“Mai abbastanza!” | Uri Avnery

Molti anni fa, giusto dopo la caduta del comunismo in Europa orientale, mi fu chiesto di scrivere un libro su quegli avvenimenti. Rachel fece le foto, io scrissi il testo. Il libro, apparso solo in ebraico, s’intitolava “Lenin Does Not Live Here Anymore”.

Visitando Varsavia, fummo sorpresi dai tanti posti in città con una targa metallica che annunciava “(Nome) fu giustiziato qui dai tedeschi”. Fino ad allora non avevamo idea che la resistenza polacca si fosse opposta così aspramente ai nazisti.

Tornati a casa, a Rachel capitò di entrare in un negozio di vestiario e di sentire la proprietaria parlare in polacco con un cliente. Ancor presa dalla scoperta fatta, Rachel chiese alla proprietaria: “Sapeva che i nazisti hanno ucciso anche un milione e mezzo di polacchi non ebrei?”

La donna rispose “Mai abbastanza!” Rachel fu sbalordita;e io pure.

Sapevamo, ovviamente, che a molti ebrei polacchi non piacevano i polacchi, ma non eravamo consapevoli dell’intensità di quest’odio.

Quest’odio è riapparso appieno questa settimana [inizio febbraio]. Il parlamento polacco ha decretato che chiunque usi le parole “Campi di sterminio polacchi” commette un reato punibile con tre anni di carcere. La descrizione giusta, secondo i polacchi, è “Campi di sterminio nazisti in Polonia”. Rettifica del tutto corretta. Ma in Israele è scoppiata una bufera: Cosa? I polacchi negano l’Olocausto? Negano che molti polacchi aiutarono i nazisti a catturare e uccidere gli ebrei?

Questo è quanto credono molti ebrei. Del tutto a torto, naturalmente. La Polonia non ha mai fatto pace con i nazisti, a differenza di parecchi altri paesi europei. Il governo polacco fuggì in Francia e poi in Gran Bretagna, dirigendo da lì la resistenza polacca. Anzi, c’erano due organizzazioni clandestine polacche: una nazional[ista] e una comunista. Tutt’e due combatterono i nazisti pagando un alto prezzo.

Se non sbaglio, fu il governo polacco in esilio a trasmettere ai dirigenti sionisti la prima informazione affidabile sui campi di sterminio.

Ci furono collaboratori polacchi dei nazisti? Ovviamente ce ne furono, come in ogni paese occupato. Senza farne un paragone, ci sono chissà quanti collaboratori palestinesi negli odierni territori occupati.

I principali aiutanti non tedeschi nei campi di sterminio furono ucraini, il cui odio per la Russia li portò a simpatizzare coi nazisti; quello e il loro profondo anti-semitismo, derivante dai tempi in cui l’Ucraina apparteneva alla Polonia e gli ebrei amministravano amministravano le proprietà dei signori polacchi.

I nazisti non fecero davvero uno sforzo serio per ottenere la cooperazione polacca o ucraina. Il piano segreto di Hitler era di sterminare o rendere schiavi anche tutti gli slavi, dopo gli ebrei, per creare più Lebensraum [spazio vitale] per la nazione tedesca.

Eppure ci vollero neppure dieci anni dalla fine dell’Olocausto perché Israele firmasse un accordo con lo stato tedesco, mentre l’odio per la Polonia continua intatto.

Perché?

Non ci si pone mai la domanda più ovvia: come mai tanti ebrei, a milioni vennero a vivere inizialmente in Polonia?

Secoli fa, quando gli ebrei furono scacciati dalla Germania e da altri paesi nord-europei, dove andarono? Quali paesi europei aprirono loro le porte?

Bene, a quel tempo la Polonia fu il paese europeo più aperto, perfino più tollerante. Gli ebrei in fuga furono accolti e trovarono una nuova casa. Il re aveva un’amante ebrea. Si sviluppò un’intera città ebraica vicino a Cracovia, il centro della cultura polacca.

Una franca confessione: mentre gli antenati di mio padre erano arrivati in Germania da ovest , quelli di mia madre erano arrivati da Cracovia. Mio padre, col beneficio di un’educazione classica, insisté sempre che i nostri antenati erano arrivati in Renania con Giulio Cesare (senza prove disponibili), ma mia madre dovette ammettere che suo nonno era venuto da Cracovia, che prima della 1^ guerra mondiale era parte dell’Austria.

Quella primavera polacco-ebraica passò. Ciò che rimase fu la realtà di un’enorme minoranza ebraica in Polonia.

Una minoranza radicalmente diversa dalla maggioranza è sempre un problema. Gli ebrei erano diversi dai polacchi per religione e cultura, parlavano una lingua diversa (lo jiddish). E ce n’erano moltissimi, vari milioni.

Sicché era quasi inevitabile che fra i due gruppi insorgesse un’antipatia reciproca, che si mutò in odio vicendevole. Ci fu qualche pogròm. Pare tuttavia che nella Polonia moderna gli ebrei vivessero in un relativo benessere. Erano organizzati politicamente e fecero coalizioni con minoranze non-ebraiche.

Masse di ebrei polacchi tentarono di emigrare in Germania. Gli ebrei tedeschi, che li disprezzavano, li misero sulle navi dirette negli Stati Uniti, dove prosperarono.

Il poeta ebreo tedesco classico Heinrich Heine scrisse una poesia così (nella mia traduzione abusiva): “Krapulinsky e Washlapsky, / Polacchi della Polacchia / combatterono per la libertà / contro la tirannia moscovita. // Combatterono con valore e con fortuna / finalmente riuscendo a fuggire a Parigi / Perché vivere, come morire, / per la Patria è dolce”.

E inoltre, un ubriaco in un bar di Parigi consola l’altro: “Non ancora persa è la Polonia, / Le nostre donne partoriscono, / e così pure le nostre vergini. / Ci daranno degli eroi!”

Dopo l’avvento di Hitler, quando gli ebrei tedeschi cominciarono ad arrivare in Palestina, ci trovarono ebrei polacchi arrivati prima, come Dovid Grün (David Ben-Gurion) da Plonsk, e furono da questi ricevuti con disprezzo e ridicolo.

Gli anti-semiti polacchi erano visti dai sionisti come alleati naturali nei propri sforzi di sospingere gli ebrei verso la Palestina. Un episodio, noto solo a pochi: nel 1939, alcuni capi dell’Irgun clandestino in Palestina (cui allora appartenevo) ebbe un’idea brillante: iniziare un’insurrezione armata contro i governanti britannici e istituire lo Stato Ebraico. Cercando assistenza, e specialmente armi, si rivolsero agli ufficiali anti-semiti dell’esercito polacco. La proposta Irgun era semplice: Vi aiuteremo a liberarvi dei vostri ebrei; voi li addestrate e gli fornite armi, noi li imbarchiamo per la Palestina.

Allo stato maggiore polacco l’idea piacque, e così cominciò effettivamente l’addestramento di giovani membri dell’Irgun in Polonia. Lo scoppio della 2^ guerra mondiale pose fine all’avventura.

È questo rapporto convoluto di molti secoli che trova ora espressione nello scontro polacco-israeliano dei giorni scorsi.

A molti israeliani si è insegnato a credere che l’Olocausto fosse un’impresa congiunta tedesco-polacca, e che i forni di Auschwitz fossero fatti andare da polacchi. Dopo tutto Auschwitz era pure in Polonia, no? Fu accidentale che praticamente tutti i campi di sterminio fossero su suolo polacco? (Era effettivamente un’ubicazione ideale per i nazisti, specialmente dopo la loro invasione dell’URSS. Lì erano gli ebrei).

Non credo che quest’esposizione di fatti servirà. I sentimenti sono troppo arroccati. Ma che importa?


Uri Avnery è membro della Rete TRANSCEND per la Pace, lo Sviluppo e l’Ambiente. È un giornalista, scrittore, pacifista israeliano, ex-membro Knesset e fondatore di Gush Shalom.


3 Feb 2018 – Uri Avnery – Gush Shalom (TMS)
Titolo originale: Not Enough!”

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Una replica a ““Mai abbastanza!” | Uri Avnery”

  1. L’esposizione di fatti di Avnery trascura incomprensibilmente la serie di pogròm [devastazioni] tataro-ucraini (B.Khmelnitsky) del 1648 e quelli polacchi e ucraini ripetuti fra il 1821 e il 1919 nella vasta area est-europea a geometria variabile fin verso fine 18° secolo, baricentrata sulle attuali Polonia-Lituania-Ucraina. Maree di odio risultanti in quasi metà delle comunità ebraiche devastate – circa 800 abitati bruciati, mezzo milione di uccisi, 300.000 orfani, decine di migliaia di mutilati e stuprate: credo NON riassumibile con “qualche pogrom”, pur relativizzandole con la numerosa popolazione totale (quasi 7 milioni nel 1930) e col suo relativo benessere rispetto all’alternativa di vite troppo spesso raminghe e sconvolte altrove; risultato di vessazioni, esclusioni, spoliazioni, espulsioni, distruzioni furiose e omicide fin da prima delle crociate: in Spagna e colonie fra il 1050 e il 1858, in Francia e colonie fra il 1007 e il 1807, in Inghilterra bando fra il 1290 e il 1905; e ostilità intermittenti in Portogallo, Ungheria, Belgio, Italia, Germania*, Svizzera, Boemia fra fine 13° e fine 15° secolo …
    Violenze secondo me troppo grevi e tanto più inquinanti in quanto trascurate, per tracciare un confine rassicurante fra l’abominio industriale nazista e i tanti – diluiti/artigianali, veniali (?) – di un intero continente auto-assolto, ivi ben compresi gli italiani brava gente e untori del mondo di 90 anni fa con il virus fascista; e i tanti polacchi vittime, ma anche zelanti appaltatori aguzzini: pare indubitabile che i collaborazionisti polacchi (e ucraini) fossero di più e più motivati che in qualunque altro paese occupato, a differenza di quanto presume un distratto Avnery, soprattutto nelle 3 settimane del settembre 1939 subito dopo l’invasione nazista della Polonia, con un contributo di ¼ -1/3 delle 250mila vittime dirette di quell’operazione. Com’è compatibile con l’asserzione iniziale del torto ovvio degli ebrei (israeliani) che attribuiscono una corresponsabilità ai polacchi nello sterminio? – posizione non solo confutata ma ora sanzionata pesantemente dalla nuova legge polacca.
    Mi pare inoltre non pertinente il sofferto confronto fra rapporti israelo-tedeschi e israelo-polacchi: la Germania del 1955, dopo il processo di Norimberga e la nuova ispirata costituzione era piuttosto rinnovata e motivata democraticamente pur nei limiti della lealtà atlantica, nonché pronta a risarcimenti verso gli eredi delle vittime; la Polonia di allora e tanto più di adesso si considera(va) solo vittima in cerca di rivalsa con dinamiche indifferenti se non prone alla sopraffazione dei più deboli di turno – paradossalmente come fa Israele con cinica e consumata maestria. Un Israele che Avnery mi risulta avversare meritoriamente da altrettanto tempo, ma forse con ancora il baco dell’Irgun?
    Più generalmente, ritengo non esaurito il confronto fra quell’abominio concentrato e secoli di abomini diluiti così frequenti nella nostra storia eppur tanto meno sconvolgenti (forse per auto-immunità alla banalità del male?)
    * Dove tuttavia, pur con attriti e scoppi d’intolleranza – perlopiù in singole regioni e città (Alta Baviera, Worms, Mainz, Erfurt, Norimberga, nel 1096, 1276, 1349, 1442, 1478, 1499, 1514,1830, 1834, 1844, 1848), la numerosa comunità ebraica tedesca (600mila nel 1930) si sentiva più stabile rispetto ai vicini, abbastanza inserita e compartecipe; la stessa lingua più comune in tutta la diaspora ebraica almeno dal 19° secolo era lo yiddish, cioè jüdisch (= giudeo in tedesco, appunto). Fu la relativa normalità percepita dagli ebrei residenti che purtroppo attenuò la percezione del pericolo nazista rampante, aggravandone le conseguenze.
    Miki Lanza, 09.02.18

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