Una Costituzione della Terra

Autore
Enrico Peyretti


Una Costituzione della Terra

Per una Costituzione della Terra – Festival della Nonviolenza, 20 ottobre 2021

            Il Centro Studi Sereno Regis, insieme ad altre realtà cittadine per la pace, promuove e ospita questo incontro “Per una Costituzione della Terra”. Ringraziamo il prof. Luigi Ferrajoli giurista, ex magistrato, docente e filosofo del diritto italiano, allievo di Norberto Bobbio, e la professoressa Valentina Pazè, docente di filosofia della politica e teoria dei diritti umani nell’Università di Torino, che ci illustrano il progetto.

            Il Centro Studi Sereno Regis da 40 anni è luogo di “ricerca, educazione, azione” per la “pace coi mezzi della pace”, quindi con la forza umana della nonviolenza, alla scuola di Gandhi, portata in Italia da Aldo Capitini, diffusa nel mondo da Johan Galtung, Giuliano Pontara ed altri, con la peace research, attraverso vari movimenti e ispirazioni, oggi collegati in Italia nella Rete Italiana Pace e Disarmo: retepacedisarmo.org

Dopo Hiroshima, e dopo la crisi ambientale, sappiamo con evidenza che la sorte umana è unica: non è più possibile separare la rovina tua dalla salvezza mia, nostra. Ernesto Balducci lo dichiarava con forza, negli anni ’80, vedendo il nostro tempo come il tempo dell’ “uomo planetario”. Non è più possibile pensare la sovranità assoluta dello stato nazionale superiorem non recognoscens. Come la  Costituzione, regola delle regole, è garanzia tra i cittadini, così, – sia nell’intuizione antica, sia  nella riflessione recente, seria e competente – è apparsa chiara la necessità di una regola fondamentale comune all’umanità intera, alla unica e varia famiglia dei popoli; una superiore regola comune di convivenza sicura e pacifica, di giustizia, libertà e pace, nella pluralità delle culture e degli ordinamenti locali.

La Dichiarazione Universale dei diritti umani e lo Statuto delle Nazioni Unite sono importanti patti fondativi, sono princìpi che hanno bisogno di regole effettive universali. La cosmopolis esiste già di fatto, ma ha bisogno di regole di convivenza planetaria costruttiva. Le guerre mondiali del Novecento, come le “nuove guerre” – follemente volute dopo il grande momento del 1989, orizzonte aperto con la forza nonviolenta – sono il fallimento dell’umanità. Ma proprio in ciò dimostrano a contrario che l’umanità si realizza nel riconoscimento e convivenza di tutte le civiltà umane.

L’idea cosmopolitica è antica come la prudenza e la saggezza formatesi via via che crescevano i contatti tra i popoli e il riconoscimento tra gli umani, nonostante e oltre gli scontri.

Come nella sfera ogni punto porta ad ogni punto, così avviene nella sfera umana:

  • L’altro è altro, ma è umano come te;
  • la “regola d’oro”, sia nella versione positiva sia in quella negativa, riconosce la parità di valore nell’alterità delle persone;
  • il principio africano dell’ ubuntu è “il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri” (Nelson Mandela, novembre 2008);
  • la regola biblica-evangelica “ama il tuo prossimo” è pari alla regola di amare Dio;
  • la coscienza morale ci dice che se offendo te degrado la mia umanità; il sentimento confuciano dell’umanità ren zhi xhi , consiste nel “non sopportare le sofferenze altrui”, ma sentirle come proprie;
  • la compassione buddhista accomuna ogni vita nella misericordia e nella benevolenza.

Tutte queste sono chiarezze umane che fondano la vita insieme, e, sebbene spesso da noi violate e oscurate, ritornano sempre a chiederci ricostruzione continua di chiare regole di convivenza, nelle coscienze anzitutto, ma anche sul necessario piano giuridico. La libertà di ogni singola persona va garantita dalla giustizia comune.

Solo per accenno faccio tre grandi riferimenti: Erasmo, Kant e Gandhi.

Nella grande controversia del ‘500, sulla Riforma religiosa, influente sulla politica, Erasmo è stato accusato di viltà. Afferma Stefan Zweig che in realtà Erasmo «è rimasto più fedele all’umanità intera che non ad un singolo clan»  (Stefan Zweig, Erasmo da Rotterdam, Bompiani 2016 (1934), p. 18). La sua critica acuta della guerra e la sua passione per la pace hanno già, nel suo tempo, uno sguardo universale.

Kant scrive: “L’idea di un diritto cosmopolitico non è affatto una rappresentazione fantastica ed esagerata del diritto, ma il necessario completamento del codice non scritto, che al di là del diritto statale e internazionale,  tende verso un diritto pubblico dell’umanità e pertanto alla pace perpetua, alla quale ci si può lusingare di avvicinarci  continuamente solo a questa condizione” (Per la pace perpetua. Sezione II – Articoli definitivi per la costituzione civile cosmopolitica, Traduzione e cura di Alberto Bosi, Edizioni Cultura della Pace, 1995, p. 138. Scritti di filosofia politica, a c. di Dario Faucci, La Nuova Italia, 1975, p. 115).

Gandhi, il principale maestro contemporaneo della pace coi mezzi della pace, scrive: “Ciò che noi vogliamo è una coscienza internazionale che abbracci il benessere e il progresso spirituale dell’umanità intera” (Interview to Press, “The Hindu”, 22 marzo 1931, in CWMG, vol 51, 1972, p. 276). Commenta il filosofo Roberto Mancini: “Nella sua concezione dell’ordine politico del mondo, Gandhi immaginava una confederazione di repubbliche a loro volta basate su un tessuto di comunità locali democratiche” (R. Mancini, Gandhi. Al di là del principio di potere, Feltrinelli 2021, p. 94).

E’ dunque necessario un nuovo pensiero, una scuola di pensiero giuridico e politico adeguato alla realtà umana.

Ha scritto Raniero La Valle, promotore, insieme al prof. Ferrajoli, di questo progetto: “Perché la Terra possa non finire, la politica dovrà svezzarsi dai localismi identitari e nazionali, assumere dimensione mondiale, promuovere l’unità dei popoli della Terra e darle a garanzia una Costituzione universale. Il cantiere è aperto: è movimento, scuola e biblioteca online «CostituenteTerra» (costituenteterra.it).  Il soggetto è il popolo della Terra, non i popoli sovrani e divisi, o nemici, o soggetti ad un impero. Il popolo che ha ormai un destino unico è l’unica comunità umana, e ha bisogno di essere soggetto politico e costituente” (sintesi da p. 127 di No, non è la fine, EDB, Bologna 2021).

I sovranismi dei muri e delle spine, degli abbandoni al mare e dei respingimenti, sono una ribellione anti-umanità; il mito della sovranità è belligeno, sottolineava Antonio Papisca; è la follia che  affida, con enorme contraddizione, il diritto alla forza: Bobbio ripeteva: “la guerra è l’antitesi del diritto”. Dà ragione alla forza, non alla ragione. Il diritto comune all’umanità tutta è l’antitesi della guerra, nega il diritto di guerra, “ripudia” la guerra dalla vita comune della famiglia umana. La scuola Costituente terra dovrebbe condurre a disimparare l’arte della guerra (Isaia 2), per imparare invece l’arte di custodire con la pace il mondo pericolante.

Questo progetto di un costituzionalismo mondiale è l’opposto di un impero: è una costituzione corrispondente alla realtà ormai attuale dell’unità di destino e di politica dei popoli umani, e ai doveri-diritti umani di tutti, persone e popoli.


Una replica a “Una Costituzione della Terra”

  1. l'iniziativa è buona ma come coinvolgere i 500 leaders musulmani che contano nel mondo oggi?
    nel 2005 ho presentato al Congresso UNESCO a Parigi, organizzato dall'Istituto Islamico Internazionale- "PACE e CONFLITTI nella Cina Contemporanea, nessuno aveva rapporti con le Donne IMAN che dirigono Moschee in CINA
    la scorsa settimana elezione a Parigi della Prima IMAN EUROPEA DONNA…

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