U.S.A e Giappone: soci nella falsificazione storica – Oliver Stone e Peter Kuznick

Siamo ritornati da poco da un giro di 12 giorni di conferenze in Giappone che ci ha condotti a Hiroshima, Nagasaki, Tokyo, e Okinawa. Prima che unissimo le nostre forze a Hiroshima per le commemorazioni del 6 agosto, Oliver ha dato manforte ad attivisti che protestavano contro la base navale sud-coreana in costruzione a Jeju, Sud-Corea, a meno di 500 chilometri da Shanghai. Peter è stato a Kyoto con partecipanti della classe annuale di studio all’estero dell’Istituto di Studi Nucleari dell’Università Americana. Essere a Hiroshima e Nagasaki nel periodo degli anniversari del bombardamento atomico è stata un’esperienza intensa per tutti e due e un richiamo vivido al perché mistificare il passato sia così critico nel perpetuare l’impero attualmente – un progetto cui USA e Giappone collaborano da 68 anni.

Le élite di ambo le nazioni hanno indubbiamente beneficiato di questa relazione simbiotica. Finché il Giappone è stato recentemente scalzato dalla Cina, USA e Giappone erano le due massime economie mondiali. Essi sono fra i cinque paesi con la spesa più alta per i rispettivi apparati militari. Dalla fine della seconda guerra mondiale, Il Giappone è stato il fulcro della politica USA in Asia e lo rimane tuttora.

Prima della nostra visita, il nostro film documentario in 10 parti Untold History of the United States [ed. it.: U:S:A: La storia mai raccontata] aveva avuto grande successo alla televisione pubblica giapponese, NHK. Il libro, pubblicato di recente in Giappone, aveva già venduto quasi 50.000 copie. Non ci siamo resi conto di quanto interesse avesse suscitato la nostra critica dell’impero americano e dello stato di sicurezza globale finché non arrivammo, per un tour privato speciale, al Museo della Bomba Atomica di Hiroshima, accolti da uno sciame di ben più di 100 reporter e telecamere di emittenti.

È stato opportuno cominciare appunto con Hiroshima. Dal 1995, ogni estate, Peter vi ha portato gruppi di studenti insieme ai suoi colleghi dell’Università Ritsumeikan di Kyoto. Era invece la prima visita per Oliver. Peter studia e scrive sui bombardamenti atomici da vent’anni. Oliver si era immerso nella saggistica e nelle immagini visive in quanto parte dei cinque anni di ricerca impiegati nella creazione di Untold History. Per quanto si possa essere ben preparati, visitare Hiroshima procura un enorme sussulto emotivo.

Abbiamo posto i bombardamenti atomici dell’agosto 1945 al centro della nostra analisi dell’impero postbellico USA. Il monopolio atomico diede agli USA la baldanza per imporre la propria volontà al resto del mondo. In seguito ai bombardamenti, i funzionari USA si mossero per proporre in fretta una narrativa che giustificasse tali atti barbarici — narrativa poco verosimigliante. Così al pubblico si disse che si erano sganciate le bombe per clemenza verso i fanatici giapponesi per farla finita con la guerra appena possibile, evitando un’invasione che sarebbe costata secondo Truman mezzo milione di vite americane. Gli USA non avevano avuto scelta. L’atto era non solo giustificato, era umanitario. Basti pensare a tutti quei giapponesi che sarebbero morti anch’essi in un’invasione.

Questa versione della storia tralasciava alcuni fatti sconvenienti. Il Giappone era già carponi e in cerca di un’accettabile formula di resa dal mese di maggio. Il generale Douglas MacArthur, che si era unito ai generali Eisenhower e Arnold e agli ammiragli Leahy King e Nimitz nello sconfessare i bombardamenti, in seguito insistette che i giapponesi si sarebbero arresi in maggio se gli USA avessero offerto garanzie di preservare l’imperatore, come confermato da cablogrammi giapponesi intercettati. Truman descrisse il cablogramma del 18 luglio come “il telegramma dell’imperatore giapponese di richiesta di pace.” Truman sapeva anche che l’Unione Sovietica stava per sopraggiungere nella guerra e che l’invasione sovietica era ciò che i giapponesi più temevano. In maggio, il Consiglio Supremo di Guerra del Giappone dichiarava: “L’entrata in guerra sovietica sferrerà un colpo letale all’Impero.” A Potsdam, Truman ebbe conferma che i sovietici erano in procinto di intervenire nella guerra del Pacifico e scrisse: “Fine dei giapponesi quando questo avverrà.” E disse a sua moglie che a questo punto la guerra sarebbe finita un anno prima. Il 6 luglio 1945, Il Comitato Congiunto d’Intelligence riferiva :”Un’entrata in guerra dell’Unione Sovietica convincerebbe finalmente i giapponesi dell’inevitabilità di una completa disfatta”.

L’invasione sovietica del 9 agosto della Manciuria occupata dai giapponesi segnò l’inizio di una rapidissima fine della guerra. Quello stesso giorno gli USA distrussero Nagasaki. Per i dirigenti giapponesi, tale atto insensibile e terrificante non rappresentava qualcosa di fondamentalmente nuovo. Gli USA bombardavano con bombe incendiarie e distruggevano città giapponesi da marzo — oltre 100 in totale. Hiroshima e Nagasaki erano due in più nell’elenco. Ma fu l’invasione sovietica che convinse il primo ministro Suzuki e altri che avrebbero fatto meglio ad arrendersi agli americani fintanto che potevano anziché ai sovietici. I bombardamenti atomici furono un tentativo USA di concludere la guerra prima che i sovietici invadessero e ricevessero le spoglie [del paese] promessegli dagli Alleati a Yalta, e furono un tentativo – ancor più gravido di conseguenze per la storia umana, di dimostrare ai sovietici, ben consci della disperazione giapponese per por fine alla guerra, che gli USA potevano essere del tutto privi di scrupoli nel difendere i propri “interessi”.

Ci volle una destrezza straordinaria, media del tutto supini, e istituzioni educative che non ponessero domande per trasformare questo racconto di nefandezza in uno di benevolenza americana, ma Truman e i suoi difensori fecero in modo di epurarlo lasciando senza impacci la santificazione di una seconda guerra mondiale come “buona” guerra (fu certamente necessaria) e il mito dell’eccezionalismo americano – la storia della singolare bontà di un’America amante della libertà, con l’altruistica disposizione a sacrificarsi per altri.

Il secondo mito fondamentale riguardo alla seconda guerra mondiale è che gli USA abbiano valorosamente vinto la guerra in Europa, mentre – come riconosciuto da Churchill – furono i sovietici a “strappare le budella alla macchina militare tedesca”, affrontando 200 divisioni tedesche per quasi tutta la guerra, mentre USA e Gran Bretagna insieme ne affrontarono 10. Infatti, i generali Marshall e Eisenhower erano furibondi che gli USA “beccassero solo in periferia” e proteggessero gli interessi imperiali britannici in Nord Africa, nel Mediterraneo, e poi in Birmania invece di confrontarsi coi tedeschi frontalmente, fino allo sbarco in Normandia, quando inizia, tipicamente e in modo fuorviante, la narrativa USA, molto dopo che i sovietici avessero invertito la marea bellica.

E il terzo mito sulla guerra fu che la guerra fredda fosse un prodotto dell’ampliamento territoriale sovietico e dell’ostilità verso l’Occidente capitalista. Effettivamente, a Truman ci vollero meno di due settimane in carica per minare alla base la visione di Roosevelt di un mondo multipolare di collaborazione e dirigenza condivisa fra USA e URSS, e per iniziare una politica di sfiducia e ostilità.

Quindi noi asseriamo che quasi tutto ciò che gli americani imparano sulla guerra è proprio il contrario di ciò che davvero accadde. Sorprendentemente, la versione della seconda guerra mondiale insegnata agli studenti giapponesi è altrettanto mendace e disonesta. In Giappone oggi c’è qualche nozione e dibattito sul massacro di Nanchino e sull’asservimento sessuale delle donne coreane, ma non c’è quasi discussione sulla brutalità e sulle uccisioni a casaccio associate all’aggressione imperiale giapponese al resto dell’Asia in tempo di guerra. Pochi sanno che ben più di un millone di vietnamiti perirono durante la breve dominazione giapponese o delle atrocità commesse in Indonesia, Malesia, Filippine, Taiwan, Birmania, e altrove per la regione verso uomini e donne indiscriminatamente. E la resa stessa è stata ammantata di assurdità a proposito della disponibilità di un imperatore compassionevole a sacrificarsi per limitare le sofferenze del suo popolo.

Il sotterfugio continuò dopo la guerra. Al Tribunale per i Crimini di Guerra di Tokyo non si presentarono accuse contro i dirigenti giapponesi per il massacro aereo di cinesi e altri civili, per assicurarsi che non si facessero paralleli con i bombardamenti incendiari USA di civili giapponesi o con i crimini di guerra ancor più gravi dei bombardamenti atomici. Riferendosi ai primi, il segretario di stato Stimson confessò che non voleva che agli Stati Uniti si affibbiasse “la fama di superare Hitler nelle atrocità”. E riferendosi ai secondi, il capo gabinetto personale di Truman, l’ammiraglio William Leahy, dichiarò: “I giapponesi erano già sconfitti e pronti ad arrendersi”, e raccontò al biografo di Truman, Jonathan Daniels, nel 1949, che i dirigenti USA affermavano di star per colpire bersagli militari ma “proseguirono a uccidere quante donne e bambini potevano, che era ciò che avevano sempre voluto”. Gli USA effettivamente amnistiarono o semplicemente rilasciarono dozzine di criminali di guerra di prima categoria, molti dei quali continuarono agli ordini postbellici dell’America. Fra loro c’erano Matsutaro Shoriki, fondatore della Nippon TV e presidente del Yomiuri Shimbun, oggi il maggior quotidiano giapponese, che lavorò in stretti rapporti con la CIA e l’USIA (United States Information Agency) per portare l’energia nucleare in Giappone nell’ambito del tentativo di Eisenhower di vendere i benefici dell’atomo pacifico al fine di giustificare l’uso delle armi nucleari. Fu Eisenhower il cui massiccio potenziamento nucleare — da approssimatamente 1.000 armi nucleari all’entrata in carica a 30.000 a completamento del suo ciclo di leggi finanziarie – a mutare la minaccia di Truman di potenziale omnicidio in una realtà che ha da allora sempre afflitto l’umanità.

Un altro dei criminali di guerra amnistiati era Nobusuke Kishi, che proseguì fino a diventare primo ministro del Giappone nel 1957 e contribuì a seminare una dinastia famigliare di prevaricatori storici. Kishi forzò la promulgazione del Trattato di Mutua Cooperazione e Sicurezza, conosciuto più in generale come AMPO, che omologava il mantenimento di basi militari USA in Giappone. L’opposizione popolare era così aspra che Kishi fu costretto a dimettersi. Kishi aveva già adirato il pubblico insistendo che la Costituzione del Giappone non bandisse lo sviluppo di armi nucleari, un’eresia per una nazione che aveva massicciamente accolto l’articolo 9 antimilitarista della sua costituzione di Pace dettata dagli USA, che affermava “il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra in quanto diritto sovrano della nazione” e “non si manterranno forze di terra, di mare e aeree, né alcun altro potenziale bellico”. Fin dalla guerra di Corea, i dirigenti USA premono sul Giapppone perché revochi l’Art. 9 e giochi un ruolo maggiore nella difesa regionale. Il governo di Kishi aveva ingannato il pubblico concludendo un “accordo segreto” che conferiva carta bianca alle navi militari USA con armi nucleari a bordo per l’ingresso nei porti giapponesi.

Il fratello minore di Kishi, Eisaku Sato, divenne primo ministro nel 1964 e sostenne privatamente il Giappone che iniziava allora il proprio programma d’armamenti nucleari. Nel 1967, avallò i “Tre Principi Non-Nucleari”, che rinunciavano alla fabbricazione, al possesso o all’introduzione di armi nucleari, impegno che Sato poi descrisse all’ambasciatore USA come “assurdo” e persisté a violare. Nel 1971, il suo governo concluse il trattato che permetteva a Okinawa di tornare al Giappone, ma stipulando che gli USA mantenessero le loro basi militari sull’isola. Nel 1969 aveva firmato un protocollo segreto che permetteva agli USA di reintrodurre armi nucleari a Okinawa, in circostanze d’emergenza, pur dopo il ritorno di Okinawa del 1972 alla giurisdizione giapponese. Il suo ricevimento del premio Nobel per la Pace nel 1974, successivo a quello conferito a Henry Kissinge l’anno prima, si prendeva ancor più gioco degli sforzi per trovare soluzioni pacifiche alle crisi globali.

Le bugie e gli inganni giunsero all’apice con l’elezione del destrorso Shinzo Abe, nipote di Kishi, nel dicembre 2012. Abe era già stato in carica per un anno prima di dimettersi per essere caduto in disgrazia. È un noto negazionista della storia, avendo messo in questione la veracità delle atrocità giapponesi verso la Cina e minacciato di revocare le scuse del Giappone alle donne costrette alla prostituzione per servire le truppe giapponesi.

Il partito LDP (liberal democratico) di Abe è tornato al potere dopo tre anni di governo fallito del Partito Democratico del Giappone (DPJ), la cui sconfitta è stata un tragico colpo alle speranze di riforma del popolo giapponese. Yukio Hatoyama, del DPJ, era stato eletto primo ministro nel settembre 2009, ponendo fine a decenni di governo pressoché ininterrotto del LDP. Aveva promesso di bloccare la risistemazione in programma della grossa base marittima USA di Okinawa da Futenma a Henoko spostandola del tutto al di fuori del Giappone. Futenma e le altre basi USA così importanti per i progetti imperiali statunitensi, sono profondamente impopolari presso la gente di Okinawa, la piccola prefettura che ospita il 74% delle basi USA in Giappone. La resistenza di Hatoyama fu sgominata dal premio Nobel Barack Obama, determinando il crollo finale del suo governo. Quando ci incontrammo con Hatoyama, che ha scritto in termini entusiastici su Untold History, trovammo un uomo che aveva cercato di resistere all’impero sempre invasivo di basi USA e ne era stato distrutto. Obama, come tutti i suoi predecessori post-bellici con l’ eccezione di John Kennedy e, in modo effimero, Jimmy Carter, ha chiarito che mantenere l’impero americano ha la precedenza sulla decenza umana e la giustizia sociale nonché la volontà della gente di Okinawa, che ha lottato poderosamente contro la costruzione di una nuova base marittima e l’uso della loro isola come trampolino per tutte le guerre USA in Asia, cominciando con la Corea. Okinawa viene ora predisposta a svolgere il ruolo di “perno” asiatico secondo il programma di Obama di “contenimento” della Cina in quella che sta diventando, se non una nuova guerra fredda, un pretesto per i persistenti livelli inflazionati di spesa per la “difesa” da parte USA e dei suoi alleati.

Con il prepararsi degli USA a un attacco alla Siria, cogliendo il presunto uso di armi chimiche da parte del governo di Assad come “linea rossa” che non può essere oltrepassata, colpisce curiosamente che gli USA si facciano un tale problema delle Armi di Distruzione di Massa (ADM) mentre il suo Museo Nazionale dell’Aria e dello Spazio espone orgogliosamente l’Enola Gay, l’aereo che inaugurò l’era moderna delle ADM con il bombardamento atomico di Hiroshima. C’è lì un’ironia che non si può cogliere solo in una nazione la cui storia non viene appresa — una nazione che si arroga presuntuosamente il diritto di poliziotto globale pur essendo da tempo, come disse Martin Luther King, “il massimo procuratore di violenza al mondo”. Sin da quando i dirigenti USA – come Woodrow Wilson che quasi un secolo fa considerava l’America il salvatore del mondo” – continuano a sostituire la diplomazia con la forza aggrappandosi alla convinzione che la potenza produce diritto, affermatasi col fatto che gli USA hanno evitato la condanna universale per i bombardamenti atomici del 1945. Come ha arrogantemente dichiarato l’ex-segretario di stato Madeline Albright: “Se dobbiamo usare la forza è perché siamo l’America, la nazione indispensabile”.

Per capire come il resto del mondo guarda all’azione militare in Siria da parte degli Stati Uniti, sarebbe meglio rivolgersi a una fonte improbabile – Samuel Huntington – che scrisse: “L’Occidente ha vinto il mondo non per la superiorità delle proprie idee, valori o religione… ma per la superiorità nell’applicare una violenza organizzata. Gli occidentali spesso lo dimenticano; i non-occidentali mai”??.

Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis

Titolo originale: The U.S. and Japan: Partners in Historical Falsification

http://www.huffingtonpost.com/oliver-stone/the-us-and-japan-partners_b_3902034.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *