, nonostante le ben note criticità di questo progetto, di cui chiunque ormai è a conoscenza, il progetto continua, non è mai stato messo in discussione!

Siamo incazzati perché viviamo in una società che punta solo ed unicamente alla crescita, lasciando dietro di sé solo cemento e macerie

Io oggi sono incazzato perché Dana, Stella, Emilio, Mattia e molti altri non possono essere a marciare con noi oggi – nonostante lo stesso magistrato che ha condannato alcuni di loro sia stato accusato di corruzione.

Sono incazzato perché TELT paga i giornali per scrivere gli articoli che più gli fanno comodo, mentre le nostre ragioni e le nostre voci non vengono mai riportate e i direttori di quei giornali si prendono anche la libertà di definirci terroristi in pubblica sede.

Siamo la goccia che diventerà tempesta
Foto Massimo Santi

Ma abbiamo anche speranza.

Abbiamo speranza perché siamo quel piccolo granello di sabbia che sta intaccando e mettendo in discussione il sistema capitalistico, al quale in troppi si sono abituati.

Siamo fiduciosi perché siamo i boschi, il mare, il vento e le montagne a cui nessuno dà più ascolto, e sappiamo che sono dalla nostra parte.

Siamo fiduciosi perché abbiamo dimostrato che un’alternativa a questo sistema marcio esiste eccome, come i presidi di San Didero e de I Mulini ci hanno insegnato.

Siamo fiduciosi perché oggi a Venaus, nell’area in cui avrebbe dovuto sorgere quel cantiere, c’è un prato che appartiene a tutti e tutte noi, un prato dove ora organizziamo tutti gli anni musica e socialità – in quella stessa area dove voi avreste voluto veder crescere solo cemento e desolazione.

Siamo fiduciosi perché tutti i giovani che non potevano esserci allora oggi sono qua, e hanno dimostrato che sono prontissimi a prendere il testimone, e scrivere altre pagine di storia all’altezza di quel giorno.

E dunque siamo incazzati e al tempo stesso fiduciosi, perché una cosa è certa: non ci fermerete mai.

Siamo la goccia che diventerà tempesta…


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