Egitto: Italia, Francia, Europa… tutte insieme indegnamente | Marco Labbate

Al di là delle differenze tra i diversi partiti possiamo dire che tutti si ritrovano abbastanza coerentemente dentro una linea di politica estera, che potremmo definire di sottomissione pitocca.

Il Conte 2 l’ha portata avanti in perfetta continuità con il Conte 1. E su questo sono tutti coinvolti: il Movimento 5 Stelle e la sua “onestà” in primo luogo, dato che ha espresso in entrambi i casi la presidenza del Consiglio e l’attuale ministro degli Esteri è il suo (ex?) capo politico, i sovranisti salviniani, e i partiti di sinistra, che si fregiano, a parole, di difendere i diritti umani, come Italia viva e il Pd.

In realtà quando non si tratta di manifestare l’orgoglio nazionale contro i derelitti che muoiono in mare o nei campi di concentramento libici, i sovranisti nostrani ne manifestano sempre assai poco. E così hanno svenduto la dignità nazionale, in stretta collaborazione con l’M5S (Di Maio ha difeso strenuamente la scelta), perché l’Egitto comprasse da noi e non da altri due fregate.

Al tempo stesso assai poca diventa magicamente l’attenzione ai diritti umani del Pd, quando transita dall’opposizione al governo. Ancor meno ne manifesta Italia viva di Renzi che in Commissione ha avuto il coraggio di difendere Al Sisi e di testimoniare la sua collaborazione con le autorità italiane, in nome di non si sa quale prebende.

Certo, peggio di noi sta facendo la Francia. Macron che riceve Al Sisi con tutti gli onori, conferendogli la legion d’honneur, ma di nascosto, perché in fondo si vergogna, è una delle molte pagine poco onorevoli della politica estera francese.

Ed è l’immagine di un’Europa prostrata al dittatore di turno, da compiacere per tenerselo buono. Anziché utilizzare la leva economica per ottenere più diritti nei paesi con cui si fanno affari si lascia la leva economica agli Al Sisi e agli Erdogan, in nome della quale sono loro a chiederci di chiudere entrambi gli occhi.

Potremmo dire che di fronte alla spregevole figura del governo francese, sarebbe stato doveroso un moto di sdegno dell’Italia, che ricordasse che Giulio Regeni era un cittadino europeo, che Patrick Zaki merita una mobilitazione coesa dell’Europa.

Ma chi curva con troppa frequenza la schiena si dimentica come si fa a tenerla dritta.


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