Conversazioni con Danilo Dolci – Recensione di Ileana Prezioso

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Giacinto Spagnoletti (a cura di), Conversazioni con Danilo Dolci, Mesogea 2013, pp. 240, € 18,00

Il critico letterario Giacinto Spagnoletti incontrò Danilo Dolci e i suoi collaboratori del Centro Studi e Iniziative di Partinico nel 1975, per registrare alcune interviste; ne nacque un libro, Conversazioni con Danilo Dolci, pubblicato da Mondadori nel 1977, che oggi ci viene restituito dalla casa editrice siciliana Mesogea.

Le Conversazioni rappresentano ancora, a distanza di oltre trent’anni, una lettura irrinunciabile per comprendere un’opera, quella di Danilo Dolci, troppo spesso etichettata facendo ricorso a categorie di comodo, banalizzazioni, menzogne, e che qui emerge in tutta la sua ampiezza e profondità, senza altro filtro che quello delle domande e risposte. Scrive nella prefazione Amico Dolci: «In questo libro c’è Danilo Dolci che parla, esprimendo appieno il suo punto di vista; invitato, incalzato, pressato a volte, da un interlocutore che cerca di capire e desidera mettere a fuoco alcuni punti essenziali, utili anche per gli altri lettori, facendo chiarezza sui tanti aspetti del lavoro e delle scelte in esso implicite» (p. 8).

Il testo ci porta così al centro di un instancabile lavoro di pressione nonviolenta che nel 1975 durava già da oltre vent’anni, permettendoci di coglierne il filo conduttore nella maieutica reciproca; tale lavoro è stato ed è strumento di cambiamento e di liberazione individuale e collettiva, fondamento di un nuovo modo di esistere e di agire nella comunità; ma si manifesta anche, senza cesure, in azioni concrete e puntuali, rispondenti ai problemi più stringenti, nonché in uno strenuo lavoro di analisi e comparazione territoriale, o nella sperimentazione pedagogica.

Allo stesso tempo possiamo comprendere come l’opera sociale di Danilo Dolci abbia influenzato la cultura del Novecento attraverso i riferimenti ai numerosi amici e collaboratori: tra questi citiamo, primo fra tutti, Aldo Capitini, ma poi Ignazio Silone, Carlo Levi, Pietro Calamandrei, Elio Vittorini, Giulio Einaudi, Vasco Pratolini, fino ad arrivare a Bertrand Russell e a Johan Galtung.

Il libro è suddiviso in due parti: nella prima troviamo, suddiviso in capitoli senza titolo, il dialogo tra Giacinto Spagnoletti e Danilo Dolci; nella seconda parte sono raccolti numerosi documenti che ci restituiscono la complessità del mondo nel quale Danilo Dolci e i suoi collaboratori si muovevano; spicca, fra tutti, Risposta a Danilo Dolci diffamatore della Sicilia, scaturito dalla penna di Girolamo Messeri, allora Senatore della Repubblica, denunciato da Danilo Dolci alla Commissione Antimafia per i suoi legami con Frank Coppola.

Oggi le «Conversazioni » rappresentano però molto più di un documento storico, soprattutto per chi si interroga sulla nonviolenza e sui possibili cammini da percorrere. In questo senso vediamo pienamente realizzate le finalità per cui erano state concepite: «Questo libro ha l’ambizione di essere uno strumento più che un lavoro d’autore», rivolgendosi a chi «[…] ogni giorno, nelle più diverse comunità, si sforza di reinventare o riscoprire le radici dei rapporti interpersonali, al di là degli schemi imposti da strutture e processi sclerotizzati, alienanti, violenti. Se non sarà la summa delle esperienze di Danilo Dolci, chiede di rimanere, per poco o per molto, al servizio di quanti si sforzano di intraprendere analoghe strade di liberazione».