L’agroecologia come alternativa all’agricoltura convenzionale | João Vitor Santos intervista Ulrich Loening


Ulrich LoeningIntervista con Ulrich Loening realizzata dall’Instituto Humanitas Unisimos/ADITAL (1). Ulrich Loening è un componente del Consiglio di Amministrazione del Centro di Ecologia Umana (Center for Human Ecology), di Edimburgo, Scozia. Nel 1984 fu eletto presidente dell’organizzazione fino al 1995. Ha un dottorato in biochimica dall’Università di Oxford, in Inghilterra. Si è dedicato all’insegnamento e alla ricerca sulla sintesi delle proteine e acidi nucleici, nel Dipartimento di Botanica e Zoologia dell’Università di Edimburgo fino alla fine degli anni ‘80.

Ha sviluppato diversi metodi di elettroforesi per l’analisi del ARN (in biologia acido ribonucleico la cui sigla in Italiano è ARN e in Inglese, RNA, Ribonucleic acid – fattore determinante nella sintesi delle proteine nella cellula) e la sua elaborazione e trasporto per il citoplasma e confermò la nuova idea secondo cui i cloroplasti delle piante si sono evoluti a partire dalla simbiosi con alghe verdi-azzurre – l’ingegneria genetica naturale. Afferma che sin da piccolo era interessato alla storia naturale, al giardinaggio e all’agricoltura. Per questo si è dedicato a studi e ricerche sugli impatti ecologici della società.


IHU On-Line- In che consiste il concetto di agroecologia? Che cosa l’agroecologia spiega come sistema complessivo della vita, molto di più di un sistema o tecnica di produzione ?

Ulrich Loening – Agroecologia è la filosofia e la pratica dell’agricoltura che tengono in conto la forma nella quale una azienda agricola si inserisce nella ecologia della regione. Al contrario dell’agricoltura convenzionale, che di fatto ha ignorato i processi naturali, l’agroecologia prova a utilizzare i processi naturali per produrre alimenti per gli esseri umani. Essa indirizza l’ecosistema locale a favore degli esseri umani, ma senza esagerare. Pertanto, propone un cambiamento della cultura sociale e una forma di vita che cerca di non sottomettere la natura.

IHU On-Line: – Come capire la relazione fra suolo e la produzione agroecologica? Come è possibile trattare il suolo come un organismo vivo, conservando le innumerevoli forme di vita che esistono in esso, e sviluppare la produzione agricola?

Ulrich Loening: – Si potrebbe rovesciare la domanda: come l’agricoltura convenzionale con un grande consumo di fertilizzanti e pesticidi potrà esistere, dato che essa ha causato la perdita continua di suoli e fertilizzanti? Fin dalla prime rivoluzioni agricole di 10.000 anni fa, l’agricoltura ha sconvolto le ecologie locali, e ora lo sta facendo con ancora maggiore intensità. I metodi agroecologici che si propongono di conservare l’humus e gli organismi del suolo sono la caratteristica fondamentale dell’impostazione proposta.

La produzione sarebbe più sostenibile se sviluppasse metodi di agroecologia, ma si deve dare atto che, con questo cambio della struttura produttiva, potrebbe essere impossibile alimentare tutta la popolazione umana , che sta aumentando molto. Già oggi, la domanda di alimenti nel mondo è molto superiore di quanto l’agricoltura moderna convenzionale può soddisfare. Non siamo ancora in una situazione di crisi, poiché si sta producendo cibo sufficiente per tutti ed anche di più. Il problema in questo momento è la cattiva distribuzione e la povertà. Questo richiede dapprima un cambiamento nelle strutture economiche e questo cambiamento da solo già potrebbe incentivare un’ agricoltura più sostenibile ed ecologicamente sana.

IHU On-Line: – In che forma è possibile controllare infestazioni, dagli insetti fino alla vegetazione dannosa, e produrre alimenti sani solamente attraverso la gestione dei suoli? E’ su questo che si appoggia la “Teoria della Trofobiosi”? Quali altre prospettive questa teoria apre?

Ulrich Loening: Una pianta che cresce nel suo ambiente naturale e con una alimentazione equilibrata è resistente alle infestazioni e alle malattie, perché gli organismi che provocano le malattie non avranno facilmente la possibilità di avere i nutrimenti di cui hanno bisogno. Questa è la base della teoria della Trofobiosi, un termine inventato da Chaboussou nel suo libro del 1985 ( Piante Sane- Una nuova rivoluzione agricola). Però l’agricoltura secondo la trofobiosi non è capace di inibire le erbe infestanti. In fin dei conti, le erbe infestanti sono solamente quelle piante che noi, incidentalmente, non desideriamo, e la natura non può distinguere quello che noi casualmente desideriamo raccogliere. L’interpretazione della trofobiosi si distingue da quella dei nostri metodi agricoli convenzionali che , per lo meno dalla metà del secolo 19esimo, si basano su inputs chimici che sostituiscono le forme con le quali le piante si nutrono.

IHU On-Line: la comprensione delle forme di vita contenute nel suolo ( visto come uno spazio micro di tutto il pianeta) può contribuire alla comprensione più ampia della biologia umana?

Ulrich Loening: – Dopo due secoli durante i quali abbiamo iniziato a conoscere la scienza dell’agricoltura, solamente da poco tempo si sta cominciando a riconoscere il significato della grandissima diversità della vita nel suolo. Questa nuova conoscenza è iniziata con la scoperta delle micorrizie nella decade del 1880, funghi che crescono intorno o dentro le radici delle piante e liberano principi nutritivi minerali per la pianta che a sua volta fornisce alimento per i funghi. Questo è il più grande sistema simbiotico del mondo ed è probabile che la vita vegetale nella terra non si sarebbe potuta evolvere senza di esso. Ora capiamo che milioni di microorganismi del suolo, sconosciuti nella stragrande maggioranza, aiutano le piante anche a crescere sane. Questo sistema diversificato del suolo, che è stato paragonato alla complessità di una foresta tropicale, ha effetti direttamente anche sulla salute umana. In modo simile, anche il nostro sistema gastrointestinale contiene un grande “bioma” , che è considerevolmente influenzato da fuori

IHU On-Line: – Quali sono le sfide per rompere con la forma di relazioni mercantili fra l’essere umano e la terra, che si materializza nell’agricoltura che si basa sul modello di agribusiness , e per proporre una relazione ecologicamente più integrale , valorizzando le piccole unità produttive e la produzione più pulita?

Ulrich Loening: Qualunque cosa che abbia dato risultati buoni tende a fissarsi e mantenersi con il proprio successo. Perfino lo stesso progresso della civiltà richiede che forme di vita di successo siano trasferite di generazione in generazione. Non appena un successo superi i suoi limiti in un piccolo pianeta , sorgono problemi. E’ difficile cambiare opinione, una volta affermatisi il mito di Prometeo di ottenere il fuoco ( potere) dal cielo e l’atteggiamento di Bacone [4] che lanciò la scienza occidentale ( “ conoscenza è potere”)Nasce la necessità di un cambiamento, in direzione di una relazione ecologica. Io vedo questa come la sfida fondamentale. A un livello più pratico, le piccole unità agricole ( “piccolo è bello”) sono una parte della risposta e, attualmente, continuano ad esser quelle che producono la maggioranza degli alimenti che realmente arrivano sulla nostra tavola. Ma anche le piccole unità hanno bisogno di essere intimamente legate con la propria situazione ecologica, invece di combatterla con i prodotti chimici. Esse hanno bisogno di basarsi sul riciclo dei materiali, con legami molto stretti degli essere umani con l’azienda agricola, che permettano la coltivazione del tipo “ il dito verde”.Il/la agricoltore/trice , i suoi attrezzi e metodi, e tutto quello che li circonda , tutto è parte dell’ecosistema locale. Una relazione di tipo mercantile di grande dimensione non riesce a operare in questa situazione e così diventa insostenibile.

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IHU On-Line: – Quale è il ruolo dei governi nella promozione dell’agroecologia? Come valuta l’impegno delle organizzazioni della società civile, quali le cooperative, nella promozione di questo stile di vita e produzione agroecologica?

Ulrich Loening: – I politici in generale non conoscono l’ecologia umana, a volte non la capiscono. Essi operano basandosi sul principio in base al quale i sistemi finanziari, efficaci nel breve periodo, sono in grado di soddisfare i nostri desideri. Inoltre credono che se qualcosa sembra buono, una quantità più grande di questo qualcosa deve essere necessariamente migliore. Ma nel nostro mondo questo principio perde la sua validità: imprese gigantesche di agribusiness rompono i vincoli ecologici e sociali che invece le piccole unità produttive possono rispettare. La maggioranza dei governi e federazioni , come gli Stati Uniti e l’Unione Europea, hanno tenuto a incentivare grandi aziende agricole, grandi imprese di prodotti antiparassitari e catene alimentari più lunghe e complesse. Tali politiche possono invece portare ad un distanziamento sempre maggiore in relazione a realtà ecologiche. Questo, a sua volta, genera una situazione in cui le imprese, più che i governi, governano il mondo e decidono le politiche che debbono essere seguite. Vediamo questo ora nei negoziati ( a porte chiuse) per il TTIP ( Transatlantic Trade and Investment Partenership)[5], accordo di commercio internazionale proposto fra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, che minaccia di sostenere le grandi imprese nel senso di controllare le politiche nazionali contrarie.

I governi hanno, chiaramente, un ruolo principale nell’impedire questa situazione, cosi come essi non hanno permesso che i monopoli interferiscano nel libero commercio. Probabilmente qualche forma di protezionismo è necessaria, che permetta gli sviluppi locali senza interferenze esterne. Ovviamente questa argomentazione economica ha implicazioni sociali dirette. La libertà individuale di scelta è repressa dalle grandi imprese, così come sono state represse dalle dittature totalitarie in alcune parti del mondo

IHU On-Line: – La continuità e la crescita della civiltà può essere compatibile con una sostenibilità ecologica globale? Come declinare l’idea locale di sostenibilità con la causa globale?

Ulrich Loening: – Questa è stata la domanda affrontata nel Rapporto sui Limiti della Crescita elaborati dal Club di Roma nel 1972 [6] ma ha avuto una risposta parziale. La risposta è che noi, se continuassimo “business as usual”, arriveremmo in un vicolo cieco. Man mano che la civiltà si evolve, essa stessa ha bisogno anche di svilupparsi nel senso di adeguare le sue azioni ai disegni della natura come ha indicato la Commissione Bruntland [7] nelle sue dichiarazioni di apertura nel 1987. La prossima grande idea sociale e scientifica sarebbe di ricondurre la civiltà ad essere compatibile con le realtà planetarie [8]. Per risolvere questa contraddizione si richiede una visione globale con azioni locali, una cosa difficile da raggiungere, che significa evitare le sofferenze causate dagli errori delle grandi imprese. Però ora possiamo intravvedere che emergono nuovi atteggiamenti , con un gran numero di persone nella maggioranza dei Paesi che desiderano miglioramenti.

IHU On-Line –Quali sono gli effetti delle diverse civiltà tecnologiche sulle forme di vita del pianeta? Come questo si riflette sull’agricoltura?

Ulrich Loening- E’ sorprendente che la “scienza” nel senso moderno sia sorta in Europa e non nella Cina, nonostante la sua antica civiltà, e neppure in paesi buddisti, nonostante Budda [9] abbia consigliato che “ nulla viene da una mano baciata”. Ora, questo atteggiamento scientifico, inizialmente europeo, è arrivato a permeare il mondo intero. Forse è ora il momento che l’Europa una volta ancora provochi una nuova “ alba” ( o Illuminismo) cultural/scientifica. A differenza di altri periodi, potrebbero trovarsi soluzioni e saperi nei popoli meno acculturati, ma la cui cultura sia sopravvissuta in alcuni luoghi del mondo. Il concetto di “The Way” [10] ( libro di Edward Goldsmith [11]), immaginando uno sviluppo con equità sociale e ecologica di antiche origini, potrebbe fornire un “ethos” per una nuova sintesi.

IHU On-Line –In che consiste l’idea di “tecnologia appropriata” e quale è il suo rapporto con le forme di vita integrali, come l’agroecologia?

Ulrich Loening –La tecnologia appropriata è stata molte volte confusa con la “tecnologia intermedia” preconizzata da Schumacher [12]. Io considero appropriato ciò che si adegua alla situazione. Esempio eccellente sono le tecnologie che approfittano dell’energia dell’ambiente, che in ultima analisi emana dal sole e continua ad emanare, sia che la utilizziamo o no. Se soddisfacessimo i nostri bisogni di energia a partire da tale flusso, in tal caso è appropriato. Allo stesso modo, l’agricoltura che si adatta ai cicli della natura ( e non solo delle stagioni dell’anno, ma nei flussi materiali e biologici) otterrà di operare e funzionare nella forma sostenibile. La nostra offerta di cibo deve venire dai flussi di nutrienti e organismi all’interno dell’ecosistema, causando il minimo possibile di cambiamenti, siano essi utilizzati o no.

IHU On-Line – Desidera aggiungere qualcosa?

Ulrich Loening –Si! Riassumendo tutto quello che ho argomentato sopra e altri studi non citati qui, si può arrivare ad una conclusione: la scienza applicata sulla quale si basa la nostra civiltà ha radici culturali profonde. Ora, per decidere come, dove e se gli uomini potranno vivere sulla Terra, è necessario un atteggiamento scientifico nuovo, e culturalmente diverso. Io non voglio dire un metodo scientifico nuovo o diverso, perché si è autocostruito dal senso comune logico, ma un nuovo approccio sulla forma di applicazione della scienza e sulle sue motivazioni. Mi piace promuovere un nome per questa nuova scienza “ Scienza conviviale”. Deriva da “con-vivo“ che significa “con vita” [sic]. Scienza conviviale può avere molti significati: è una scienza che crea tecnologie ecologicamente appropriate, che promuove una relazione di convivenza con la natura, che può aiutare a superare la diffidenza di molte persone verso la scienza, e, soprattutto, che può creare una relazione più conviviale fra gli esseri umani e la natura.


L’intervista è a cura di João Vitor Santos dell’Instituto Humanitas Unisimos/ADITAL Brasile. La versione in portoghese è tradotta da Walter O. Schlup e la versione spagnola è tradotta da Patrizia Pizzorno. La versione italiana è tradotta da Giorgio Cingolani per il Centro Studi Sereno Regis, dal testo spagnolo e portoghese non essendo disponibile il testo in Inglese.

Fonte: http://site.adital.com.br/site/noticia.php?lang=ES&cod=88844


Il Centro Studi non si condivide tutto quanto affermato dal Prof. Loening. Per questo motivo nel prossimo numero della Newsletter sarà pubblicato un articolo, tradotto in esclusiva dal centro, dal titolo “The future of the Food Justice Movements”, di  Rory Smith, per Truthout.

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