Dal trasmettere al comunicare

Dal trasmettere al comunicare

Angela Dogliotti

Danilo Dolci, Dal trasmettere al comunicare, Sonda, Casale Monferrato 2011

Nell’anno appena trascorso, il 2011, è stata pubblicata da Sonda la terza edizione di questo saggio di Danilo Dolci sulla comunicazione, uscito per la prima volta nel 1988 e poi ancora 2006, con la stessa casa editrice.

Il volume contiene anche una nota introduttiva dell’editore Antonio Monaco, una breve prefazione del collaboratore e successore di Jean Piaget all’Università di Ginevra, Jacques Vonèche, e una articolata presentazione di Daniele Novara, oltre a una introduzione dello stesso autore.

Il sottotitolo

Non esiste comunicazione senza reciproco adattamento creativo, sintetizza in modo efficace il messaggio fondamentale del testo: la comunicazione vera non esiste al di fuori di una struttura relazionale, che è sempre bidirezionale e che evolve attraverso un vitale e reciproco adattamento creativo tra le persone coinvolte. Dunque, la comunicazione di massa non esiste, sostiene Dolci, semplicemente perché quella di massa non è comunicazione, ma trasmissione unidirezionale di informazioni e messaggi cui non corrisponde l’attiva partecipazione di coloro ai quali si rivolge.

Il libro

Nelle quattro parti che compongono il saggio si ritrovano tutti i temi centrali della riflessione e dell’esperienza pedagogica di Dolci:

– quali sono le condizioni da realizzare perché una struttura possa favorire la creatività di ognuno e del gruppo, sapendo che “ogni modificazione introdotta in un punto mette in gioco l’intero sistema di relazioni e produce presto o tardi una nuova organizzazione” (pag.53) ;

– come superare il virus del dominio, rigida contro-struttura che soffoca la creatività personale e di gruppo e produce massificazione “massa sempre più significa disponibilità a invischiarsi ai sistemi del dominio” (pag.105);

– come recuperare l’antica concezione di comunicare come concertare, condividere, avere in comune “se ognuno al mondo sapesse distinguere il trasmettere dal comunicare , il mondo sarebbe diverso” (123)…”solo il rapporto nonviolento riesce a comunicare” (121), in modo che il conflitto stesso non sia considerato un incidente di percorso, ma “condizione essenziale da risolvere per sviluppare i nessi della vita “ (174);

– come il lavoro maieutico può favorire la crescita di ognuno, a partire dal presupposto che “ognuno è –chi più e chi meno, per un verso o per l’altro- un genio in potenza: finora solo alcuni incontrano (e costruiscono) l’occasione per diventarlo” (214) e che “ognuno che nasce è un incremento di valore” (210);

– come assecondare nell’apprendimento la natura che funziona per integrazioni: “il conoscere è vivo, non può esistere che nel crearsi: nel conoscere correliamo trascorse esperienze alle attuali e imminenti, in una prospettiva integrativa” (250).

Questi brevi spunti possono darci l’idea dell’attualità di un testo che si ripropone oggi, allo stesso modo di venti e più anni fa, come strumento di riflessione, di indagine e di ricerca per mettere in moto percorsi di autentica crescita, capaci di cambiare i rapporti e le strutture in una prospettiva di più compiuta umanità, di creatività, di nonviolenza.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.