Riprenderci Internet, costruendoci il nostro | Tech Learning Collective

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Abbiamo già il potere, le materie prime e la motivazione per riprenderci Internet. Ma dobbiamo cominciare dal primo passo: acquisire la nostra infrastruttura.

Quando si parla del 2001, molti pensano agli attacchi dell’undici settembre. Tuttavia, cinque mesi prima di quella data storica, un altro evento era destinato a cambiare il mondo, in maniera meno drammatica ma altrettanto significativa. Nell’aprile 2001, il programmatore Bram Cohen iniziò a progettare BitTorrent, un nuovo protocollo di condivisione che avrebbe cambiato le industrie della musica, della TV e del cinema per gli anni a venire. 

La tecnologia in sé non era un’idea totalmente nuova. Dopotutto, tecnologie simili come il ben conosciuto Protocollo di Trasferimento File (FTP) era già stato realizzato e diffuso per trasferire i file tra i computer. Ciò che ha reso BitTorrent così potente era il modo in cui rifletteva la struttura organica del suo mezzo sottostante, Internet.

Anziché trattare ogni singolo file come un intero, questa nuova tecnologia divideva ogni file in una serie di file più piccoli di misura simile e trattava ogni file in maniera indipendente dagli altri. Diversamente dalle prime tecnologie client-server come il FTP, questa nuova tecnologia “peer-to-peer” riusciva a trovare qualunque pezzo del file iniziale da chiunque avesse una copia di quel pezzo, anche qualora non avesse avuto tutti i pezzi del file originale.

BitTorrent e la sua tecnologia di trasferimento di file frammentati è ad oggi il tormento di corporazioni quali la RIAA (Record Industry Association of America) e la MPAA (Motion Picture Association of America). Come l’iniziale emergenza di Internet, BitTorrent ha riunito una vasta ondata di attività ribelli dalla gente comune, contestati da regimi politici opprimenti. La maggior parte di questi ribelli probabilmente non si descriverebbero come tali, o non descriverebbero le loro come “azioni dirette” o “disobbedienza civile” ma, come tutte le rivoluzioni vincenti, la cyber rivolta di BitTorrent è iniziata nelle crepe  dove i regimi esistenti non riuscivano a vedere.

Lottare per la libertà di condivisione

Parlando di BitTorrent, non c’è esempio migliore di The Pirate Bay, i cui fondatori hanno orgogliosamente inteso come un mezzo per la gente comune di migliorare le proprie vite contro le organizzazioni globaliste come il World Intellectual Property Organization (WIPO). Rendendo normale il semplice atto di condivisione, senza preoccupazioni legate alle leggi del copyright o agli accordi di scambio globale, la gente era in grado di accedere molto più facilmente a cose di cui avevano bisogno senza essere costretti a chiedere il permesso o a pagare per esse.

Questa “libertà di condividere” è una delle vecchie promesse di Internet che dobbiamo riprenderci. Molti spettatori hanno inizialmente proclamato l’Internet come uno strumento intrinsecamente democratico, che avrebbe portato ad una riforma della società con uguaglianza e giustizia per tutti. Ovviamente, non è andata in questo modo.

Alcuni ricorderanno le “Crypto Wars” degli anni ‘80 e ‘90, nelle quali i governi riservavano la tecnologia di criptazione solamente per scopi militari.La cultura degli Hacker è nata in questo periodo. Purtroppo, i tecno-utopici al tempo (come gli High Tech Hayekians) si concentrarono principalmente su nuovi gadgets scintillanti, sostenendo le economie di mercato capitalistiche ed ignorando al contempo le forze di industrializzazione che avvelenavano il suolo su cui stavano realizzando il loro Cyber Giardino dell’Eden.

In poco tempo, lo stesso accesso ad internet è stato commercializzato e l’industria delle comunicazioni ha mosso una guerra legale contro gruppi di comunità e governi locali che impedivano loro di costruire le loro infrastrutture. La logica del monopolio delle comunicazioni era semplice ed efficace: per condividere, ci si deve prima connettere, così anziché perdere la battaglia della condivisione, loro avrebbero la guerra della connettività. In altre parole, loro riconobbero di non poter contrastare un numero in rapida ascesa di persone che utilizzavano sistemi di criptazione in continuo miglioramento e strumenti di privacy, ma potevano installarli come pedaggio da pagare per avere Internet.

In questo modo nacque Internet come lo conosciamo oggi, Per anni, abbiamo visto usare Internet per sorvegliare, controllare e dividere le persone Aspiranti dittatori come Trump ed altri in tutto il mondo usano Internet per piegare al proprio volere sia la gente che le istituzioni, tramite la disinformazione e la paura. Oggi, per la maggior parte di noi Internet è poco più di un centro commerciale elettronico scarsamente sorvegliato, nel quale siamo attratti come un gregge dalle varie multinazionali. Ma questo non è un inevitabile risultato delle tecnologie basate sulla rete di cui disponiamo.

BitTorrent ha avuto successo non solo nell’ambito tecnologico, ma anche nell’evasione degli sforzi  della polizia digitale, poiché BitTorrent rispecchia la natura decentralizzata del network su cui opera: Internet. BitTorrent ed il software che rende possibile Internet sono tecnologie che non richiedono un particolare permesso o prodotto con cui connettersi.

Per lungo tempo, nessuno pagava per l’accesso ad Internet poiché l’accesso non era qualcosa che era in vendita. Era come una spiaggia pubblica: se eri nelle vicinanze, potevi andarci, nessuna carta di credito richiesta. La natura stessa della tecnologia era tale che, se in possesso di un computer su cui era installato un sistema operativo con un software TCP/IP installato, come un qualunque sistema Windows, macOS o Linux, era possibile accedere ad Internet. Tutto quello che serviva fare era connettere il proprio computer ad un altro, che era a sua volta connesso ad Internet. Come con BitTorrent, non era necessario alcun software o hardware particolare, e chiunque volesse scaricare dei file poteva anche caricarne altri. E, più importante, questo è ancora vero per il software.

Cosa possiamo imparare dal successo di BitTorrent venti anni dopo? Se vogliamo accettare l’offerta di libertà di Internet, così come prevista dalle precedenti generazioni, dobbiamo imparare questa vitale lezione: l’Internet che siamo costretti a pagare non è l’unico modo per rimanere connessi con gli altri. Dobbiamo semplicemente creare dei nostri piccoli “internet”.

All’inizio, si potrebbe pensare che questo sia un lavoro enorme, ma in realtà molto è già stato fatto. Le risorse richieste in termini di soldi e tecnologie sono minime e diminuiscono nel tempo. Non c’è nemmeno bisogno di scrivere nuovi codici o creare nuove app per far sì che ciò accada. Dato che ci sono moltissimi software già disponibili gratuitamente, praticamente ogni bisogno può essere soddisfatto. Abbiamo già le materie prime per far sì che il lavoro venga compiuto. L’unica cosa che ci manca è l’impegno a larga scala da parte dei membri delle comunità.

Costruire i nostri internet

Internet, con la I maiuscola, è il nome di uno specifico network, nel quale specifici computer e servizi familiari come Google e Facebook risiedono. Al contrario, con internet (i minuscola) si intende un qualunque network interconnesso. Un internet proprio può ospitare qualunque cosa: dati che si vuole tenere privati, post che sarebbero bannati da media controllati dalle corporazioni, come accaduto ad alcuni gruppi Antifa su Facebook, o semplici post creativi creati per divertimento.

Ovviamente, si possono mettere file di questi file su computer posseduti da Google ed a cui si accede tramite pedaggi controllati da Verizon, Rogers o Comcast, ma il punto è che questo non è necessario. Il nostro internet (con la i minuscola) è anche capace di fornire i servizi che la maggior parte delle persone usa per i propri bisogni giornalieri, come la sincronizzazione dei contatti su vari dispositivi, la pianificazione giornaliera con un calendario digitale, o la stesura di documenti.

La significativa differenza tra Internet ed internet è nelle persone che possiedono i computer tra di noi, non i software ad essi collegati.

Questa distinzione tra  caratteristiche (come la condivisione di documenti) e la proprietà è assolutamente critica. Prima di Internet c’era “l’Internet”, ed era semplicemente uno dei tanti network costruiti esattamente come altri e che usava le stesse tecnologie usate dagli altri network. Creare questi network oggi non è mai stato così facile e conveniente. Certamente. oggi ci sono già molti internet a cui connettersi gratuitamente, come Guifi in Spagna o NYCMesh a New York. Per molti anni, i Cubani avevano il proprio internet, costruito da loro stessi e che chiamavano “street network” o SNET. Il progetto Personal Telco tiene una lista di molte dozzine sparsi in tutto il mondo. 

Quello che è importante capire è che questi internets sono stati creati con gli stessi strumenti usati per costruire Internet: un comune cavo ethernet, un computer ed il lavoro di gente entusiasta all’idea di poter condividere le proprie creazioni digitali con altri.

Per i Cubani, che sono stati esclusi dalla possibilità di connettere i propri internets all’Internet connesso globalmente a causa dell’embargo statunitense, SNET ha fornito tutto ciò che si immagina possa finire su un computer, come notizie, giochi, blog, social network. Aveva tutto ciò nonostante non si connettesse all’Internet che tutti noi conosciamo. Nel frattempo, sia Guifi che NYCMesh offrono ai propri utenti una serie di servizi intra-mesh e contenuti per i residenti locali simili allo SNET, insieme ad un accesso ad Internet tradizionale, sottolineando il fatto che costruirsi il proprio internet non sia un gioco a somma zero.

Per far si che Internet mantenga la promessa delle sue precedenti incarnazioni e rimandi indietro le forze dell’industrializzazione che soffocano la promessa di libertà online, dobbiamo prima costruire nuovi internets locali. Internet  annulla la nostra esperienza di distanza poiché ogni luogo, nel cyberspazio, non sembra più distante di un altro. Ma dobbiamo resistere alla tentazione di abbandonare il reame fisico, cioè la Terra, focalizzandoci invece nell’interconnessione tra i nostri nostri network locali e gli altri intorno a noi. Questo permette una coordinazione locale alle infrastrutture locali, anziché a Facebook; questo è il primo passo verso un network controllato dalla comunità e resistente alla sorveglianza.

Solamente rompendo Internet e la nostra conoscenza di esso in piccoli pezzi, così come fatto da BitTorrent, possiamo cominciare a collaborare ed a costruirne uno nuovo, ed in questo processo minacciare il mercato e la condivisione di menti metaforica che questi monopoli attualmente hanno su di noi.

Possedere la Nostra Infrastruttura

Cosa serve per costruire un internet? Computer, certamente, ma non necessariamente potenti o costosi. Come spiega la Homebrewer Server Club “i laptop sono perfetti per questi server fatti in casa  dato che sono accessibili a tutti, abbastanza potenti ed efficienti energeticamente.” Collega due laptop usando un cavo ethernet ed avrai le basi di un internet. Aggiungine un terzo, o anche un Raspberry Pi grande quanto una carta da gioco, e potrai gestire un servizio dedicato come un sito web o un calendario condiviso. Si può anche creare una connessione Wi-Fi per clienti di passaggio, il tutto senza connettersi propriamente a Internet.

Dopo, ci serve l’immaginazione. Il vostro internet potrà essere piccolo, ma può crescere, così come l’Internet è pian piano diventato ciò a cui siamo abituati oggi. Magari, si può pubblicare un sito di poesia di resistenza come parte di una collezione di ebook ed i tuoi vicini potrebbero voler condividere questa collezione. Con un altro cavo ethernet con cui connettersi, non ci sarà bisogno di user account. un modo di pensare queste sacche di computer  interconnessi è lo stesso che si avrebbe pensando ai diversi dispositivi presenti in qualunque casa e connessi al Wi-Fi: si ha solo bisogno di una connessione che porta ai computer degli altri, ma si possono connettere migliaia di altri computer alla stessa connessione nello stesso momento.

Le tecnologie di internetworking, come BitTorrent, sono costruite sulla nozione dei pezzi più piccoli, ognuno dei quali è individualmente individuabile, che possono essere comporti per creare un insieme più grande. I file di trasferimento di Internet, così come quelli di BitTorrent, non sono tuttavia dei monoliti. Questo significa che non abbiamo bisogno di permessi da parte di persone o compagnie, licenze o prodotti commerciali per creare i nostri, per condividerli con altri e mantenere servizi utili per tutti. È passato da molto il tempo di chiedere il permesso o pagare per costruire il mondo in cui vogliamo vivere.

Unisci abbastanza internet insieme – connettendo i computer tramite cavi ethernet nel proprio palazzo, poi in quello accanto e così via – e avremo un nuovo Internet che potrà rivaleggiare con quello attuale. Tranne per il fatto che noi ne garantiremmo l’accesso anziché affittarlo.

E se vivi troppo lontano dall’infoshop o dagli edifici nel nostro esempio, sopra? Abbiamo accennato in precedenza che avere o utilizzare la nostra internet non richiede la disconnessione dall’Internet globale perché la connessione ad altre reti è sempre facoltativa. Ciò significa che puoi ancora utilizzare in modo sicuro una connessione Internet I maiuscola esistente per unire le tue reti utilizzando le tecnologie di routing Virtual Private Networking (VPN) e / o Tor (servizio Onion) fino al momento in cui le persone che possiedono i computer tra te e la destinazione desiderata collegano i loro computer al tuo.

Questi componenti più infrastrutturali dell’autonomia delle telecomunicazioni sono i primi prerequisiti che dobbiamo compiere per garantire le precedenti promesse di Internet e toglierlo dalle mani dei suoi proprietari aziendali e governativi. Questo è il motivo per cui gli sforzi di educazione tecnologica radicale come quelli del Tech Learning Collective si concentrano sulle infrastrutture, non sulla codifica. Invece di imparare a diventare programmatori utili solo per le grandi aziende che già controllano il tuo accesso alle informazioni digitali, agli studenti vengono insegnate competenze fondamentali di internetworking trascurate dai programmi di corsa al lavoro di varie pipeline da scuola a azienda. Questo è il motivo per cui progetti come Shift-CTRL Space Library, che offre una raccolta preconfezionata di software per condividere più facilmente raccolte di e-book – PDF, zine e altro – sono costruiti utilizzando software libero ampiamente disponibile e senza considerare il capitale disponibile -I Accesso a Internet come è tradizionalmente previsto.

Abbiamo già il potere, i materiali e il motivo per combattere e riconquistare Internet. Ma non possiamo iniziare dall’ultima fase della creazione, ancor di più, di “nuove” app. Dobbiamo iniziare con il primo passo: possedere la nostra infrastruttura.


Tech Learning Collective

Tech Learning Collective è una scuola di tecnologia basata sull’apprendistato che forma individui e comunità politicamente auto-motivati nelle arti dell’ipermedia, della tecnologia dell’informazione e della pratica politica radicale. Offre lezioni di informatica gratuite, su donazione e a basso costo senza precedenti su argomenti che vanno dalla fondamentale alfabetizzazione informatica alle stesse tecniche offensive di hacking informatico utilizzate dalle agenzie di intelligence nazionali e dalle potenze militari. Per ulteriori informazioni e per iscriversi, visitare TechLearningCollective.com.


Fonte: Roar Mag

Traduzione di Edoardo Vaccaro per il Centro Studi Sereno Regis