Les Soulèvements de la Terre: come si dissolve un movimento?

Daniela Bezzi

Intere pagine sui maggiori giornali oltre che sulle tantissime testate alternative soprattutto sul web. Confronto/scontro di opinioni diverse che fin da ieri pomeriggio e per tutta la serata hanno riempito l’infosfera dei più importanti talk show francesi, per radio e Tv e poi virale sui canali web. Se con questo decreto di dissoluzione de Les Soulèvements de la Terre, in effetti nell’aria già da settimane e votato dal Consigli dei Ministri enfin ieri mattina, l’intenzione di Macron era di sbarazzarsi una volta per tutte di una marmaglia di ecoterroristi, accusata di fomentare sistematicamente la violenza in tutte le situazioni d’intervento dall’anno della sua costituzione (2021) fino ad oggi… il risultato è ben altro.

Decine di presidi di solidarietà si sono immediatamente auto-convocati ieri sera davanti alle prefetture di tutta  la Francia – perché è ormai fittissima (e in continuo aggiornamento) la mappa dei comitati territoriali che a vario titolo, con sigle e istanze diverse, si sentono parte anzi protagonisti dei Soulèvements, dalle estreme propaggini della Bretagna, alle pendici dei Pirenei e della Alpi e persino in Corsica.

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E sempre di più le firme di sostegno raccolte a titolo individuale nell’arco di poche ore: 130.796 mentre chiudiamo queste note, da 108.000 che erano fino a ieri (appello per firmare qui).

Ma soprattutto importante l’opinione di chi fa opinione: giornalisti, intellettuali, scrittori, sindacalisti, deputati in quota France Insoumise o Europe Ecologie Les Verts, e naturalmente avvocati, giuristi – perché la domanda che già da mesi era chiara a tutti e che con questo decreto diventa un bel motivo di imbarazzo per il governo, è la seguente: come si attua, tecnicamente, l’abrogazione di una movimento che non solo non ha statuto associativo, né sede e neppure elenco degli affiliati, ma è una costellazione di comitati territoriali, e di alleanze, e di canali/iniziative media piccole e grandi, ma tutte formidabilmente aggreganti, comunicative, fertili, germinative.

“Cosa ci aspettiamo che succeda: che tutte queste realtà, una per una, diventino da oggi al domani oggetto di perquisizione e sistematica repressione da parte del Ministero dell’Interno?” fa notare Basil Dutertre, più volte intervistato ieri come portavoce dei SdlT. “È vero che al punto in cui siamo possiamo aspettarci di tutto… ma sarebbe una situazione così evidentemente inaccettabile e liberticida da rivelarsi improponibile!”

“Possiamo pensare che le retate all’alba per colpire i fiancheggiatori (come è successo ieri mattina per 15 attivisti, preliminarmente alla riunione del Consiglio dei Ministri – ndr) possano essere estese anche ai tanti intellettuali, scrittori, artisti, giuristi che da Sainte-Soline ad oggi hanno espresso il loro sostegno per i SdlT?”  si è pubblicamente chiesto  nel corso di un dibattito sul canale France Tèlèvisions lo scrittore/giornalista/sociologo Anthony Cortes, autore di un libro da poco uscito dal titolo Lo scontro che verrà – Dall’eco-resistenza all’eco-terrorismo (in francese L’affrontement qui vien Ed. du Rocher, decisamente in tema).  “Per cui anche le Editions du Seuil dovrebbero finire in gattabuia, visto che sono appena uscite con un libro intitolato On ne dissout pas un Soulèvement (Non si può dissolvere un sollevamento, non ancora tradotto per l’Italia – ndr) con non meno di 40 contributi, tra cui parecchi filosofi, sociologhi, intellettuali di rango, e non poca risonanza anche all’estero…?”

E insomma un bel ginepraio, innanzitutto sul piano giuridico, e su questo fronte si è già mosso il ricorso gli avvocati: Ainoha Pascal che di nuovo ha sottolineato l’orizzontalità del movimento dei SdlT che “non può in alcun modo venir definito ‘raggruppamento di fatto’ a meno che il governo non abbia l’intenzione di mettere in galera le centinaia di migliaia di sostenitori in tutta la Francia”; e Raphael Kempf secondo il quale “questa richiesta di dissoluzione non ha alcuna base giuridica”.

Ma è soprattutto il pubblico dibattito scatenato dalla decisione di ieri, che vedrà in difficoltà il governo di Macron nelle prossime settimane, perché il polverone sollevato già da ieri non potrà certo quietarsi nelle prossime ore, e anzi contribuirà ad amplificare la visibilità dei SdlT, in un crescendo di consensi, anche da fuori Francia.

Immediate le espressioni di solidarietà pervenute dall’Italia, ovviamente dalla Val Susa (ndr, comunicato NoTav Info qui che a caratteri cubitali dice su FB ‘SIAMO PER LA MOLTIPLICAZIONE/NESSUNA DISSOLUZIONE), che da mesi si è trovata coinvolta nella promozione della manifestazione contro la Torino Lione dello scorso week end in Maurienne – e ne abbiamo riferito qui.

E poi da varie sezioni dell’ANPI, per esempio la sezione Anpi Nizza Lingotto che nel suo comunicato stigmatizza “questo fatto gravissimo che sprofonda la Francia in una sempre più evidente oligarchia fascistoide nella quale il dissenso politico è criminalizzato e punito!”

Per non dire di Greta Thunberg che (guarda caso) si trovava già da qualche giorno a Parigi per una conferenza in tema di ‘nuovo patto della finanza a livello mondiale’ per contrastare (chissà come) l’emergenza climatica, e che era in prima fila al presidio di ieri sera, intervistatissima dai giornalisti. (ndr possibile screenshot nel link oppure questo breve You Tube:

 

“È una questione di diritto al dissenso, e di diritto di manifestare il dissenso” ha dichiarato. “Spero solo che le iniziative di protesta si intensifichino nei prossimi giorni in tutta la Francia, per difendere il fondamentale diritto alla manifestazione!”

Particolare rumore ha suscitato lo scrittore di fantascienza Alain Damasio, popolarissimo in Francia (unico titolo tradotto in Italia L’Orda del vento, Ed. TEA), che già prima del decreto di dissoluzione dei SdlT annunciato ieri mattina, aveva definito l’ipotesi “una vera e propria aberrazione… una simile decisione per arginare un movimento ecologista che in tutte le sue azioni sta cercando di metterci in guardia circa l’emergenza indiscutibilmente preoccupante della carenza-acqua… et bien, qual è la risposta del Governo? La criminalizzazione…”

“E cosa pensa delle azioni di sabotaggio cui abbiamo assistito nei loro interventi” ha provato ad incalzarlo l’intervistatrice.

“Non solo le comprendo, ma le difendo: siamo in un momento in cui l’accelerazione della crisi climatica è sotto gli occhi di tutti, è chiara a tutti l’urgenza di fare qualcosa di concreto o come minimo di non più proseguire con quel genere di progetti, interventi, grandi opere e varie diavolerie che (lo sappiamo da tempo) contribuiscono non certo a mitigare ma sono tra le principali cause di questa emergenza, pensiamo alla cementificazione, all’estrattivismo… E il Governo cosa fa? Non solo non fa niente di concreto, non solo non interviene per sanzionare le imprese maggiormente causa dell’emergenza, ma le difende contro l’intervento di chi cerca di dare visibilità all’emergenza, e perciò viene criminalizzato. E ‘ evidente che bisogna mettere in campo interventi più efficaci…”

“Intende dire la violenza?”

“Non la definirei violenza. Stiamo parlando di collettività che si oppongono al furto di sabbie dagli argini dei fiumi ad uso dei cementifici, che si oppongono al furto d’acqua per i mega-bacini a esclusivo vantaggio dei big dell’agro-business e non certo dei medio/piccoli coltivatori… che si oppongono alla cementificazione delle terre agricole, che si oppongono all’impatto sulle falde acquifere di un’intera montagna per quanto riguarda la Torino Lione.”

“Ma il Ministro degli Interni Gerard Dermanin ci fa notare le azioni di violenza…

“Gerard Dermanin dovrebbe innanzitutto rispondere dell’estrema violenza sempre più regolarmente esercitata contro chiunque manifesta nel nostro paese, dai Gilets Jeunes, ai milioni scesi in piazza (ripetutamente e invano) per la legge sulle pensioni, e adesso contro questa coalizione di movimenti che vede rappresentati non solo i SdlT, ma anche molti sindacati, molte amministrazioni locali, moltissime associazioni di cittadinanza attiva… Dopo anni e anni di manifestazioni pacifiche, regolarmente ignorate, bisogna capire che qualcosa succede che si chiama frustrazione… reazione… sabotaggio… o più precisamente disarmement, iniziative di disarmo, perché se è vero che si è scatenata una guerra alla vita del pianeta, bisogna fermarla! E la guerra lamentata da Dermanin è voluta più dal governo che da chi la subisce sul terreno.”

Violenza, non violenza, quale violenza, da parte di chi, e come rispondere, come efficacemente contribuire a quel cambiamento di rotta che non potrà che essere radicale – o non sarà affatto… Tema da sempre molto presente all’interno dei movimenti ecologisti di tutto il mondo, che questi ultimi eventi in Francia avranno il merito di rilanciare.

E comunque, decreto e non decreto, il movimento dei SdlT non rinuncerà agli impegni già da tempo in calendario per la prossima fine di agosto, e dal 18 al 27 conferma una mega-carovana, di trattori, biciclette, carretti e veicoli vari, da Sainte-Soline nelle Deux–Sévres fino a Parigi passando da Orléans: Allons Enfants!


 

 

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