La sicurezza come libertà – Vandana Shiva

Lo stupro di gruppo del dicembre 2012 a Delhi ha portato nelle strade la profonda e crescente preoccupazione per la violenza contro le donne e la richiesta di sicurezza per le donne. Il movimento è la voce delle donne che reclamano il proprio diritto alla sicurezza e alla libertà, attraverso l’opposizione a ogni forma di potere partriarcale e la celebrazione dell’energia e del potere pacifico delle donne.

La mercificazione, l’appropriazione e il controllo del corpo delle donne e delle risorse della terra sono un aspetto della minaccia alla sicurezza. L’imposizione di tecnologie pericolose di cui non abbiamo bisogno è un altro aspetto.

La sicurezza è emersa come preoccupazione dominante: sicurezza delle donne e dei bambini, delle comunità tribali, contadine e agricole, sicurezza dal rischio nucleare, e dai pericoli per l’ambiente e per la salute degli OGM. In tutta l’India le proteste e i movimenti stanno crescendo anche a proposito della sicurezza delle risorse e della ricchezza del popolo – la sua terra, le sue foreste, i suoi fiumi, le sue proprietà – nel contesto del violento arraffamento delle risorse che è la base della nuova economia della “crescita”.

C’è uno schema in questo continuo di violenze e minacce alla vita e alla sicurezza, proprio come c’è uno schema nel continuo delle lotte per la difesa della vita, della sicurezza e della libertà. La crescita esponenziale della preoccupazione per la sicurezza – riflessa nell’esplosione delle proteste popolari per fermare la violenza contro le donne, le popolazioni tribali, i pescatori, i contadini e i poveri urbani e rurali e la violenza contro l’ambiente e la vita sulla terra – è la diretta conseguenza della cultura dominante dell’avidità e della mercificazione.

Tristemente, questa cultura si cela sotto la foggia dei paradigmi neoliberali dell’economia, in cui non ci sono vita, valori, etica, comunità, società, popolo, giustizia, spazio per l’uguaglianza, dignità e diritti del popolo, nessuno spazio per la libertà e la democrazia; soltanto denaro e mercati.

Questi valori non stanno isolati in una torre chiamata “economia”. Attraverso l’osmosi, diventano i valori dominanti di una società, modellandone la cultura (o dovremmo dire l’”anti-cultura”?).

Sicurezza nucleare

Mentre il 2012 arrivava al termine e albeggiava il 2013, centinaia di persone contestavano la centrale nucleare di Koodakulam e chiedevano la sicurezza nucleare, cantando e danzando insieme sulla costa di Idinthakarai, in prossimità della centrale nucleare. I festeggiamenti del Capodanno insufflavano nuova vita nella lotta contro il nucleare. La spiaggia riverberava dello spirito della resistenza, dell’affermazione di sé, della libertà e della democrazia.

Il movimento per la sicurezza nucleare è un movimento per la libertà: non abbiamo bisogno dell’energia nucleare quando il sole e il vento sono così generosi; non abbiamo bisogno degli OGM quando la biodiversità e l’agricoltura ecologica producono cibo più sicuro e migliore e in quantità maggiore.

Per due anni di seguito, nel suo discorso al Congresso Indiano delle Scienze, il primo ministro Manmohan Singh ha tentato di criminalizzare i movimenti dei cittadini a favore della sicurezza nucleare e della biosicurezza. Ma la sua non è una voce isolata. Egli è un’eco di un sistema strutturato di lucro che non vuole interruzioni nella sua creazione di ricchezza, compresa l’interruzione necessaria per garantire la sicurezza. E’ per questo che egli ha sollecitato un dibattito “strutturato”, non un dibattito democratico, sull’energia nucleare e gli OGM.

Un’industria nucleare disperatamente ansiosa di realizzare profitti a ogni costo deve criminalizzare le comunità e i cittadini che insistono sul loro diritto democratico alla sicurezza e alla libertà dai pericoli. Un’industria degli OGM disperatamente ansiosa di realizzare profitti a ogni costo vorrà incassare diritti dai contadini poveri anche se l’incasso di diritti spinge i contadini a suicidarsi.

Cercherà di smantellare le leggi sulla biosicurezza e di sostituirle con un quadro deregolamentato dell’Autorità Indiana di Regolamentazione delle Biotecnologie (Brai). Criminalizzerà gli scienziati veri e metterà gli esperti di pubbliche relazioni nella posizione di fingersi scienziati, usando tutto il potere del denaro per controllare i media per favorire la propria pretesa non scientifica che senza OGM moriremo di fame e gli OGM sono sicuri.

In un incontro sulle nuove biotecnologie intitolato “Leggi della Vita”, nel 1987, quando chiesi ai rappresentanti dell’industria quali verifiche avessero condotto sulla sicurezza degli OGM che avevano in programma di diffondere nell’ambiente, mi fu detto che non potevano essere affrontati i problemi della sicurezza perché avrebbero rallentato la commercializzazione degli OGM e portato a perdite di mercati e di profitti. Per venticinque anni l’industria ha cercato di ignorare e sopprimere i problemi della biosicurezza.

Per venticinque anni abbiamo mantenuto vivo il problema della sicurezza come un problema della scienza, della libertà e della democrazia. Un aspetto di tale sicurezza, intesa come libertà, è il diritto di dire no ai rischi imposti nel nome del progresso. L’altro aspetto consiste nel creare alternative sostenibili, sicure e giuste.

La sicurezza è libertà perché tutti – donne, bambini, culture indigene, cittadini comuni, forme di vita che tessono il tappeto della biodiversità – hanno un diritto naturale alla sicurezza. E il dovere di uno stato che afferma di essere democratico consiste innanzitutto e soprattutto nel garantire la sicurezza e la libertà dei suoi cittadini più deboli.

Anti-riforme”

Tragicamente, lo stato industriale neoliberale sta scatenando nuovi livelli e dimensioni di violenza cancellando i processi sociali e regolamentari di uguaglianza e giustizia, di partecipazione democratica e difesa della libertà nel nome delle “riforme”.

Io ho chiamato queste cosiddette riforme “anti-riforme”, perché in nome della “crescita” stanno erodendo, bloccando e smontando le riforme vere, le riforme sociali per la giustizia di genere, le riforme agrarie, le riforme economiche per la sicurezza alimentare, il lavoro e la sussistenza di tutti, le riforme ambientali per proteggere la base di risorse che provvede alla vita e alla sussistenza, e le riforme politiche che approfondiscono e ampliano la partecipazione democratica.

La minaccia alla sicurezza sta aumentando a causa della diffusione di tecnologie pericolose e a causa del fatto che i sistemi politici e sociali che potrebbero gestire questi pericoli in un modo democraticamente vigoroso sono deliberatamente indeboliti da un processo di riforme mal diretto.

La preoccupazione per la sicurezza è una preoccupazione per le ricadute di un’ossessione miope per una miope visione dell’economia e della tecnologia che privilegia i potenti nell’emergente patriarcato capitalista. Quando una società antica come la civiltà indiana è chiama “economia emergente”, tale miopia è macroscopica.

Le economie delle donne, dei contadini, dei dettaglianti, della natura, sono rese invisibili. Questo atto di cancellazione a opera di un  paradigma distorto porta alla cancellazione mondiale: le evacuazioni, le distruzioni e le violenze cui assistiamo ogni giorno, dovunque. Società, cultura, politica, sono escluse da questo paradigma.

Non scompaiono; mutano e s’ibridano con la cultura dell’avidità, della mercificazione, dell’irresponsabilità, in un supervirus di brutale violenza contro il quale non c’è antidoto nel sistema. L’antidoto arriverà da un cambiamento di valori e di visione del mondo, da movimenti popolari per il cambiamento dal patriarcato capitalista a una democrazia della terra basata sui diritti di tutti.

La politica della sicurezza è la politica della libertà in tempi di assenza della libertà.

La dottoressa Vandana Shiva è fisico, ecofemminista, filosofa, attivista e autrice di più di 20 libri e 500 documenti. E’ fondatrice della Fondazione di Ricerca per la Scienza, la Tecnologia e l’Ecologia e ha promosso campagne per la biodiversità, la tutela e i diritti dei contadini, vincendo il Premio per una Giusta Sussistenza (premio Nobel alternativo) nel 1993.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo www.znetitaly.org

Fonte: http://www.zcommunications.org/safety-as-freedom-by-vandana-shiva
Originale: Aljazeera traduzione di Giuseppe Volpe
6 febbraio 2013 http://znetitaly.altervista.org/art/9641

 

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