Scientist Rebellion: gli scienziati passano all’azione

Marioluca Bariona

di Marioluca Bariona


Scientist Rebellion è una comunità di esperti e ricercatori nata all’interno del movimento di disobbedienza civile nonviolenta Extinction Rebellion. Le azioni di mercoledì si inseriscono all’interno di una settimana di mobilitazione internazionale.

Scientist Rebellion













Foto Marioluca Bariona
“Come scienziati, abbiamo stilato rapporti e descritto a chi è al potere le conseguenze della crisi climatica. Dobbiamo avere l’umiltà di accettare che questi tentativi non hanno funzionato. Ora per noi è il momento di agire, di mostrare quanto seriamente prendiamo i nostri avvertimenti”.

Mercoledì scorso a Torino alcuni dottorandi di ricerca dell’Università degli Studi e del Politecnico hanno incollato le pagine dell’ultimo report delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici alle vetrate degli uffici dell’assessorato Opere pubbliche e Difesa del suolo della Regione Piemonte, la cui Giunta ha votato recentemente un ordine del giorno che propone “Centrali nucleari di ultima generazione, fissione nucleare, filiera dell’idrogeno, la costruzione di nuovi termovalorizzatori e l’aumento delle estrazioni nei giacimenti di gas nazionali”. A Porto Marghera (VE) sei attivisti si sono incatenati di fronte ai cancelli della raffineria ENI. A Roma quattro attivisti si sono incatenati ai cancelli di accesso dell’Università la Sapienza per denunciare gli accordi dell’Università con i colossi dell’industria fossile e bellica ENI e Leonardo SpA; dopo circa un’ora sono stati slegati, messi in stato di fermo e denunciati.

Le azioni di mercoledì si inseriscono all’interno di una settimana di mobilitazione internazionale (Global Scientists Rebellion) durante la quale più di 1.200 scienziati in 26 paesi di tutti i continenti hanno scelto di prendere pubblicamente posizione realizzando “La più grande campagna di disobbedienza civile mai realizzata da scienziati”. Scientist Rebellion è una comunità di esperti e ricercatori nata all’interno del movimento di disobbedienza civile nonviolenta Extinction Rebellion con lo scopo di lottare contro la crisi climatica attraverso l’azione.

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Il contesto della mobilitazione è la presentazione, avvenuta il 4 aprile scorso, del terzo volume del sesto rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo di esperti delle Nazioni Unite per l’analisi dei cambiamenti climatici) [2], che delinea le misure necessarie a ridurre rapidamente l’emissione di gas serra. Nello stesso giorno Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite dichiarava: “Investire in nuove infrastrutture per i combustibili fossili è una follia morale ed economica”.

Già adesso è possibile constatare i danni causati dalla crisi climatica provocata dai combustibili fossili. Ad esempio siccità, carestie, inondazioni, incendi, ondate di calore e perdita di biodiversità. Secondo il rapporto IPCC le attuali emissioni climalteranti, assieme a quelle pianificate, ammontano a più del doppio di quelle che inesorabilmente porteranno il riscaldamento del pianeta oltre gli 1,5°C rispetto al periodo preindustriale. Nonostante il rapporto consideri un aumento di 1,5°C — temperatura oltre la quale gli effetti sul pianeta diverranno irreversibili e la civiltà umana sarà messa seriamente a rischio —  praticamente inevitabile, per avere qualche speranza le emissioni dovranno necessariamente calare entro il 2025 ed essere dimezzate entro il 2030.

Alcuni punti di non ritorno — come lo scioglimento di parte dei ghiacci polari — sono già stati superati. Un ulteriore aumento del riscaldamento globale porterebbe a miliardi di persone senza acqua né cibo. Di conseguenza, ci saranno centinaia di milioni di rifugiati, disastri naturali sempre più frequenti, nuove guerre e malattie.

Sempre Guterres ha dichiarato:“Gli scienziati ci avvertono che siamo già pericolosamente vicini al punto critico che potrebbe condurre a impatti climatici a cascata e irreversibili. Ma i governi e le società più inquinanti non stanno solo chiudendo un occhio, stanno aggiungendo benzina alle fiamme”. Sembra un avvertimento agli Stati Uniti nei quali, attraverso l’amministrazione Biden, l’industria fossile continua ad espandersi. Jennifer Psaki, portavoce della Casa Bianca, ha recentemente dichiarato che:“La produzione di gas e petrolio negli USA sta crescendo e raggiungendo livelli record”.

https://twitter.com/PressSec/status/1500587982197297159

Il report, tra le misure da adottare, indica anche che i costi dell’energia solare ed eolica, e dei sistemi per il loro accumulo, sono diminuiti dell’85% dal 2010 a oggi; e che la produzione di energie rinnovabili è attualmente più conveniente di nucleare e gas.

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Siamo sulla corsia preferenziale per il disastro climatico. Le principali città sott’acqua. Ondate di caldo senza precedenti. Tempeste terrificanti. Carenza d’acqua diffusa. L’estinzione di un milione di specie di piante e animali. Questa non è finzione o esagerazione. È la scienza che ci dice che questo sarà il risultato delle nostre attuali politiche energetiche (A. Guterres).


[Articolo e foto di Marioluca Bariona]


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