Guerra ed estinzione della specie

Howard Richards

Per pensatori critici le conseguenze a cascata della guerra d’Ucraina sono prove ridondanti di quanto già sapevano prima della guerra: non ci sono soluzioni ai problemi principali dell’umanità entro gli schemi delle strutture legale ed etiche basilari del sistema-mondo moderno.

Ma temo che la guerra tenti i pensatori critici a perdere il nodo focale. Le notizie odierne offuscano una crisi esistenziale che costringe l’umanità a ripensarsi e reinventarsi. I miei amici critici ripiegano nell’invocazione degli standard morali della “normalità”, sperando che le sacre norme della “normalità” abbiano ancora qualche potere di contenere violenza e mendacità. Ma sanno benissimo che le sacre norme della “normalità” spianano la strada al disastro.

Le sacre norme della normalità: Friedrich von Hayek, nella sua conferenza intitolata “La moralità di una società libera” al Centro de Estudios Publicos a Santiago durante la dittatura di Pinochet ha nominato le strutture profonde di quella che definiva una società libera come due e due sole, proprietà e libertà.

Le sacre norme della religione civile dominante rinominate con un accento critico: il mio preferito è un temine di Theodor Adorno: Tauschprinzip (il principio di scambio). Che io considero l’equivalente della séparation marchande (separazione mercantile di André Orléan). Entrambe descrivono ciò che Karl Polanyi chiamava società di mercato.

Da realista critico, non sono sorpreso di trovare che i principi di governo della stessa realtà sociale oggettivamente esistente siano descritti con vocaboli diversi da analisti diversi. Von Hayek, Adorno, Orléan, Polanyi e molti altri offrono modi svariati di trattare e considerare l’economia globale economy. Da Immanuel Wallerstein apprendiamo qualcos’altro che sapevamo già :oggi tutto ciò che la sociologia studia è nell’economia globale; c’è dentro ogni fatto sociale; nessun fatto sociale ne è fuori.

Per focalizzarci sulla guerra odierna: il suo sfondo, il fond della sua forma, è una crisi esistenziale che è fisica. La crisi esistenziale dell’umanità sopravvivente con la creazione di rapporti sostenibili con la realtà fisica richiede che l‘umanità ripensi e reinventi istituzioni sociali complesse, il cui nucleo – il nucleo delle norme costitutive dell’economia globale – è il Tauschprinzip. Fu il coautore di Adorno Max Horkheimer che per primo rese consapevoli che non ci sono soluzioni ai problemi principali dell’umanità entro i confini dei “pensatori critici” del sistema dominante.

Fisicamente, l’uso umano delle risorse terrestri deve declinare fino al punto in cui, come ha scritto J.C. Kumarappa, il consumo umano in un anno non superi quanto la terra reintegra in un anno. La popolazione umana deve stabilizzarsi o ridursi, almeno fino a che se e quando conquiste radicali tecnologiche e sociali rendano possibile essere sostenibili con una popolazione maggiore.

Un sintomo indicativo del malandazzo dell’umanità è la diabolica doppia crisi. La soluzione ai tonfi economici è riprendere la crescita economica. La soluzione alla povertà è redditi maggiori per i poveri. Più crescita e meno poveri vogliono dire più vendite e più consumo. Ma quando i poveri raggiungano gli attuali standard di vita dei prosperi sarebbe partita conclusa per la vita sul pianeta terra.  Per la maggior parte della storia gli umani erano così pochi e così poveri che nulla che facessero poteva uccidere la biosfera. Quei tempi sono andati. Oggi il successo equivale al fallimento.

Le strutture sociali definite dal Tauschprinzip, e conseguentemente dal tipo ideale stilizzato di essere umano che Marcel Mauss chiamava échangiste [scambista], implicano che il successo economico conduca al fallimento ecologico. La storia conferma la logica. Storicamente, maggiori numeri di persone che producono di più e comprano di più, danneggiano di più l’ambiente. Il nesso causale è robusto pur con i mercati competitivi che abbassano i prezzi dei pannelli solari pur con megaziende come Mercedes Benz e Tesla leader nel creare tecnologie verdi progettate per salvarci, e pur con molte altre sfumature e contro-correnti.

Un’argomentazione che connette la vita quotidiana (per Gandhi, che connette quel che facciamo nel nostro quartiere con tutti gli altri quartieri al mondo) è la seguente: quando si comincia con “ego isolati” (espressione di Roy Bhaskar per la séparation marchande di Orléan) che fanno semplici scambi di merce di largo consumo, allora, in quanto c’è da aspettarsi logicamente e in quanto di fatto è effettivamente accaduto nella storia, si perviene prima o poi a società dove il benessere generale dipende dalla fiducia degli investitori. Il benessere di tutti – non solo i profitti aziendali – dipende dalla fiducia degli investitori che i propri investimenti siano al sicuro e remunerativi.

Si hanno “regimi d’accumulazione”, vale a dire che si ottengono società dove ogni Istituzione è plasmata per favorire l’accumulazione del capitale. E si hanno stati di guerra come conseguenza della debolezza cronica della domanda effettiva. Si hanno imperi perché la domanda interna non è mai abbastanza. Si hanno somme astronomiche di debiti inesigibili perché le vendite in contanti senza le vendite a credito non sono mai abbastanza.

Deve succedere qualche combinazione di massicce spinte al rialzo della spesa. E deve succedere perché se gli investitori non trovano credibile poter cambiare il denaro con successo in più denaro, “l’economia” si ferma e tutti soffrono. Deve succedere e deve schiantarsi.  (“L’economia” qui nominate è quella che attira tutta l’attenzione nei libri di testo d’economia, ed effettivamente chiuderla, come avvenne in Cile nel 1973, ferma il pulsare vitale. Ma la maggior parte del lavoro del mondo prosegue al di fuori di essa.

Il disastro fisico diviene un imperativo sociale; a causa di una complessa catena di cause storiche messe in moto da un semplice inizio costituito da un semplice principio, il Tauschprinzip.

L’incompatibilità della crescita infinita con la salute di madre terra è lungi dall’essere l’unico difetto fatale nei modi di vivere su profitti-da-scambio. Scrivendo alla metà del ventesimo secolo, Adorno e Horkheimer manco la citano. Al tempo avevano già trovato molte altre ragioni per essere pensatori critici.

Benché il fiorire generale di tutti gli esseri umani in armonia con la natura sia fisicamente possibile, esso è adesso socialmente impossibile.

Quindi due domande generali: come può l’assurdità di umani che combattono altri umani mentre le leggi della fisica, chimica e biologia abbiano tutta quanta la nostra specie in programma per l’estinzione, diventare un punto di forza che porta a soluzioni che funzionano davvero in pratica perché trasformano non solo i sintomi bensì le cause profonde della violenza culturale e strutturale? Come posiamo contribuire a ripensare e reinventare una specie, la nostra, ormai programmata all’autodistruzione?

Ecco un’idea iniziale per rispondere a queste due domande: una Pedagogia dei Ricchi, concepita come complemento a Pedagogia degli Oppressi di Paulo Freire. Si potrebbe chiamarla anche Pedagogia dei Non-Oppressi, cioè quelli di noi con un sovrappiù da poter condividere, e sovente condiviso. Noi siamo i “noi” cui si riferiva Martin Luther King Jr. quando diceva che oggi “noi” abbiamo le risorse e le tecniche per por fine alla povertà, aggiungendo che la questione è se ne abbiamo la volontà.

Potremmo, volendo, soddisfare volontariamente con le norme di condivisione e presa in cura di averi esistiti e tuttora esistenti in molte culture. San Tomaso d’Aquino articolò una tale norma quando scrisse che i nostri averi appartengono non solo a noi ma a tutti quelli che siamo in grado di aiutare con il nostro sovrappiù.

Por fine alla povertà non è il solo obiettivo – invero un obiettivo chiave è più un volontario vivere verde frugale accentuato da tecnologie verdi. Il fine complessivo è meglio detto come un allineare settori trasversali per servire inclusivamente e sostenibilmente il bene comune.

“Noi” in grado di condividere, nella maggioranza dei casi abbiamo raggiunto una sicurezza base; i nostri bisogni fisiologici e di sicurezza sono soddisfatti. Nei termini di Abraham Maslow, siamo in grado di avanzare per concentrarci sui nostri bisogni d’amore e appartenenza, stima e auto-realizzazione. Molti altri hanno espresso idee analoghe con parole diverse.

Per Victor Frankl, il fattore decisivo che determina se una vita umana sia un successo o un fallimento è la ricerca di senso. Per José Ortega y Gassett, gli umani vogliono sentire invariabilmente che le proprie azioni sono giustificate, almeno nella propria mente pur se altri li fraintendano.

Gandhi faceva notare che per un affamato Dio appare sotto forma di pane; in quanto a sé stesso, definiva la propria mira nella vita come Moksha, vedere Dio faccia a faccia. Erik Erikson dimostra la fondatezza dell’ identità come motore dell’azione, ivi compresa l’identità culturale. Alcuni dicono che “l’identità è motivazione”.

In un solo termine, chiamerò le motivazioni restanti dopo l’appagamento dei bisogni fisiologici e di sicurezza “sviluppo personale”; espressione che ne congloba tre o quattro di Maslow: affetto e appartenenza, stima (autostima e la percezione di quella altrui) e auto-realizzazione; e ingloba pure i termini usati da altri, il senso di Frankl, l’auto-giustificazione di Ortega, la Moksha di Gandhi, e l’identità di Erikson.

Ricordiamo che il documento embrionale di Maslow si chiama “Una teoria della motivazione”, da cui risulta che ciò che motiva le persone è ciò che ne soddisfa i bisogni. Motivaioni e bisogni sono le facce di una stessa medaglia.

Le mie ipotesi di lavoro per una Pedagogia dei Non-Oppressi sono che lo sviluppo personale, perseguito coscientemente:

  1. segue la corrente, secondo e non contro il carattere di quel che si fa per natura dopo l’appagamento dei propri bisogni base;
  2. può essere una forma di coscientizzazione, ossia intermini più comuni, consideratezza, e
  3. conduce verso un comportamento pro-sociale e via da uno anti-sociale.

Una combinazione della Pedagogia degli oppressi e della Pedagogia dei non-oppressi sostituisce vantaggiosamente il Tauschprinzip, educa l’etica della cura (femminismo) e presta attenzione al servire il bene comune come virtù (Aristotele) e come dovere (Kant).  I ricchi sanno e talvolta effettivamente seguono un’etica che definisca le vie per la sostenibilità verde e l’inclusione sociale – non in quanto imposta dall’esterno ma perché compresa interiormente.

Queste non sono ipotesi non verificate. Descrivono i programmi di sviluppo personale (PDPs) del programma EMBA all’Università di Città del Capo. Ne vengno forniti i particolari in Sondare le profondità della leadership di Kosheek Sewchurran.

Al livello della scienza economica, la coscientizzazione di tutti, oppressi e non, è una proposta per un percorso che renda possibile l’impossibile, fatta alla luce della recente esperienza storica. La socialdemocrazia non ha funzionato essenzialmente perché la globalizzazione  – e tanto più le odierne filiere globali finanziarizzate — hanno distrutto la capacità dello stato d’intervenire per correggere i fallimenti del mercato. Ma la risultanza empirica del non-funzionamento della social-democrazia si è acquisita supponendo costanti le norme costitutive del sistema mondiale moderno, ossia appunto il Tauschprinzip.

La coscientizzazione invece implica che l’organizzare e gli enti che ne risultano possano e debbano essere svincolati, allineando settori trasversali per il bene comune, facendo ciò che funziona per salvare le persone e il pineta senza pregiudizi a priori per o contro qualunque opzione disponibile. La coscientizzazione non significa che libertà, proprietà, aziende, governi, scuole, mercati, programmi e così via cessino di esistere. Vuol dire che vengono reinventati.

Le culture umane mutano per sopravvivere. I pensatori critici si trasformano in creativi culturali, imprenditori sociali e innovatori sociali. I loro modelli mentali inquadrano il sistema-mondo moderno come costruzione sociale e storica; che si può decostruire e ricostruire.

La consapevolezza attenta incanala il sovrappiù dove serve. Serve per contribuire a creare occupazione dignitosa che serve all’auto-realizzazione umana e per accudire madre terra fino a nuovo vibrante stato di salute. Analogo sociale dei jet supersonici: un’occupazione svincolata non dipende sempre necessariamente da investimenti che generino profitti per attivare vendite con cui pagare salari; può attingere a sovrappiù esistenti e sfruttare motivazioni multiple.

Nei termini di Adam Smith, una consapevolezza attenta assume servitori, per fare lavoro utile — non solo operai per un lavoro remunerativo. Secondo Peter Drucker c’è un cambiamento abissale in quel che si fa coi profitti dopo che si sono ottenuti. Gli umani si svegliano dagli incubi delle guerre, dichiarate e non, per focalizzarsi deliberatamente sulla reinvenzione della società per salvare homo sapiens e il suo habitat.


EDITORIAL, 18 Apr 2022 | #741 | Howard Richards – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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