La colpa non era mia, di dove andavo, di come vestivo

A cura di Lucilla Chiesa e Luisa Ruffa, con la collaborazione di Andrea Zenoni

Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il 2020 è stato un anno che ha messo duramente alla prova tutta la società a causa dell’emergenza sanitaria che ha colpito a livello mondiale.

Le vittime sono state tante, ma ancora una volta le donne hanno dovuto pagare un prezzo più alto a causa degli effetti negativi portati dalla pandemia: il numero di denunce è calato drasticamente nei mesi di lockdown a causa dell’impossibilità di uscire dal nucleo domestico, mentre le violenze si acuivano.

In mezzo al rumore delle notizie che circondano le quotidiane narrazioni della violenza sulle donne, il linguaggio utilizzato per descriverle lascia spesso senza parole.

Quelli qui citati sono titoli di articoli, pubblicati negli ultimi anni, che riportano fatti di cronaca accaduti sul territorio italiano a danni di differenti donne. Ognuno di questi vuole instillare nel lettore l’idea che le donne siano, con le loro azioni, colpevoli della violenza che subiscono: quando decidono di uscire di casa da sole, di bere alcolici, di tornare a casa tardi o di rifiutare “l’amore” di un uomo.

La cultura patriarcale ha costruito infatti le sue basi su meccanismi che mirano alla colpevolizzazione della donna, alla de-responsabilizzazione degli aggressori e alla minimizzazione delle azioni violente che essi compiono.

Le donne chiamate in causa con questi titoli non hanno subito violenza una sola volta. Chi diffonde e utilizza questo tipo di linguaggio si macchia di un crimine d’odio, non sapendo riconoscere i veri colpevoli e promuovendo, di fatto, la violenza di genere.

È necessario oggi più che mai combattere e smascherare queste narrazioni tossiche, che non fanno altro che perpetuare un modello culturale machista e violento, e ribadire, con le parole che il collettivo femminista cileno Lastesis ha diffuso in tutto il mondo, che

“La culpa no era mía, ni dónde estaba, ni cómo vestía.
!El violador eres tú!”

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