Le armi che proteggono il privilegio bianco impediscono un cambiamento sostenibile delle comunità | Kathy Kelly

Kathy Kelly riflette sulle armi e i sistemi che i bianchi usano per proteggere il loro privilegio bianco, ricordando che M.L. King equiparava le guerre USA a “qualche demoniaco distruttivo tubo d’aspirazione”. 

Nel suo poema “The Revolution Will Rhyme,” l’attivista di Black Lives Matter  di Buffalo Jillian Hanesworth scrive a proposito del movimento per il cambiamento che vediamo imperversare per il mondo.

“Non sarà sviluppato solo per essere soppiantato
Il suo focus non sarà estratto e rifocalizzato o rifinalizzato
E l’onere dell’istruzione e del comfort non sarà posto sull’oppresso
Mentre la comprensione e la tolleranza si donano all’oppressore
Non sarai in grado di osservare per baldoria la rivoluzione
Riavvolgendo i confortevoli trionfi e avanzando spedito attraverso la lesione”

Con linguaggio forte, fiducioso, mosso dalla ricognizione di lesioni e atrocità, Hanesworth si appella ai bianchi di porsi domande scomode. Come contribuisce il nostro privilegio bianco al razzismo e all’oppressione? Come possiamo utilizzare il nostro per inverare un cambiamento sistemico?

Badando a non rifinalizzare o rifocalizzare le parole di Jillian, penso che dobbiamo progredire, urgentemente, per affrontare un cambiamento sistemico. Dobbiamo usare il nostro privilegio bianco per insistere su e garantire scuole decenti, assistenza sanitaria, alloggi e diritti umani, specialmente per coloro che sono stati più danneggiati dalle disparità razziali e dalle disuguaglianze economiche negli Stati Uniti.

Dove sono le risorse, i finanziamenti, per farlo? Penso sia importante esaminare il cosiddetto acquisto di sicurezza per la gente degli USA mediante il finanziamento dell’apparato militare USA ed esigere un dirottamento di tali risorse. Il denaro affidato al Pentagono e a una vasta serie di appaltatori militari dev’essere speso per soddisfare bisogni [primari] umani.

Queste domande magari potrebbero servire: Potrei mai immaginarmi di pagare materiali per comporre dei cocktail Molotov da usare come armi in un conflitto?  Potrei mai immaginarmi di finanziare un gruppo di persone notoriamente dedite a incendiare zone residenziali? In proporzione incalcolabilmente maggiore dell’acquisto di roba per bottiglie Molotov, o per incendiare una zona urbana, i contribuenti USA finanziano armi utilizzate per condurre per scelta guerre raccapriccianti in luoghi remoti dove i civili lottano con la fame e la sete quotidiane e con lo sfollamento.

Si condannano gli incendi dolosi? Sì, ma salendo di scala, dobbiamo dire a fil di voce: Dresda, Tokyo, Hiroshima, Nagasaki, Baghdad.

Immaginiamoci una complicità USA con il fracassamento saudita delle città grandi e piccole e le infrastrutture critiche yemenite e colleghiamola con la costruzione, a Marinette, Wisconsin, di quattro navi da combattimento litoraneo che la Lockheed Martin ha disposto di fare e vendere al regno saudita, che le userà per bloccare i porti dello Yemen, causando altre morti per carestia in un paese alla fame. Sì, la costruzione delle navi procura posti di lavoro quanto mai necessari. Ma non ci sono altri progetti costruttivi migliori che gente privilegiata possa richiedere che ricevano immediata priorità nel nostro mondo devastato dalla guerra? Gli ingegneri, progettisti, saldatori e carpentieri di Marinette non potrebbero lavorare a progetti che aiutino a ricostruire comunità devastate da infrastrutture in degrado e dalla trascuratezza razzista entro gli Stati Uniti?

La poesia di Jillian dice che la rivoluzione sarà una revisione completa, non una riparazione sbrigativa. Dovremmo unirci a lei nel non accomodarci per nulla di meno. I bianchi che si trovano fra gli “abbienti” privilegiati della nostra ingiusta società devono guardare a lungo e fermamente nello specchio della nostra storia privilegiata. Perché gente che ha già tanto dovrebbe essere autorizzata ad averne altro ancora? E se dobbiamo imparare a convivere senza ucciderci vicendevolmente, come possiamo smantellare e rifinalizzare l’enorme macchinario omicida che protegge il nostro iniquo privilegio bianco?


Kathy Kelly

Kathy Kelly è membro della Rete TRANSCEND per Pace Sviluppo Ambiente e coordinatrice di Voices for Creative Nonviolence, radicata da lunga data nella resistenza nonviolenta attiva alla belligeranza USA. Iniziata nell’estate del 2005, Voices attinge alle esperienze di chi ha sfidato le brutali sanzioni economiche imposte da USA e ONU agli irakeni fra il 1990 e il 2003. Membri di Voices hanno guidato oltre 70 delegazioni in Iraq per sfidare le sanzioni economiche ed erano presenti a Baghdad per resistenza all’ invasione militare USA del 2003. Dal 2009, Voices ha guidato delegazioni in Afghanistan per ascoltare e imparare dai movimenti di base nonviolenti locali e suscitare consapevolezza degli impatti negativi del militarismo USA nella regione.Siamo sul bordo del precipizio di un’aperta guerra mondiale, se non già in corso. E chiediamo: quale dev’essere la nostra reazione? E la nostra risposta – per tentativi, scomposta, in ricerca che sia – è che c’incombe come cittadini del paese che inizia una tale guerra utilizzare tutti i mezzi nonviolenti disponibili per spegnerla – impegnarsi nel processo elettorale e legislativo, decisamente; protestare, ovviamente; e marciare e fare dimostrazioni. Dobbiamo anche passare dalla protesta alla resistenza nonviolenta attiva. Dobbiamo ritirare la nostra collaborazione e complicità con questo sistema e usare i nostri corpi e le nostre vite come mezzo per indurre il macchinario di morte a uno stridente arresto. La nonviolenza non può essere avvenimento di una giornata – dev’essere un impegno che prendiamo e per cui agiamo ogni giorno della nostra vita.


TRANSCEND MEMBERS, 15 Jun 2020 | Kathy Kelly | Voices for Creative Nonviolence – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.