Abolizione delle armi nucleari: una proposta di iniziativa politica

Antonino Drago

di Antonino Drago


Abolizione delle armi nucleari: dopo la nostra vittoria, sciogliere i legacci alle mani dell’ONU e dar loro forza popolare

Abolizione delle armi nucleari

L’ICAN è una iniziativa politica sorta dal basso, che, con la sua proposta di abolizione delle armi nucleari ha saputo arrivare fino all’ONU e da lì ha fatto politica sugli Stati perché proprio quella proposta è diventata legge internazionale (approvazione della interdizione di queste armi dal 22/1/21). Ora occorre farla attuare.

In che situazione politica internazionale siamo?

Nel 1989 i popoli dell’Est Europa hanno liberato senza fare guerre il mondo dall’incubo dello scontro nucleare dei Due Blocchi. Ma subito dopo (1991) la invasione del Kuwait ricco di petrolio (il premio che Saddam Hussein credeva di aver guadagnato per aver combattuto per dieci anni per procura degli USA contro il nuovo stato sciita in Iran), gli USA hanno organizzato un esercito di 900.000 militari per riportare il mondo alla ragione della forza bellica. Inoltre l’anno dopo, due etnie incoscienti (Croati, Sloveni) hanno scatenato una guerra nella zone nevralgica dell’Europa centrale.

La quale guerra ha ristabilito la “necessità” della sopravvivenza della NATO, patto militare prima difensivo, ma che da allora si è dato il diritto al “first use” nucleare contro “ogni Entità politica”. Nel 2001, quando sono crollate le tre torri-grattacieli a New York, gli USA non hanno seguito l’ammonimento del papa, “Non vendetta, ma giustizia!”, ma hanno scatenaro una “enduring [= infinite] war” al terrorismo in tutto il mondo e in particolare in Irak, Afganistan, Siria, Libia.

Quando nell’agosto 2021 gli USA, usciti sconfitti da venti anni di guerra ai “Paesi terroristi”, hanno abbandonato in maniera vergognosa l’Afganistan, hanno mantenuto, nonostante l’elezione di un presidente “democratico”, le ambizioni e l’aggressività tipiche di superpotenza, unica al mondo.

E pochi mesi dopo è nata la guerra in Ucraina, che è tre guerre insieme:

  1. quella Russia-Ucraina, stoltamente e criminalmente scatenata da Putin,
  2. quella degli USA e NATO contro la Russia (e la Cina), per confinarle nel ruolo di attori politici internazionali subordinati;
  3. quella tra forme di stato diverse. Da una parte quella quella “democratica” (che è dominata da corsa agli armamenti, capitalismo, finanza, oppressiva amministrazione centralizzata, mass media invadenti e che è razionalizzata dalla scienza occidentale, ma che in compenso concede i diritti individuali e ogni quattro anni un’elezione politica); dall’altra, le nuove forme storiche di Stato:
    • quella socialista in nuove versioni (in Russia, Cuba, Myanmar, Corea del Nord e Cina),
    • quella “araba” che vuol e mantenere la etica (araba) sopra la politica (nuova forma reclamata dalla “primavera araba” del 2011. Per ora ha per Stati rappresentativi Iran, Turchia e Afganistan, non le “democrature” degli Stati arabi asserviti all’Occidente),
    • quella gandhiana-ecologista, che vuole sottoporre la burocrazia e la tecnologia a quel minimo che sia facilmente controllabile da ciascun cittadino; forma per ora rappresentata solo da movimenti: per la pace, ecologico, ecc.

Gli USA, che oggi non hanno più soldi né l’efficienza militare per fare nuove guerre, hanno dato la procura alla Ucraina e alla NATO di farne una cruciale, guadagnandoci la vendita del gas all’Europa e il rilancio della NATO come “coalizione dei Paesi democratici” che, al di fuori dell’ONU, si dà il diritto di fare da gendarme del mondo e di mantenere, con la compartecipazione dell’Europa “dei lumi”, lo scandalo criminale della corsa agli armamenti in un mondo che è entrato in inquinamenti irreversibili e dove il numero di affamati (un miliardo) aumenta costantemente.

Ripartiamo dalla nostra vittoria!

Cioè, ripartiamo dal gennaio 2021. Allora nella storia della politica internazionale si era creata per la prima volta una divisione dell’ONU diversa da quella antica tra i Due Blocchi; 120 Stati anti-nucleari, che hanno il sostegno della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, contro soprattutto la decina di Stati con arsenali nucleari. Purtroppo il First Meeting of States Parties to the UN Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons (TPNW) è stato posposto dal gennaio 2022, al marzo, al maggio. Perciò gli Stati antinucleari non hanno ancora potuto esprimere, dopo la giurisprudenza del Trattato la loro politica di attuazione del Trattato.

Finalmente il Meeting avverrà a Vienna il 21-23 giugno prossimo. Allora prepariamo questo Meeting. Ma non come una ricorrenza, né come una ritualità amministrativa, ma come inizio di una nuova politica internazionale, quella che vuole la liberazione del mondo dalle armi nucleari e la fa avanzare con opportune iniziative; in particolare, l’iniziativa di proporre una nuova politica dell’ONU, centrata (se non rifondata) sul punto fermo che le armi nucleari sono diventate illegali. L’iniziativa converge con la posizione etica popolare interpretata dal capo della chiesa cattolica che ha ripudiato le armi nucleari dichiarandole immorali.

Quali iniziative allora?

1) Dopo la riuscita dell’obiettivo originario, l’ICAN, al fine di portare a compimento la sua iniziativa del 2006, deve trasformarsi in un organismo dal basso che opera sulla politica internazionale e pertanto innanzitutto si collega con tutte le ONG e tutti i premi Nobel che concordano sui due punti seguenti:

2) Riforma dell’ONU: l’ICAN deve promuovere una riforma dell’organismo internazionale, che è fondato sulla lotta alla guerra e che presiede alla attuazione del Trattato: a) spostamento della sua sede da New York ad es. alla città simbolo del ripudio delle armi nucleari, Hiroshima; o nel primo Paese senza esercito, il Costa Rica; o a Vienna, capitale di un Paese neutrale che è stato il primo promotore del Trattato, l’Austria; b) porre fine del diritto di veto delle prime cinque potenze nucleari nel Consiglio di Sicurezza; c) ricomporre il Consiglio di Sicurezza con l’ingresso di almeno uno Stato arabo, in modo da rappresentare tutti i tipi di forme di Stato.

3) Creare una piena cittadinanza dell’ONU per sostenerlo nella sua politica di disarmo nucleare e pace. Questo organismo finora è stato solo un patto tra Stati. Per ottenere il consenso diretto dei cittadini del mondo hanno concesso gratuitamente i diritti (tipici degli occidentali) stabiliti dalla Dichiarazione del 1948. Il rapporto diretto con l’ONU deve contemplare l’altra faccia della medaglia dei diritti, i doveri. Senza una compartecipazione attiva (ed etica) dei cittadini del mondo) il Trattato non avrebbe il sostegno dal basso per essere attuato. Perciò occorre introdurre volontariamente una tassazione annuale, che sia indirizzata specificamente alla Commissione per il Disarmo dell’ONU. Si propone che essa sia di una quantità che è la minima per essere perseguita dalle leggi fiscali nel proprio Paese (in Italia 30 euro), in modo che poi sia possibile una class action collettiva per chiederne il rimborso in alternativa alle spese militari.


Antonino Drago

Abolizione delle armi nucleari

È stato docente dell’Università “Federico II” di Napoli ed è impegnato nella Comunità dell’Arca di Lanza del Vasto.


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