A quando una Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani? | Giulia Faraci

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Obiettivo della disciplina esaminata dalle Camere è l’istituzione in Italia di un organismo di tutela dei diritti umani, nel rispetto dei principi delle Nazioni Unite quanto ad autonomia e indipendenza, denominato «Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani».

Questo è quanto è stato scritto all’interno della risoluzione n. 48/134, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 1993, che impegna tutti gli Stati firmatari a istituire organismi nazionali, autorevoli ed indipendenti, per la promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Questo meccanismo di democrazia partecipativa non fu mai realizzata nonostante l’Italia si impegnò attraverso tale risoluzione nell’istituire una commissione nazionale per la promozione  e protezione dei diritti umani. La commissione avrebbe come compito quello di metterebbe in relazione sia lo Stato che la popolazione civile per fa si che i diritti siano rispettati, promossi e protetti secondo standard internazionali che l’Italia ha accettato portandoli all’interno dell’ordinamento giuridico internazionale; si tratta di fatto di un meccanismo di aiuto e di tutela.

Essa sarebbe costituita da tre componenti: un presidente, nominato dal Presidente del Senato e dal Presidente della Camera dei deputati, e due membri eletti dal Parlamento a maggioranza di due terzi. I componenti della commissione durano in carica cinque anni e possono essere riconfermati una sola volta; la carica non è compatibile con altri incarichi pubblici o presso enti privati.

Valentina Calderone direttrice di Associazione a buon diritto per sottolineare la necessità di istituire tale commissione cerca di evidenziare la circolarità di ciò che succede. Parlare di diritti è un po’ come parlare di politica, sembra infatti che si tratti di questioni elitarie che non ci riguardano. Ci si rende poi conto di quanto i diritti siano connessi fra loro come ad esempio il diritto alla salute che è strettamente connesso a quello dell’ambiente, ovvero il nostro diritto di poter vivere in un certo tipo di ambiente per poter stare bene.

Nascita del testo per la creazione della commissione. 

La sua nascita è da attribuirsi allo stimolo di 10 Organizzazioni non governative che iniziarono a lavorare per garantire lo stesso livello di standard internazionale. Il non possedere tale commissione non ci permette infatti di partecipare all’interno del sistema delle Nazioni Unite a diversi appuntamenti internazionali in cui si negoziano temi e politiche relative ai diritti umani.

Quali sarebbero i compiti della commissione?

Potrà svolgere inchieste quando e dove siano presenti fenomeni di discriminazione, sarà incaricata di redigere una relazione annuale per il Parlamento sull’applicazione effettiva del principio di parità di trattamento e sull’efficacia dei meccanismi di tutela. Serve una commissione nazionale indipendente sui diritti umani, che abbia la forza di monitorare, fare analisi e infine promuovere, aggiunge MassimoCorti presidente ACAT Italia.  

Quali sono le difficoltà di questo testo unico?

Il primo disegno di legge risale al 2000 e rispondeva a pieno ai cosiddetti principi di Parigi, ma questo non bastò. Col proseguire degli anni il testo è rimbalzato da una camera all’altra. A oggi dopo 20 anni, si è giunti a un testo di legge che è l’insieme di 6 disegni di legge costruiti in questi anni.

Cosa può migliorare in questo ultimo testo?

Sicuramente il linguaggio, risponde Bruna Iacopino, Ufficio stampa di ACAT Italia, perché se si parla di diritti umani non si può parlare di diritti umani fondamentali. Ma sono da migliorare anche aspetti tecnici come la durata in carica e il ruolo della società civile all’interno di questo meccanismo. 

Cosa possiamo fare ora?

Educare ai diritti umani TUTTI, compresi coloro che operano con tutto questo affinché la Commissione possa svolgere il suo compito esclusivo di fornire assistenza nei procedimenti giurisdizionali o amministrativi a chiunque si ritenga leso da comportamenti discriminatori.

In conclusione, in virtù dell’importanza di tale meccanismo è fondamentale per l’Italia dotarsi finalmente di una Commissione nazionale indipendente per i diritti umani. Da anni, controcorrente e largamente inascoltate sono molte le persone che si battono per la sua istituzione. Siamo l’unico Paese europeo a non averla istituita, in applicazione della risoluzione 48/134 dell’Assemblea generale dell’Onu, da noi firmata nel 1993. 


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