Del cucire come atto politico

a cura della Redazione


Ennesimo presidio ieri pomeriggio, delle Mamme in Piazza per la Libertà del Dissenso sotto le mura del carcere Le Vallette di Torino. Non solo per manifestare solidarietà a tutte e tutti i detenuti, come annunciava la locandina.

Ma per denunciare una volta di più la repressione che, in forza dei Decreti Sicurezza, colpisce ogni forma di dissenso. Dall’arresto di Emilio Scalzo, impegnato sul fronte dei migranti oltre che nel Movimento No Tav, alla denuncia a Eddi Marcucci, solo perché ‘implicata’ nella presentazione della graphic novel di Zero Calcare “Kobane Calling“ al Festival di Pordenone. Dall’ennesima convocazione di Nicoletta Dosio, colpevole di decine di evasioni, all’udienza della giovane Maya, qualche anno di un vero e proprio sequestro da parte delle Forze dell’Ordine. Dagli attacchi ai Fridays For Future e ai lavoratori, alla spropositata condanna a Mimmo Lucano. Per non dire delle misure cautelari che hanno recentemente colpito 15 studenti colpevoli di essersi riappropriati di uno spazio al Campus Luigi Einaudi di Torino, l’Aula C, che era sempre stato uno spazio autogestito: “spazio di crescita e maturazione, spazio di relazioni.”



E proprio in tema di relazioni, e del “cucire come atto politico”, il presidio si è concluso con la lettura collettiva di questa bella lettera, pervenuta alle Mamme dal collettivo delle Donne della Biblioteca UDI di Palermo, che qui riportiamo.

(dal min 4 e qualcosa del video https://www.facebook.com/mammeinpiazza/videos/1281523405696034)

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Cucire è “un’attività bellissima”, proprio così, scrive Bianca Pitzorno nel suo romanzo Il sogno della macchina da cucire, a meno che, tiene a precisare, a confezionare “per noi gli stracci della moda” non siano “le sartine del Terzo Mondo” nelle “enormi fabbriche-carcere” che l’Occidente ha loro riservato. Il cucito può addirittura divenire un atto politico – lo hanno mostrato il 18 settembre scorso del 2021 nella distesa di verde di Caprie, in bassa Val di Susa, le tante donne intente ad assemblare decine e decine di lenzuola bianche in una sartoria a cielo aperto, attorniate da uomini che misuravano i lunghi drappi di stoffa e da bambini che volteggiavano felici di partecipare a quella che per loro è stata una festa. Attraverso la festa del cucito, un’arte concepita non più come sfruttamento di manodopera femminile a basso costo ma come opera comunitaria, si è così realizzato un altro momento di lotta per la salvezza della Valle. Lo documenta in un vivido racconto Daniela Bezzi, con la quale l’UDIPALERMO ha intrapreso una relazione che rafforza il lungo nastro annodato da mesi dalla Sicilia al Piemonte insieme alle Mamme in piazza per la libertà di dissenso di Torino in difesa della richiesta di libertà per le/gli attiviste/i oberati da multe e oggetto di misure repressive per aver manifestato contro scelte economiche dirette da decenni a saccheggiare territori e aree di convivenza pacifica.

La nostra preoccupazione di fronte alle diverse sentenze nei confronti delle/dei Notav, tra cui Nicoletta Dosio, Dana Lauriola, Fabiola De Costanzo, Maria Edgarda Marcucci, e non solo – si pensi alla recente condanna di Mimmo Lucano – può apparire ingenua o superficiale, ma la storia del passato e del presente ci invita a essere coerenti con i valori della Resistenza al nazifascismo sui quali si fonda l’Italia nata da quella tragedia, a non trascurare la lezione delle donne e degli uomini che vi presero parte pur appartenendo a diversi schieramenti politici, a prestare ascolto al grido che viene lanciato da ogni essere umano quando è oggetto di un’ingiustizia: “Perché mi fai del male?” (Simone Weil), un ascolto che ci rimette a contatto con la nostra stessa umanità.

Una bella lezione di civiltà, dunque, quella delle donne NoTav “cucitrici di relazioni umane” in perfetta sincronia e sintonia, perché accomunate dal desiderio di salvaguardare un paesaggio rurale e umano in pericolo di scomparire. In altri angoli di mondo non vi è invece macchina da cucire il cui suono possa sconfiggere il rombo delle mitragliatrici e il boato delle bombe o, nel caso della martoriata Siria, la devastazione degli jiahidisti. Non vi sono sogni da sognare nei territori gravati dalla guerra! L’unico sogno permesso è quello dei vincitori di turno! Per questo il più brutto degli incubi è probabilmente meno spaventoso della straziante realtà in cui sono costretti a morire più che a vivere, a sopravvivere più che a condurre un’esistenza degna di questo nome, donne, uomini e bambini. Ma la Siria è già dimenticata, ora l’indignazione è tutta rivolta all’Afghanistan e ai talebani! Un’altra tragedia che va a sommarsi alle precedenti in un identico scenario ipocrita delle potenze occidentali.

In Rojava, uno dei luoghi del Kurdistan siriano, dove è calato il baratro del sonno della morte, ad alcune donne curde in lotta contro l’Isis e in difesa del confederalismo democratico dei popoli dell’area si è unita Maria Edgarda Marcucci, Eddi, che, partita nel 2017 per fare un reportage, ha deciso di arruolarsi nell’Unità di Protezione delle Donne (YPJ). Una volta ritornata in patria dopo le scelte scellerate delle grandi potenze riguardo alla Siria, è stata processata dallo Stato italiano e sottoposta al regime di sorveglianza speciale. Con sentenza del 17 marzo 2020 il Tribunale di Torino l’ha reputata infatti un soggetto socialmente pericoloso non per aver combattuto contro il fondamentalismo islamista – sarebbe stata una contraddizione troppo scoperta – ma per aver partecipato a cortei in difesa dei territori della Valsusa, proteste e presidi di solidarietà non violenti, mentre i signori di Forza Nuova arrestati in seguito all’attacco squadrista alla sede nazionale della CGIL a Roma potevano scorrazzare facendo saluti fascisti per le vie delle nostre città impunemente.

La pratica politica di noi donne dell’UDIPALERMO è diretta a costruire ponti con tutte le giovani e i giovani e a non alzare barriere nei confronti di chiunque, giovane o anziano, donna o uomo s’impegni nella salvaguardia degli habitat naturali così come nella salvezza di ogni vita umana e nella lotta per la realizzazione di legami sociali ispirati a ideali di autentica democrazia che sono anche i nostri, e sempre nel segno di un mutamento contrario alla logica della forza. Siamo seriamente preoccupate per il futuro delle nuove generazioni e per la pesante eredità di ingiustizia, menzogna e bruttezza che carichiamo sulle loro spalle; continueremo a vigilare in questa asfissia della scarsa partecipazione e in questo clima di sfiducia affinché la giustizia non si trasformi nei confronti di chi lotta e fa politica attiva in repressione e vendetta.

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