Lanza del Vasto al tempo del coronavirus

Autore
Antonino Drago


Lanza del Vasto al tempo del coronavirus. Sintesi della conferenza tenuta il 29 settembre in occasione del 120° della nascita di Lanza del Vasto a San Vito dei Normanni, sua città natale 

            Lanza del Vasto era contro questo progresso del suo tempo. A lungo è stato irriso come un retrogrado infantile.

             Ma che cosa significare il progresso oggi? Oggi l’1% della popolazione mondiale possiede il 50% delle ricchezze. Ma vediamo in dettaglio questo progresso. Lo esprime al meglio questo grafico del rapporto Oxfam del 2019.


Lanza del Vasto al tempo del coronavirus

            Qui si vede che cosa è il progresso che si è realizzato nel mondo nel periodo tra i due grandi avvenimenti mondiali recenti: le rivoluzioni non violente dei popoli dell’Est Europa nel 1989 e la attuale pandemia. E’ avvenuta una crescita costante dei ricconi, mentre quasi un miliardo di persone soffre la fame. Inoltre si vede che in ogni nazione la ricchezza di pochi (10% della popolazione) è a spese di tutti gli altri, perché, come sappiamo bene dalla nostra esperienza, gli altri mantengono i livelli precedenti o addirittura (vedi gli operai) guadagnano di meno o sono licenziati. Infatti il Paese che è stato alla testa lungo 15 anni è stato addirittura la Russia, quello che usciva da una economia di Stato ed entrava in una economia liberista: grazie alla grande confusione economica pochi hanno sfruttato alla grande la enorme popolazione e le strutture sociali.

In più notiamo che ora in testa ai vari Paesi non ci sono gli USA, ma addirittura l’India, proprio perché là la gran parte del miliardo di persone sono contadini tradizionali e pertanto possono essere sfruttati fino all’osso. Ciò dimostra che i volponi (di quella turbo finanza, la quale smuove 33 volte la ricchezza della produzione lavorativa (PIL) mondiale) dissanguano la popolazione. Ma sono abili a mantenere il potere; concedono ai ceti sociali più vicini a loro un po’ di consumismo e di giochi, facendoli appassionare ad un loro piccolo progresso individuale.

            Quale è la causa storica di questo tipo di progresso? Durante la guerra fredda il Blocco occidentale ci ha chiesto il consenso politico al suo scontro con il Blocco comunista fornendoci una grande quantità di privilegi, al costo di sconvolgere i rapporti umani e quello con la natura.

            (Prendiamo ad es. l’attuale privilegio del viaggio aereo. Sappiamo che i motori di un aereo devono sollevare in aria il peso di un centinaio di tonnellate, e poi lanciarle a centinaia di km/h (con un grande inquinamento dell’aria, CO2). Com’è possibile allora che un viaggio aereo Pisa-Brindisi al viaggiatore costi 7 euro ( e quindi alla compagnia aerea porti il guadagno di soli 700 euro), cioè come cinque litri di latte, quando la benzina per una automobile che fa lo stesso viaggio costa almeno 50 euro? La risposta è che la Provincia e i Comuni danno alla compagnia aerea sussidi pubblici (sotto le voci: marketing pubblicitario, valorizzazione del turismo locale). Cioè, tutti noi (compresi i poveri) paghiamo tasse, soprattutto indirette, per favorire i pochi privilegiati che viaggiano in aereo: perché l’aereo è il progresso, questo è il futuro). 

            La pandemia che cosa ha causato? L’arresto di questo progresso mondiale! Il che ha prodotto un trauma della popolazione mondiale, che si credeva immersa in un felice progresso, inarrestabile ed eterno!

            Quale è la causa della pandemia? Notiamo che da due anni nessuno dà una spiegazione! Questo fatto significa che la gente non ha il controllo della situazione e nemmeno di coloro che gestiscono la situazione (anche solo quella sanitaria). Di fatto ormai è chiaro che c’è questo silenzio perché il trauma sociale darebbe l’occasione di cambiare radicalmente l’intero modello di sviluppo; mentre invece i gestori politici della situazione mondiale alla fine della pandemia vogliono ricominciare tutto come prima (vedi già adesso il loro rifiuto di liberalizzare i brevetti dei vaccini a favore dei Paesi poveri).

            Quale è la causa profonda della pandemia? Prendo un fatto centrale. Mentre quasi un miliardo di persone su sette muore di fame, l’alimentazione carnivora di due miliardi di persone richiede l’allevamento di 88 miliardi di animali (ogni carnivoro richiede circa 40 animali, dei quali almeno un bovino). Gli allevamenti intensivi di animali aggiungono decine di miliardi di bocche da sfamare e in più comportano vere e proprie devastazioni dei terreni e sono altamente inquinanti delle acque dell’aria e dei rapporti uomo-animali-piante. Ciò vale anche per vari altri nostri consumi. Ma poiché ha beni limitati, la Terra è stressata dal nostro “progresso”: il 29 luglio avevamo già esaurito la scorta di beni naturali che essa ci può dare ogni anno; stiamo vivendo con il doppio delle risorse possibili. Lo sfruttamento è arrivato al limite e forse abbiamo già passato il punto di non ritorno!

            Molto prima che questo avvenisse Gandhi e Lanza del Vasto avevano indicato la via della conversione: la conversione spirituale! La conversione ecologica! La conversione da questa civiltà occidentale! Cioè, il ritorno alla semplicità volontaria, al minimo di burocrazia e di tecnologia e soprattutto a maggiori rapporti umani, per vivere dentro una comunità di molti affetti. Lanza del Vasto, suo fedele discepolo, ha riportato questo invito in Occidente, là dove vive la popolazione privilegiata.

            All’inizio pochi occidentali li hanno seguiti. Oggi ci sono movimenti mondiali che vogliono questa conversione: una semplice ragazzina sedicenne, Greta Thunberg, ha creato un movimento mondiale per la riconversione ecologica della nostra società e del nostro progresso. E’ quindi arrivato il tempo in cui il grido dei profeti di un tempo diventerà una concreta politica di cambiamento mondiale.

            Il 29 settembre di quattro 4 anni fa (2017), qui a San Vito dei Normanni, ricordando l’insegnamento e l’opera di Lanza del Vasto, ho elencato cinque sue profezie che si possono ricavare dai suoi scritti:

  • nel 1943 egli ha espresso la profezia che la non violenza di Gandhi (a quel tempo vista dagli occidentali come un curioso fenomeno orientale) sarebbe stata riconosciuta come politica efficace anche in Occidente: nel 1947 la profezia è stata realizzata dalla colonia India che ha conquistato con la non violenza l’indipendenza da quell’Impero britannico che dominava un terzo del mondo.
  • nel 1948 egli ha espresso la profezia che nonostante la dimensione ormai mondiale della vita associativa, si sarebbe tornati a valorizzare la comunità, quella che è la cellula del modello di sviluppo non violento: negli anni ’60 (anche negli USA) sono sorte innumerevoli comunità (più o meno ispirate ad una rinascita spirituale).
  • negli anni ‘50 ha espresso la profezia che le religioni, anche quella cattolica che da quattro secoli era chiusa al mondo e alla storia, si sarebbero riformate: nel 1962-5 il Concilio Vaticano II ha realizzato una profonda riforma della Chiesa cattolica. Oggi quasi tutte le religioni (anche la buddista) si sono rinnovate.
  • nel 1959 ha espresso la profezia che lo scontro tra i Due Blocchi guidati da USA e URSS sarebbe stato superato non con le armi nucleari (da 200 milioni di morti a primo colpo in Europa), ma (incredibilmente per i politici suoi contemporanei) con la non violenza; n­el 1989 la profezia si è realizzata con le rivoluzioni non violente dei popoli dell’Est Europa, le quali hanno inaugurato una nuova storia politica mondiale.
  • sempre nel 1959 ha scritto la profezia che l’ “eroe occidentale” (vedi USA, Paesi occidentali), benché invincibile per la sua enorme potenza distruttiva, sarebbe caduto; ma non per aggressione esterna, né per una fatalistica decadenza passiva, ma per un suo attivo fatalismo. Infatti dopo il 1989 questo eroe si è dato l’obbligo di combattere nuove guerre in tutto il mondo (Jugoslavia, Irak I, Somalia, Irak II, Afganistan,…). Ma proprio un mese fa la sua enorme potenza è stata sconfitta in quel Paese che è stato la “tomba di tutti gli Imperi”, l’Afganistan. Nel 2001 anche un altro non violento, il norvegese Johan Galtung, aveva predetto sulla base di parametri socio-economici, che l’impero USA sarebbe caduto nel 2020).

            Tutto questo dimostra che la non violenza non è solo una spiritualità che dà la piena padronanza della propria vita anche nei conflitti (allor quando gli altri invece, passando alla violenza, si accecano ai rapporti con le persone); ma dà anche la lucidità spirituale necessaria per arrivare alla piena coscienza della società e della storia mondiale (cioè quella coscienza storica mondiale che Marx credeva di ricevere dalla scienza, la quale invece non gli ha fatto prevedere il crollo dell’URSS e dei Paesi socialisti nel 1989).

            Ma vediamo con più precisione l’ultima profezia: la caduta dell’eroe occidentale. Che cosa è successo lo scorso mese di Agosto 2021? Sempre quattro anni fa dissi che dopo le rivoluzioni non violente del 1989 il nuovo problema cruciale della politica internazionale era diventato la forma dello Stato. Già nel secolo XX i marxisti hanno tentato in URSS, in Cina e a Cuba di costruire uno Stato di tipo radicalmente diverso da quello occidentale tradizionale; ma i loro tetativi di imporre la giustizia a tutti hanno generato delle dittature feroci. Gandhi, che aveva guidato l’India a conquistare l’indipendenza politica dal colonialismo, è stato assassinato il giorno prima di presentare al Parlamento indiano il suo progetto di Stato (Costituzione di tipo non violento).

Dopo le vittorie delle eccezionali lotte popolari non violente del 1989 i non violenti Walesa in Polonia, Havel in Cecoslovacchia, i capi politici dei Paesi baltici non sono stati capaci di costruire uno Stato di tipo nuovo; ad esempio con una difesa nazionale non violenta (o almeno senza bombe nucleari). Nel 2011 le rivoluzioni delle “primavere arabe” hanno abbattuto dittature giusto per costruire un nuovo tipo di Stato, che unisse la democrazia con la shariia (etica islamica). Ma sono state tradite dagli Stati occidentali. Però nell’agosto scorso i Talebani hanno rifiutato, assieme alla popolazione, lo Stato occidentale e a settembre ne hanno fondato uno nuovo, di tipo islamico (sunnita): l’emirato afgano. Assieme allo Stato islamico (sciita) dell’Iran, esso ha reso irreversibile la presenza di Stati islamici (di ambedue le maggiori tradizioni religiose mussulmane). Cosicché è finita la esportazione forzosa dello Stato occidentale nel mondo.

            Cosicché nel mondo è iniziata la coesistenza di una pluralità di tipi di Stati; oltre i numerosi Stati occidentali (che per di più sono diversi: centralizzati, federali, monarchici, poco più che una cittadina come San Marino) ci sono quelli più o meno islamici e inoltre, quelli più o meno marxisti, ecc. Qualche giorno fa all’ONU Biden ha dichiarato che gli USA vogliono cambiare politica, senza più voler esportare la loro “democrazia” con una guerra. Quindi è finita la colonizzazione occidentale, non solo quella politica, ma anche quella della organizzazione statale occidentale.

            A livello di rapporti internazionali di potere questo pluralismo nel tipo di Stato comporta un policentrismo tra Stati molto disuguali: USA, Cina, Russia, India, Brasile e Stati islamici. Per convivere senza mai arrivare alla guerra (tanto meno nucleare) essi debbono trovare una maniera non distruttiva di risolvere i loro conflitti. Quindi tutti debbono arrivare ad usare la non violenza e poi debbono garantire la pace riferendosi all’organismo sovrastatale, ONU.

            Infine notiamo che dopo le rivoluzioni non violente dell’India di Gandhi e dei popoli dei Paesi dell’Est Europa è ormai tempo che sorga anche lo Stato non violento: una federazione di cittadine, come fino a 60 anni fa erano molti paei mediterranei e in Italia il Meridione (a parte Napoli) e come oggi vogliono anche gli ecologisti. Saranno i popoli di questi Stati non violenti a impegnarsi nella risoluzione dei conflitti tra i vari tipi di Stato (come nel passato sono state le lotte nonviolente degli anni ’80; e come oggi è la lotta dei piccoli Stati per arrivare al bando delle armi nucleari nel mondo contro la volontà delle massime potenze al mondo).

            Con ciò è finita la vecchia civiltà occidentale, prolungatasi con il “secolo americano” del colonialismo (militare, economico e culturale) sul mondo. Non più la civiltà di un solo continente (prima l’Europa e poi gli USA); è iniziata una nuova civiltà, che, nel rispetto delle differenze, si basa sulla cooperazione di tutti i popoli del mondo assieme, senza più dichiarare alcuni popoli “arretrati”; quindi è iniziata una civiltà universale.

            Insomma, oggi tutti noi siamo dentro una trasformazione ben più importante di quella che ci viene presentata come inevitabile: la trasformazione tecnologica, tanto trascinante da essere ubriacante. Siamo in una trasformazione politica che sta per realizzare una tappa cruciale della storia dell’umanità: una nuova civiltà. Essa, per noi che apparteniamo ai Paesi massimamente inquinatori, inizia promuovendo quella conversione che è necessaria per eliminare la sua causa profonda della pandemia. Cioè la conversione ecologica che ponga termine al nostro stressare la natura. Di questa conversione ecologica noi possiamo essere i protagonisti.

            Quando nel 1937 Lanza del Vasto lasciò l’Europa per andare in India, là di fatto realizzò l’incontro tra l’Occidente – rappresentato dalla migliore spiritualità cristiana di Lanza del Vasto – e l’Oriente – la spiritualità e la politica dell’induismo rinnovato di Gandhi. Questo evento inaugurò la nuova civiltà, di tipo universale e non violento. Il suo libro, Pellegrinaggio alle sorgenti, che nella letteratura è un classico dei viaggi in Oriente, è la viva testimonianza di questo incontro di civiltà diverse. Poi, tornato in Occidente, egli ha incominciato a costruire anche qui questa nuova civiltà promovendo la spiritualità, le comunità e la politica delle lotte per la pace del nuovo modello di sviluppo non violento.

            Gloria al cittadino di San Vito dei Normanni, Lanza del Vasto, che per primo in Occidente ha saputo concretizzare le caratteristiche fondative di questa nuova civiltà universale e non violenta. 


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