Una Repubblica antifascista, più pacifica, più democratica, più giusta

Autore
Pietro Polito


Una Repubblica antifascista

Pubblichiamo l’intervento che Pietro Polito ha fatto a Firenze, presso Le Murate Caffè letterario, 6 ottobre 2021, alla presentazione del fascicolo della “Nuova Antologia”, a. 156°, fasc. 2029, luglio-settembre 2021, che comprende il discorso inedito di Norberto Bobbio, da lui pronunciato il 2 giugno 1976, per il 30° anniversario della Repubblica, alla vigilia delle elezioni del 14 giugno 1976. Nonostante lo scorrere del tempo, la parola di Bobbio risuona più che mai viva e può aiutarci a comprendere meglio sia ciò che accaduto negli anni successivi sia ciò che sta accadendo in questi giorni. L’assalto di chiara matrice neofascista alla Cgil del 9 ottobre è il segno più clamoroso, più grave, più preoccupante di un passato che non passa e di un futuro incerto.

Uno dei modi di interrogarsi sulle condizioni della democrazia in Italia è quello di confrontare la Repubblica reale con la Repubblica ideale quale viene disegnata nella nostra Costituzione. Nella sua ispirazione ideale la Repubblica della Costituzione si richiama ai grandi valori universali che hanno ispirato e ispirano il cammino delle donne e degli uomini di buona volontà: la libertà, la giustizia e la pace. La Repubblica della Costituzione è l’espressione della lotta combattuta per quei valori che sono interdipendenti tra loro e sono l’esatto contrario dei mali dell’oppressione, del privilegio e della guerra. L’ideale della libertà personale è sancito nell’articolo 2: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”; l’ideale della giustizia sociale nell’articolo 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”; l’ideale della pace è sancito nell’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Quanto all’aspirazione alla pace, in occasione del 75° anniversario di Hiroshima, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affermato che quella tragedia rappresenta un monito a sviluppare ulteriormente il sistema di accordi Onu per il disarmo e la non proliferazione per scongiurare un olocausto nucleare. Tre anni fa a New York la conferenza delle Nazioni Unite ha adottato lo storico Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), il primo trattato internazionale vincolante per la messa al bando delle armi nucleari che entrerà in vigore dopo la sua ratifica da parte di almeno 50 Paesi. Finora i Paesi che hanno firmato e anche ratificato il TPNW sono 43 e tra questi purtroppo non c’è ancora l’Italia. In campo laico contro le armi nucleari e il pericolo della guerra atomica si è levata la voce di Norberto Bobbio secondo il quale, di fronte al pericolo della guerra nucleare, siamo tutti in potenza obiettori di coscienza[1].

Nella sua origine storica la Repubblica della Costituzione è antifascista. Essa nasce dalla Resistenza e contro il fascismo. A distanza di ormai cento anni dalle sue origini non abbiamo ancora fatto i conti con il fascismo storico e dobbiamo prendere atto con preoccupazione che lo spettro del fascismo non è scomparso definitivamente dal mondo. Questa tesi è stata sostenuta da voci autorevoli come Pier Paolo Pasolini[2], Norberto Bobbio[3], Umberto Eco[4]. Sappiamo che il fascismo in senso storico, quello di Mussolini iniziato nel 1919 e caduto nel 1945, è morto per sempre. Certo, ciò che è accaduto cent’anni fa non si ripeterà. L’auspicio è di non rivedere le camice nere in giro.

Tuttavia l’autoritarismo esercita il suo fascino e il pericolo di una deriva autoritaria è indubbio. Infatti, se ci riferiamo al “fascismo eterno” di Eco, non possiamo non mettere in conto che è presente, anzi è aumentata, la possibilità di avere un regime ultra-autoritario, xenofobo, razzista, peggiore del fascismo; che oggi il mondo moderno ha riscoperto che si può avere un regime simile; che il fascismo attuale si è modificato come un virus, trovando un ambiente favorevole; che l’epoca della pandemia può essere un’epoca di fascismi. Si può parlare di un fascismo e di un antifascismo in senso esistenziale. Così inteso il fascismo è una malattia cronica della democrazia che non si sconfigge una volta per tutte e che, se si abbassano le difese immunitarie, riprende vita e tende a diffondersi. La Repubblica della Costituzione, intrinsecamente antifascista, è l’argine più efficace al possibile ritorno del fascismo.

Nella sua ispirazione fondamentale, che le assicura un valore perenne, la Repubblica della Costituzione è democratica. Essa non è il punto d’arrivo, ma il punto di partenza verso una democrazia compiuta. Intendiamoci, per democrazia non s’intende soltanto il suffragio universale, cioè che tutte le cittadine e tutti i cittadini hanno il diritto al voto. La democrazia che la Resistenza ha scolpito nella Repubblica della Costituzione è l’ideale di una società fondata sulla giustizia e sulla lotta ai privilegi economici. I partigiani non volevano “una democrazia soltanto di parola, ma reale”[5]. La Repubblica della Costituzione, intrinsecamente democratica, è l’argine più efficace al possibile dilagare dell’antidemocrazia.

Occorre rilevare, come potrebbe essere altrimenti?, che tra la Repubblica della Costituzione e la Repubblica reale lo scarto è andato aumentando nel corso degli anni. Ma non faccio per l’ennesima volta l’elenco dei mali che affliggono la nostra vita pubblica. Osservo solo che l’ideale della democrazia come giustizia sociale ha fatto pochi proseliti e ha incontrato molti nemici. La democrazia che è stata attuata in Italia è troppo spesso una democrazia apparente mentre la democrazia sostanziale non c’è nella realtà e continua ad essere scritta quasi esclusivamente negli articoli della Costituzione.

Sono tra quelli che danno valore alla parola sinistra e sono in disaccordo con i cantori del de profundis della distinzione tra destra e sinistra. La pandemia nel mondo ha confermato la validità della distinzione e che le diseguaglianze sono più profonde che in passato. Mi è accaduto di essere accanto a Norberto Bobbio mentre scriveva Destra e sinistra nel 1994 e lo riproponeva nelle edizioni successive[6]. In un piccolo ma importante libro Tra due repubbliche nel 1996, Bobbio scrutava, tra “grandi speranze e grandi timori”, il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Il filosofo lamentava allora che la sinistra non avesse risollevato la bandiera della «giustizia sociale», “che era sempre stata quella sotto la quale avevano percorso una lunga strada milioni e milioni di uomini e donne che avevano fatto la storia del socialismo”; inoltre affermava di preferire “la severa giustizia alla generosa solidarietà” e proponeva che venisse posto all’ordine del giorno “il tema attualissimo, arduo, ma affascinante della «giusta società»”[7].

Riprendendo il tema da cui siamo partiti, la profonda divaricazione tra la Repubblica reale e la Repubblica ideale, possiamo e dobbiamo porci la seguente domanda: “In quale Repubblica vogliamo vivere, di qui ai prossimi anni, quando forse saremo usciti dalla pandemia?”. Con tutta l’anima diffido dei “cretini sorridenti”, vale a dire di “chi pensa che ieri eravamo tutti cattivi e domani, passata questa terribile prova, diventeremo tutti buoni”[8]. Personalmente mi auguro che la Repubblica che verrà rassomigli un po’ di più alla Repubblica della Costituzione. Credo di essere in buona e numerosa compagnia se dico che vorrei vivere in una Repubblica antifascista più libera, più pacifica e più giusta.


Note:

[1] N. Bobbio, Il problema della guerra e le vie della pace, Il Mulino, Bologna 1979 e Il terzo assente. Saggi e discorsi sulla pace e la guerra, a cura di Pietro Polito, Sonda, Milano 1989.

[2] F. Colombo, G.C. Ferretti, L’ultima intervista di Pasolini, Avagliano Editore, Roma 2005.

[3] N. Bobbio, Eravamo ridiventati uomini. Testimonianze e discorsi sulla Resistenza in Italia, a cura di P. Polito e P. Impagliazzo, Einaudi, Torino 2015.

[4] U. Eco, Il fascismo eterno, La Nave di Teseo, Milano 2017.

[5] N. Bobbio, Eravamo ridiventati uomini, cit., p. 48.

[6] N. Bobbio,  Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, (1994) Donzelli, Roma 2004. Edizione del ventennale con una introduzione di Massimo L. Salvadori e due commenti di Daniel Cohn Bendit e Matteo Renzi. ì

[7] N. Bobbio, Tra due repubbliche. Alle origini della democrazia italiana, con una nota storica di Tommaso Greco, Donzelli, Roma, 1996, pp. 137-138.

[8] Alain Finkielkraut, La bellezza vive senza mascherina, “Corriere della Sera”, sabato 23 maggio 2020, p. 31.


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