Ma che cosa ha visto Shantidas in Gandhi?

Autore
Antonino Drago


Per rispondere si potrebbero elencare tutte le volte che egli lo descrive[1]. Ma occorre riconoscere che Shantidas non ha dato una risposta precisa e netta (così come non è riuscito a dare una definizione unica e precisa di non violenza, benché l’abbia provata decine di volte, smentendo anche sue precedenti definizioni). In questo senso la sua eredità su dei punti fondamentali del suo insegnamento è rimasta un po’ nel vago; le interpretazioni possibili sono molte e si può anche lavorare di fantasia senza controllo. Per ora si è studiato poco il suo lascito per capirlo a fondo.

Comunque, c’è una risposta un po’ precisa: è quella che egli dà in AAVV p. 15[2]:

Quel viaggio fu come un grande amore.

O madre, madre mia! Che erano i nostri grandi sogni a paragone delle bellezze, delle grandezze che ho visto!

E che fu, a paragone delle bellezze e grandezze delle rive e dei paesaggi, delle giungle e dei popoli, dei fiumi e delle feste, dei templi e delle cime, l’incontro con la verità!

Mi aspettavo molto da Gandhi, trovai di più. Il pensiero, come il sogno, fu superato:

Una via d’uscita alle miserie, agli abusi, alle servitù, alla rivolta e alla guerra;

la giustizia come esattezza matematica e musicale negli atti;

l’unità di vita nella semplicità;

il candore del saggio: all`interno come all`esterno;

la non-violenza o rigetto di tutto quello che turba l’ordine armonioso delle cose.

E poi l’lndia e la sua vita interiore che non cercavo, l’incontrai sulle rive del Gange e sui sentieri dell`Himalaya:

la conoscenza di sé, il possesso di sé, condizione del dono di sé e dell’amore per il prossimo come per se stesso;

l’unità interiore, condizione della fede o conoscenza dell’unico Uno;

tutto questo mi aiutò potentemente a completare la mia conversione alla cattolicità cristiana.(Lanza del Vasto, AAVV, Jaca book, Milano, 1980, p. 15)

            Chi legge capisce che qui è contenuto tutto il messaggio che Shantidas ha ricevuto; ma capisce anche che lo ha descritto all’ingrosso. Questa sua descrizione manifesta il suo entusiasmo più che una riflessione matura. Perciò è difficile estrarne direttamente una formula semplice; sia perché lui indica ben 13 caratteristiche (con anche una ripetizione della terza con la penultima); sia perché non è chiaro se egli indichi quello che lo ha portato alla sua conversione personale o quello che ha valore universale; sia perché le righe terz’ultima (“la conoscenza…”) e penultima (2l’unità…”) potrebbero da sole dare una prima risposta alla domanda.

            Riflettendo sulle due righe indicate prima, capiamo che esse esprimono bene la nuova vita spirituale e comunitaria, ma non l’impegno sociale e rifondatore della società e della politica; un impegno che è stata la caratteristica di Gandhi rispetto a tanti altri maestri spirituali, indiani o non. Allora a quelle due righe dovremmo aggiungere almeno le righe 5, 6 e 9: “via d’uscita dai flagelli, giustizia come esattezza negli atti, non violenza”. (l’ordine del loro complesso esprime quello della loro scoperta da parte di Shantidas; è l’inverso di un ordine pedagogico). Già questo gruppo di frasi è una risposta molto significativa; le si può sintetizzare con sei caratteristiche:

            “unità interiore, conoscenza di sé, semplicità, non violenza, giustizia, uscita dai flagelli sociali”.

            Ma queste, assieme, non danno una formula proprio sintetica, né fanno capire, se non approssimativamente, le motivazioni, il metodo e gli obiettivi di Gandhi e possibilmente quelli nostri.

            Qui propongo di sintetizzarle con “nuova spiritualità e nuova socialità”. Si capisce subito che queste due comprendono tutto quanto detto prima; ma in maniera approssimativa; ad es. che vuol dire: “nuova”?  Credo che lo possiamo capire con gli scritti di Shantidas su questi temi. Partiamo da quello più profondo, l’insegnamento di Shantidas fondato sui testi sacri (occidentali, ma visti alla luce anche dei testi delle altre religioni); cioè, la sua interpretazione del massimo Male sulla Terra: le Due Bestie di Apocalisse 13.

            Egli dà ottime ragioni per interpretarle come la Scienza e la Tecnica; che, secondo lui, sono espressioni istituzionali mondiali dell’intelligenza pervertita all’interesse egoistico; e in più per interpretare la sapienza suggerita dall’apostolo S. Giovanni per salvarcene: conoscere il nome di ciascuna, in modo da vederle con distacco, comprendere la natura intima e così arrivare a capire il modo di uscire dalla nostra servitù collettiva a loro. Il nome suggerito dal testo è “666”; Shantidas lo intende come la serie matematica “666…” (concetto tipico della scienza moderna), cioè, come dice lui stesso, l’infinito. Chiaramente questo nome rappresenta esattamente la natura della Scienza. Il testo non dà il nome dell’altra Bestia; ma i suoi effetti sull’umanità (servitù globale) e i suoi nomi possibili (Macchina, Stato meccanico) convergono ad indicare l’idea della organizzazione (parola che purtroppo Shantidas non voleva usare, perché gli sembrava meccanicistica).

            Shantidas ha mai dichiarato queste due dimensioni? Sì, in due scritti (e non nella poesia su Gandhi scritta prima dell’incontro con lui). Nel primo del 1950 dice:

Il carattere divino dell’intelligenza è marcato dalle nozioni di Infinito e di Perfezione [dell’organizzazione]….[3]

            Ma ancor meglio ne scrive nel 1954 a proposito proprio della conversione totale e dell’obiettivo da raggiungere:

E tuttavia la conoscenza decaduta mantiene sempre il duplice segno della sua dignità divina./ La “Corda della Verità” (per parlare come la Gita) è tesa tra due poli:

E l’uno è l’Unità [la organizzazione portata al suo migliore risultato].

L’altro è l’Infinito.

Da nessuna operazione, da alcun affermazione della Conoscenza essi sono assenti. Da essi la Conoscenza ricava il suo valore. Tuttavia non sono mai oggetto della conoscenza; restano l’uno al di qua e l’altro al di là dei limiti del conosciuto. Non si può dire né dell’Unità né dell’Infinito che siano conosciuti. [4]

Inoltre i cinque elementi di sopra risultano essere le articolazioni della suddetta conversione secondo le due dimensioni:

[organizzazione della] unità interiore, [ricerca infinita della] conoscenza di sé, [ricerca infinita della] non violenza, [organizzazione della] giustizia, uscita da[lla organizzazione de]i flagelli sociali.

Ma ancor meglio le due dimensioni rappresentano i sette voti dei Compagni della Comunità (da notare che esprimono un egual numero di voti):

Lavoro su[lla ricerca infinita] di sé, delle mani [a favore di una migliore organizzazione della vita sociale], per la [organizzazione dell’Ordine e della] Festa, 

Obbedienza [alla organizzazione comunitaria e al suo responsabile],

Responsabilità e corresponsabilità [della organizzazione comunitaria],

Purezza [come ricerca infinita della purità],

Povertà [come ricerca infinita della semplicità],

Verità [come ricerca infinita della veracità],

Non violenza [come ricerca infinita del non nuocere a nessuno e di lottare per una migliore organizzazione generale].

E Gandhi le ha espresse? Certo, da quando ha capito che non doveva più dire che “Dio è verità”, ma che “La [infinita ricerca della] verità è Dio”, e da quando (nel Sud Africa) ha capito che, il risolvere i conflitti con la non violenza dava la capacità di ri-organizzare dal basso, a partire dalle comunità, tutta la vita associativa sulla giustizia e la pace.

            Con queste due dimensioni possiamo ricavare alcune chiarificazioni molto importanti:

            La modernità: è l’introduzione, nella vita di chiunque, dell’infinito (I) e della capacità di organizzarsi sistematicamente (O). Con ciò si è realizzata la promessa del serpente: “Diverrete come dei”, perché ogni persona ha inglobato due dimensioni che prima erano solo di Dio.

            La civiltà occidentale: per prima nella storia si è fondata stabilmente su queste caratteristiche, portandole sistematicamente nella vita di ogni persona in tutto il mondo; ma in più le ha intese in maniera particolare: ha scelto di perseguire sia un infinito mitico e assoluto (IA) nella spiritualità (istituzione Chiesa come Regno di Dio in terra), nella economia (capitalismo), nella difesa (corsa infinita agli armamenti per essere invincibili), nella conoscenza (biblioteche gigantesche), nella scienza (che è nata appunto per aver usato il concetto di questo infinito); sia nell’organizzare autoritariamente ogni aspetto della società con istituzioni apposite, la vita politica con uno Stato che ha poteri assoluti, la natura (anche quella dell’uomo) con artefatti tecnologici (OA). Shantidas diceva che la civiltà occidentale è stata il più grande rinnovamento del peccato originale e nello stesso tempo la sua più grande estensione, a tutti i popoli della terra.

            La alternativa non violenta di Gandhi: è quella delle scelte opposte alle precedenti: la ricerca dell’infinito nella propria persona (con il lavoro su di sé) e nei rapporti interpersonali (IP), anche durante i conflitti (che perciò vanno risolti senza ricorrere ad oggetti, ma con la infinita fiducia nell’uomo, cioè con la non violenza); e la organizzazione rivolta a risolvere un problema cruciale (OP), quello di organizzare gli uomini per una società fraterna e giusta e stabilire un rapporto di armonia con la natura (perciò con organizzazioni sociali autogestite, basate sul minimo di economia formale, minimo di burocrazia e di tecnologia). 

            Adesso possiamo rispondere facilmente alla domanda del titolo Shantidas voleva uscire dalla civiltà occidentale (“Vado in India per espiare l’Europa”[5]); quando ha incontrato Gandhi possiamo ben pensare che egli ha visto che questo indiano aveva capito le scelte fondamentali per una vita rinnovata, quelle scelte che lo facevano uscire dalla violenza strutturale della civiltà occidentale e lo indirizzavano a fondare una spiritualità e una società alternativa; e si è convertito ad esse. Poi in Occidente ha incominciato con altri l’alternativa sia dell’infinito della spiritualità nelle persone (IP), sia la alternativa della ri-organizzazione della società sulla base di comunità capaci di risolvere il problema dei conflitti con la non violenza (OP).

            Quale precisa spiritualità? Quella che, dopo l’ebbrezza occidentale di aver creduto di aver raggiunto l’infinito in terra in una forma materiale, ritorna all’infinito lavoro su di sé e ad accumulare rapporti personali.

            Quale precisa società? Quella che, dopo l’autoritarismo della civiltà occidentale, ritorna a convivere in pace, perché si fonda su comunità che risolvono i conflitti senza distruggere, non violentemente.

La precedente interpretazione (con le due dimensioni) della regola della Comunità dell’Arca dimostra che essa corrisponde alle scelte di Gandhi rispetto alla negatività del mondo e per la costruzione dell’alternativa. Questo fatto dimostra che l’insegnamento di vita dell’Arca veramente prosegue l’insegnamento di Gandhi. Tutto ciò mostra che le due dimensioni costituiscono la ossatura, da una parte, del Male sociale massimo e, dall’altra, della conversione totale.

È per la completezza delle due dimensioni che nell’insegnamento di Gandhi e di Shantidas “tutto si tiene”, sia in sé che in risposta al Male del mondo.


[1]          Nella poesia “Gandhi grande anima”, scritta prima di andare in India (Le Chiffre des Choses, Denoel, Paris, 1953, pp. 95-97 (in italiano alla fine dell’articolo di G. Fiori in A. Drago (ed.): Il pensiero di Lanza del Vasto, Una risposta al XX secolo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani, 2010, pp. 110-111); ne I Quattro Flagelli (SEI, Torino, 1996, tutto il cap. 5, in particolare il par. 40);  nella “Preghiera cristiana per Gandhi” (L’Arca aveva una vigna per vela, Jaca Book, Milano, 1980 (AAVV) 1980, pp. 242-243) e nei due articoli raccolti in Pages d’Enseigenement (Rocher, Monaco, 1992, i nn.11. e 12, pp. 69-76).

[2]          Prima di procedere alla risposta, ricordiamo chi era Shantidas in quel periodo. Laureato in filosofia, non aveva scelto nessun ruolo sociale. Poeta e artista, passava da un lavoretto all’altro, senza legarsi a nessuno , né ad una donna tra le varie da lui conosciute, né ad un progetto definitivo. Negli anni ’30 decide di essere vegetariano, per l’orrore sempre avuto per la uccisione degli animali, antifascista per la tracotanza pacchiana della dittatura fascista, e anti militarista perché sempre contrario a uccidere un altro uomo (fino a dichiararsi alla madre obiettore di coscienza, tra i primi in Italia). Come anti militarista assisteva impotente ai preparativi di una nuova guerra mondiale. Il filosofo Hegel aveva insegnato che la guerra è necessaria per ripulire i popoli da quelli decadenti, in modo che lo Spirito Assoluto possa dirigere la storia con i popoli più forti. Negli anni ’30 Freud e Einstein si sono scambiate lettere sul perché la guerra; ma non sono giunti a conclusioni condivise. (http://www.iisf.it/discorsi/einstein/carteggio.htm) Shantidas si accorge che come antimilitarista e come filosofo non ha risposte e se ne fa un problema cruciale, fino a decidere di andare in India per chiedere a Gandhi la risposta e farsene discepolo.

[3]          In fuoco e in Spirito, La Meridiana, Molfetta, 1991, pp. 56-57. Per brevità ho saltato il seguito che è molto interessante.

[4]          In “La conversion de l’intelligence, du coeur et du corps”, Le Grand Retour, Rocher, Monaco, 1993, pp. 16-41, p. 17.

[5]          Viatique, Rocher, Monaco, 1991, vol. II, p. 285.

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