Eccoci di nuovo…


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E già… è – di nuovo – Natale e, come sempre, qualcuno mi ha già chiesto: “Come si fa a Natale con la semplicità volontaria, con l’impronta ecologica…?”.

E anche in questo caso io rispondo con la frase koan della semplicità volontaria, con l’interrogativo che dovrebbe sempre guidarci nelle nostre scelte: “Mi serve davvero la tal cosa?”, anzi in questo caso devo chiedermelo cambiando il pronome: “Le/gli serve davvero la tal cosa che ho intenzione di regalarle/gli?”.

Natale e mocassini

“Prima di giudicare qualcuno cammina nei suoi mocassini per tre lune”, recita un detto degli indiani d’America. E così, negli anni, dopo aver visto decine di regali sbagliati, dopo aver ricevuto decine di regali sbagliati, dopo aver visto che esistono addirittura dei siti web dove far confluire (e auspicabilmente vendere) i regali sbagliati, mi sono detta che c’è qualcosa che non va nel modo di fare i regali (e soprattutto che non camminiamo per tre mesi con le scarpe di qualcun altro, per conoscerlo).

Chiedere

Prima di Natale, molto prima di Natale dovremmo stare a osservare le persone che ci stanno a cuore, per individuare i loro desideri, o chiederglieli proprio – in tempi non sospetti non penseranno affatto che voi stiate cercando di capire che cosa regalare! – così da essere sicuri di non comprare dei sali da bagno (ma lui/lei ha solo la doccia!).

Conoscere

Prima di Natale, durante tutto l’anno precedente le festività dovremmo frequentare la persona che ci sta a cuore, andare al cinema (per scoprire se una tessera prepagata del cinema è un regalo azzeccato), andare a casa sua per vedere quale colore predomina in bagno tra gli accessori, accompagnarla dal parrucchiere (così magari un “buono” per una messa in piega sarà gradito, se potrà andare dal suo parrucchiere però!), vedere che tipo di vestiti indossa il figlio/la figlia adolescente, per non rischiare di regalare dei boxer e scoprire che indossa solo slip (o viceversa).

Scegliere

Ciò nonostante (e ho usato esempi stupidi, pochi e insignificanti) arriveremo a dicembre senza le idee proprio chiare, perché è difficile anche solo mettere in pratica i suggerimenti che ho dato (non so perché, ma so che è così, lo vedo tutto intorno a me). E dunque, mi sono detta, come si fa a non sbagliare regalo?

Ho fatto un ragionamento (lo stesso che ho fatto quando, anni fa, mi sono decisa a partire dalla casa per cambiare stile di vita e trasformarlo da “a casaccio” a consapevole, scegliendo la semplicità volontaria): ognuno veste in modo diverso, va o non va dal parrucchiere, ama o non ama il cinema, legge o non legge, ha figli alternativi o cabinotti (esiste ancora questa distinzione?), nel bagno ha la doccia o la vasca, ma tutti, indistintamente, e senza eccezioni mangiano!

Carnivori, fruttariani, vegani, vegetariani, macrobiotici, celiaci, musulmani, ebrei…

Sì, va bene, è vero, ci sono molti modi anche di mangiare, ma è davvero molto difficile sbagliare un regalo se è fatto di cibo! E, tanto per cambiare, è più difficile sbagliare se il cibo che si regala è semplice: un pane, un chilo di mele selvatiche raccolte dal nostro amico nel suo frutteto biodinamico, un vasetto di marmellata classica, di frutti autoctoni (così è più difficile che non piaccia), un bel sacco pieno di noci comprate a un mercato di contadini, un barattolo di verdure sott’olio, un bottiglia di ottimo olio extra vergine di oliva, della farina di mais proveniente da qualche coltivazione quasi scomparsa… Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta, tra alimenti “basici” però, non complicati manicaretti o strani animali commestibili (altrimenti si ricade nel rischio di cui sopra!). Chi riceve del cibo non può – come invece si fa con gli oggetti – lasciarlo a impolverarsi su uno scaffale (per poi buttarlo via dopo qualche anno) perché va a male, si secca, fa le farfalline… deve mangiarlo, o subito condividerlo o trasferirlo a qualcun altro (ma è proprio raro).

Quindi, come già scrivevo qualche anno fa di questi tempi: se proprio dobbiamo regalare qualcosa (e non affetto, tempo, servizi…) che almeno sia commestibile. Ci guadagnano tutti: noi (che spendiamo di meno e non inutilmente), i produttori (che vivono di quello), chi riceve (che almeno non ha l’assillo: “e ora dove lo metto? Non posso mica riciclarlo che poi lo viene a sapere… vabbè lo metto sull’armadio e poi vedremo…”.

E i mocassini?

Infine – cosa non da poco – nessuno avrà la sgradevole sensazione di non essere per nulla conosciuto, né considerato. Un regalo sbagliato “dice” proprio questo: non so chi sei, non mi interessa saperlo, non camminerò tre mesi nelle tue scarpe per conoscerti, devo regalarti qualcosa per forza (perché poi?), compro un oggetto generico e impersonale che sarà un caso se ti piacerà. Non è brutto?

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