Fermare la guerra fredda alla Cina e diventare partner – per il bene comune dell’umanità

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Autore
Jan Oberg


Fermare la guerra fredda alla Cina
Photo by Ling Tang on Unsplash

Il conflitto fra USA/Occidente e Cina plasmerà il futuro dell’umanità più che qualunque altro conflitto. Perciò non è una questione bilaterale ma un interesse globale. Credo che fermare la guerra fredda alla Cina dovrebbe essere in cima all’agenda delle istituzioni di ricerca sulla pace che non siano diventate dipendenti dagli stati e/o irreggimentate dagli USA.

Sia l’amministrazione Trump che quella Biden hanno stabilito che quanto sta succedendo in Xinjiang in Cina sia un genocidio e molti media mainstream, editoriali, dichiarazioni su corsi politici ed esperti in materia hanno diffuso tale “conclusione” come la verità. Nessuno ha però verificato la documentazione dell’accusa, l’asserita “indipendenza” degli istituti emittenti o le connessioni ideologiche degli esperti. Il mondo ha diritto di aspettarsi che l’accusa gravissima di genocidio si basi su prove inconfutabili.

Per scoprire di che cosa si tratti effettivamente abbiamo deciso di esaminare il rapporto in merito presunto più autorevole, quello dell’8 marzo 2021 del Newlines Institute di Washington e del Raoul Wallenberg Center di Montreal; trovando che fa decisamente acqua ed è chiaramente mosso da motivi meno nobili che un’autentica preoccupazione per i diritti umani, per esprimersi in modo diplomatico. È sostanzialmente radicato nei circoli che costituiscono il Complesso Militar-Industriale-Mediatico-Accademico (MIMAC) condito con i valori di falchi della politica estera, fondamentalismo cristiano, Fratellanza Musulmana, e gruppi d’interesse pro-Israele.

Con questo suo rapporto, TFF non prende posizione se sia o no un genocidio – per la qual cosa bisognerebbe fare verifiche sul posto in Xinjiang.


Il rapporto Newlines/Wallenberg fa parte di un enorme sforzo USA/Occidentale concertato di fomentare una Guerra fredda con la Cina. Si è sicuramente notato che ci sono solo 7 storie negative nei media mainstream occidentali – Hong Kong, Taiwan, Tibet, Xinjiang, dittatura, minaccia di rafforzamento militare (nel Mar Cinese Meridionale) e di sfruttamento dei partner della Cina nell’Iniziativa Belt and Road (BRI, “Nuova via della Seta” – ndt). Invece manco una storia con sviluppi positivi. I media occidentali non hanno nulla da dire sull’esperienza di sviluppo più notevole dell’umanità in appena 40 anni, riguardo l’istruzione, la soddisfazione dei bisogni basilari, l’alleviamenti della povertà, lo sviluppo unico nelle infrastrutture – oppure su come la Cina abbia già superato l’emergenza Covid-19.

Nel primo trimestre di quest’anno l’economia USA è cresciuta del 1.6 %, quella EU del -0.6% e della Cina del 19%. Se un paese non definisce la democrazia, la libertà e lo sviluppo allo stesso modo che l’Occidente, non c’è neppur motivo di essere curiosi. Invece, si tratta solo di demonizzare, confrontarsi, di sanzioni, accuse (come mostrato nel rapporto TFF), manovre militari vicino alla Cina e insistenza in un rapporto dopo l’altro sulla Cina come la minaccia oggi e del lontano futuro. E solo una minaccia.

Basta ascoltare il discorso del presidente Biden al Congress del 29 aprile u.s. Per primo dice che

“Gli USA mai, proprio mai, stanno in basso. Gli americani vogliono sempre prendere iniziative. LAmerica sta risorgendo, scegiendo la Speranza anziché la paura, la verità anziché le bugie, e la luce anziché il buio” e ”siamo pronti a decollare di nuovo; stiamo funzionando di nuovo, sognando di nuovo, scoprendo di nuovo e guidando il mondo di nuovo”.  

Parla della necessità di vincere la competizione con la Cina. Ed è del tutto convinto che il presidene cinese Xi Jinping sia

“assolutamente serio sul diventare [della Cina] la nazione più significativa, consequenziale al mondo. Egli e altri – autocrati – pensano che  la democrazia nel 21° secolo non possa competere con le autocrazie, perché ci vuole troppo tempo per ottenere un consenso. Per vincere quella gara in futuro, abbiamo anche bisogno …”

È energia negativa, confronto, competizione e un vinci-perdi. L’ex-segretario di Stato [USA] Mike Pompeo – emanando la sua ”determinazione” che lo Xinjiang è il luogo di un genocidio – ha alluso che le politiche della Cina in Xinjiang possono essere paragonate all’Olocausto, pertanto sottindendendo anche che Xi Jinping sia un moderno Hitler. E prima aveva affermato che il mondo libero deve cambiare la Cina o ‘la Cina cambierà noi’.

Sempre più intellettuali occidentali, da Jeffrey Sachs a Henry Kissinger e una lunga serie di esperti di Cina – e poi io pur non esperto di Cina – considerano questa visione della Cina antiquata e foriera di auto-sconfitta per gli Stati Uniti, anzi per tutto quanto l’Occidente. Ma tali voci raggiungono più i decisori di Washington? Abbiamo una chance nei media d’Occidente? No, non più. Se ci si chiede perché, basta consultare il UProgetto di legge USA # 1169 – Legge sulla competizione strategica 2021 del 2 aprile. Documenta il desiderio USA di combattere la Cina e utilizzare i media americani e altri del ‘mondo libero’ per capeggiare gli sforzi propagandistici con centinaia di milioni di dollari.

Se mai qualcuno potesse – e ancora possa – influenzare gli USA a scegliere una rotta più costruttiva, sarebbero amici e alleati NATO e EU. Ma purtroppo bisogna riconoscere che l’EU ha mostrato una capacità nulla di manifestarsi come alternativa agli USA. E come pure di plasmare una politica diversa da quella di Washington riguardo alla Jugoslavia a suo tempo, ai profughi, al Covid-19, a Libia, Siria, Russia, Iran e Cina.

In questa prospettiva, secondo me stiamo avanzando verso il disastro. La tragedia himalayana che ne consegue è che non c’è nessuno esposto a cogliere in fallo gli USA. Stanno commettendo un lento suicidio con la guerra, la negazione, l’assenza di visionee l’incapacità di adattarsi al mondo nuovo e molto diverso che sta emergendo. Non sembrano in grado di vivere senza nemici e senza vedersi come ”di nuovo guida del mondo”.

Come mai gli USA considerano la Cina un pericolo mortale?

Eviterò qui i soliti fattori economici, commerciali, accusatori di furto di proprietà intellettuali, Huawei, e le 7 storie succitate. Penso che ci serva approfondire di più offrendo i seguenti punti non così materiali.

  • Gli USA stanno declinando come superpotenza; il loro impero sta invecchiando, non c’è visione a lunga gittata o effettiva innovazione politica, ma un affidarsi sempre più a potenza militare / ricorso a guerra/interventi [esterni]/cambiamenti di regime – anziché alla diplomazia. E ci sono i classici indicatori di declino e caduta quali iperestensione, militarismo, e mancanza di legittimità agli occhi altrui. L’impero USA sta sempre più somigliando al vecchio patriarca scontroso e fragile (degrado infrastrutturale), che insiste si faccia a modo suo comunque sia senza accorgersi che il mondo attorno è cambiato. Si abbarbica a un’antica versione di grandezza e non prepara nulla per un futuro mutato – avendola sempre avuta vinta con minacce e intimidazioni, perché mai non anche in futuro?
  • Elementi del discorso succitato di Biden possono servire ad illustrare questo punto, e tutto ciò è negazione e dinamica psico-politica interna.
  • La Cina è una sfida gigantesca perché sta creando un modello sociopolitico mai messo alla prova prima. Un modello basato sull’idea eclettica di mescolare elementi non mescolabili in Occidente come capitalismo con socialismo e comunismo; mercato e stato; centralizzazione con decentramento e partecipazione locale; capitalismo privato con capitalismo di stato, etc.
  • Ha un partito egemone (e alcuni minori) con 90 milioni di membri che costituisce la guida centrale pur avendo un contratto con il popolo e permettendo molte iniziative ed espressioni d’idee di base elaborate poi centralmente.
  • Si basa su una concezione di sé famigliar-collettiva in netto contrasto allo stereotipo occidentale individualista – intenta a chiedersi che si può fare per il proprio paese anziché viceversa – alla Kennedy, ma mai attuata negli USA.
  • Pensa a lungo termine e ha una visione a 40-50 anni nel futuro, mentre l’Occidente funziona secondo scadenze elettorali di quattro in quattro anni.
  • E – in quanto allo Xinjiang – ha trattato efficacemente un grave problema di terrorismo nel senso che in Xinjiang non ci sono stati attacchi terroristici negli ultimi 3 anni, mentre la Guerra Globale USA al Terrore ha indotto numerose guerre, lo sfollamento di 38-50 milioni e l’uccisione di centinaia di migliaia di persone – dall’Afghanistan alla Siria – nonché centinaia di milloni che soffrono sanzioni soffocanti. La Cina ha, in questa prospettiva, vinto la guerra al terrorismo, gli USA l’hanno persa.
  • Ha tirato via dall’indigenza 600-800 milioni di persone, in appena una trentina d’anni, mentre l’Occidente e i suoi paesi ancora “in via di sviluppo” sono ancora gravati da quell’onta detta povertà, fame, carenza di sanità, d’acqua pulita, etc. mentre intanto s’è accumulata una ricchezza inimmaginabile per l’élite occidentale del ”1%”.
  • La Cina agisce in profondità e quotidianamente con taoismo, confucianesimo e buddhismo, che l’Occidente politico non s’è mai curato di cercare di capire – mentre i cinesi hanno imparato molto del codice culturale occidentale nonché l’inglese. Ci si può chiedere seriamente su quali elementi di cultura, filosofia, principii e ideologia l’Occidente stia funzionando oggi (senza averli già violati esso stesso).

In altre parole, la Cina è differente in vari modi e non può essere capita col modo di pensare occidentale. Per capire la Cina e cooperare con essa, bisogna accettare che sia fondamentalmente differente, che concetti e norme occidentali non possano esserle imposti e che l’atteggiamento basilare dovrebbe essere la curiosità – esattamente come i cinesi sono curiosi dell’Occidente da secoli e come essa ha imparato quanto le serve da esso – senza però diventare occidentale. Secondo me, non lo diventerà mai.

In conclusione

L’Occidente – e l’umanità – vincerà con la curiosità, il dialogo e la cooperazione – un’ottima ricetta per la risoluzione dei conflitti – e perderà con il confronto, la violenza alla Cina / la guerra fredda e provando ad applicare metodi missionari antiquati per renderla occidentale. La scelta dovrebbe essere chiara guardando la ’correlazione di forze’ politiche, economiche, culturali e scientifiche su un orizzonte di 5-50 anni.

Particolarmente quando si è vecchi e in declino, si provi a trarne il meglio possibile o se ne trarrà il peggio – non necessariamente guerra (ma può essere, come ha recentemente ammonito il mondo Kissinger). Il peggior scenario occidentale sarà l’auto-isolamento e la marginalizzazione, una vita futura come un museo di un tempo andato – alternativamente una tragica dittatura isolazionista e asserragliata degli ultimi credenti.

L’Occidente deve imparare a vivere su una base uguale con il Resto del mondo, in unità di diversità non d’uniformità sotto la guida/ il dominio USA. E, secondo me, è qualcosa che dovrà imparare entro il periodo di mandato governativo di Biden.


Jan Oberg


EDITORIAL, 3 May 2021 | #691 | Jan Oberg, Ph.D. – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis