Coronavirus: l’Arca di papa Francesco

Autore
Antonino Drago


Sin dall’inizio ha battuto e ribattuto che “tutto non deve tornare come prima, alla normalità”. Coronavirus: l’Arca di papa Francesco.

Coronavirus: l'Arca di papa Francesco
Ashwin Vaswani | Unsplash

La società mondiale ha subito un primo disrupt nel 1989, quando le rivoluzioni non violente dei Paesi dell’Est hanno cambiato radicalmente la bisecolare teoria politica mondiale. Poi nel 2020 ha subito un ulteriore disrupt con la pandemia del cononavirus (CV) che l’ha riportata alle pesti di alcuni secoli fa.

             La storia (economica) tra questi due disrupt può essere riassunta con un grafico dell’Oxfam che per il periodo 1980-2016 indica la crescita della ricchezza del 10% più ricco di ognuna delle 5 principali nazioni; questa crescita è una vera “corsa all’oro” della ricchezza finanziaria (della quale la Russia, appena uscita dall’URSS, ha mantenuto per 15 anni la leadership mondiale); questa corsa ha trainato l’umanità dentro una prospettiva fiduciosamente ottimistica (e consumistica) che neanche lo scoppio della “bolla finanziaria” del 2008 ha cambiato.

            Ma nel 2020 il secondo disrupt, la pandemia del CV, ha brutalmente imposto alla società mondiale il problema primario della sopravvivenza. Il suo primo effetto, traumatico, su tutta l’umanità è stato la perdita della coscienza, non solo quella sociale (che già molti avevano perduto dopo il 1989), ma anche quella individuale (nella quale si era rifugiato tutto il pensiero debole; e anche il pensiero della fede religiosa). La coscienza mondiale ha avuto una dolorosa obnubilazione.

            Il problema della mondializzazione della salute pubblica ha messo alle strette tutti gli Stati (la superpotenza USA come tutti gli altri); li ha portati a privilegiare i cittadini rispetto alla economia della sempre maggiore produttività.

            Il CV ha manifestato la ambivalenza di scienza e tecnica: i loro laboratori possono produrre anche la morte sociale generalizzata. Ciò ha messo in discussione la fiducia popolare nella scienza. La gestione della vita pubblica, finora basata sulla certezza (quasi assoluta) della scienza e della tecnica, è ritornata a proporre il probabile e il consigliabile. Oggi nessuno accetta più una loro rassicurazione totale.

            Ciò ha inciso sulla secolarizzazione; la quale avviene quando la gestione scientifica e tecnologica della vita sociale procede alla sua inesorabile razionalizzazione. Poiché questa gestione è stata destabilizzata da un microscopico virus e questionata dalla gente, il processo della secolarizzazione si è quanto meno arrestato; la gente è tornata ad interrogare le religioni ed anche le chiese.

            Ma queste non hanno saputo dare una loro risposta specifica alla domanda principale, angosciante: perché tutto questo? Per un malinteso senso della modernità (visione solo interiore dei fatti anche strutturali? Auto-confinamento nella antropologia, rispetto alla scienza seria che gestisce la società?), esse non hanno indicato nel CV un castigo di Dio, né un disegno provvidenziale, né si sono alleate agli ecologisti per accusare la politica dominante di mala gestione della Terra e della vita degli animali. Cosicché non hanno saputo rispondere sulla causa del CV oltre quello che dice (o tace) la scienza; che esse quindi riconfermano nella sua gestione della società mondiale, nonostante la sconfitta subita dal CV.

Più in generale, esse hanno rinunciato ad avere un loro ruolo autonomo rispetto alle politiche dominanti la società e hanno lasciato i fedeli nello sbandamento. Nel mentre che le chiese legate al potere politico (cattolica, luterana, episcopaliana, ecc) e che assolvono tra la gente una tradizionale funzione assistenziale, rispetto alla funzione decisionale dello Stato, sono state coinvolte in una opera politica: quella di convogliare il consenso alla gestione governativa; quindi hanno accettato di appoggiare acriticamente la politica messa in atto dagli Stati.

            Nella chiesa cattolica questa mancanza di risposta segna una dura sconfitta della svolta antropologica dopo-conciliare (suggerita da Karl Rahner), perché il soggettivismo antropologico si è rivelato insufficiente a dare risposte sulla causa del CV (vedi la via crucis del Venerdì santo 2020 in piazza S. Pietro: silenzio e solitudine); la quale risposta anche in teologia è ovviamente su un altro piano, quello strutturale (o dei dogmi o della visione sapienziale delle strutture sociali e della storia umana).

            Comunque nel panorama mondiale è molto importante il ruolo di leader mondiale acquistato da Papa Francesco. Sin dall’inizio ha battuto e ribattuto che “tutto non deve tornare come prima, alla normalità”. Da almeno venticinqu’anni i papi della Chiesa cattolica si sono smarcati dalle guerre USA, o addirittura hanno preso posizioni negative; da parte loro, gli USA hanno promosso lo scandalo dei religiosi pedofili, il quale ha mandato in rovina la finanza del Vaticano. Nonostante ciò ora papa Francesco si è posto come il leader morale del bando delle armi nucleari, che, se attuato, ridurrebbe gli USA alla parità militare con molti altri Paesi nel mondo; in più egli combatte la economia (finanziaria) mondiale con iniziative dal basso per una alternativa a lungo termine; e fraternizza con l’Islam, il che svuota la guerra dell’Occidente al terrorismo e favorisce la realizzazione del nuovo stato islamico.

            L’obiettivo politico della politica di questo papa è preciso. Essendosi distanziato dalla superpotenza tradizionalmente amica e rassicurante (gli USA) e non potendo solidarizzare con i regimi (ex-) comunisti, ora essa vuole avere una sponda in un terzo attore politico mondiale, quello che sta sorgendo dal basso (in prosecuzione delle rivoluzioni del 1989 e del 2011). Quindi essa promuove la nascita di questo terzo attore politico mondiale e in definitva la nascita di un pluralismo politico mondiale, che così eviterebbe una nuova Guerra fredda tra due grandi attori politici (quella minacciata tra USA e Cina).

            Cosicché nello scenario mondiale si stanno configurando tre attori collettivi principali:

A) i fedeli della scienza e tecnica; cioè tutti i sostentiori del paradigma dominante (USA, F, D, UK, I, Is, ecc.) che però hanno perso molto consenso popolare (salvo i Paesi non democratici: Cina, Russia e Cuba);

B) gli anti-gestione del sistema mondiale, in particolare i complottisti (tradizionalisti e Negazionisti) che riferiscono le loro analisi innanzitutto ai gruppi sociali negativi nel mondo;

C) I movimenti ecologici, quelli per la pace e quelle chiese che si sono già confrontate con la modernità e che perciò vorrebbero autonomia.

            Quale è il sostegno sociale fornito a questa politica di cambiamenti per una riforma strutturale della scena mondiale? Papa Francesco ancora appare trainare con fatica la gente perché non è arrivato a promuovere una gestione collettiva della Chiesa. Egli ha imbarcato nella sua Arca novità ideologiche importanti: la ecologia e il bando delle armi nucleari; ma non ha imbarcato delle forze sociali che lo sostengano attivamente. I movimenti alternativi (ecologico, ecc.), pur combattendo gli attori dominanti la politica mondiale, non ancora hanno la forza politica sufficiente per far cambiare la gestione del potere (neanche di qualche Stato, sia pur piccolo, nel mondo; né dell’ONU). E alla base, la sola solidarietà sociale, rinata di fronte al pericolo del CV, non fa mobilitazione collettiva, né produce nuovi leader politici, né favorisce la crescita di una strategia politica.

Nessuno ha sancito i laboratori del CV con i principi etici approvati a livello mondiale (Asilomar 2017, EU 2019). Eppure la gestione emergenziale della pandemia può essere vista come una prova generale di restrizioni e controllo totale della popolazione mondiale, secondo la prospettiva della Intelligenza Artificiale (tecnofinanza, G5, dominio della robotica, ecc.).

            Tutto ciò sembra ineluttabile. A meno che fallisca la risposta (molto avventurosa di esplorazione del livello genetico) fornita dalla scienza e dagli Stati al CV: “il vaccino”; e/o a meno di ulteriori disrupts politici mondiali.

            Per ora non appare la colomba con il ramoscello d’olivo della società più giusta e pacifica che il papa e molti si aspettano dal dopo diluvio CV; sembra che siamo destinati, al meglio, a “tornare alla normalità”.


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