Siria (Prestare attenzione alle menti, II) – Johan Galtung


SIRIA_-_LIBANO_-_aleppo_devastataBaher Kamal, in And All of a Sudden Syria! (E all’improvviso la Siria): “Le “cinque grandi” (le potenze ONU con veto) hanno appena concordato (Risoluz. 2254 del 18-12-2015) che sia ora di porre fine alla tragedia umana in corso da cinque anni in Siria – aspettando che fossero uccisi 300.000 civili innocenti – tre milioni di esseri umani perduti come profughi e sfollati in patria, eseguiti centinaia di test sul campo con droni allo stato-dell’arte, e bombardamenti quotidiani USA, britannici, francesi e russi”. Nessun bombardamento cinese.

Un termine nella risoluzione, road map, già esala fallimento. C’è un’altra ragione: tematiche mancanti. Ma si può fare qualcosa.

Le strade serpeggiano, voltano e possono essere ben altro che diritte. Viaggiare per una strada, stando alla mappa, è un processo lineare, un passo o una pietra miliare dopo l’altra. L’Occidente ama la linearità; come le catene causali (“domino che cadono”) da una causa originaria; come catene deduttive da assiomi; come collocazioni gerarchiche dall’alto al basso.

Però, non è così che va il mondo, che si muove nel tempo, cause-effetti, assiomi-conseguenze, rango, potere, su altri? Le strade non sono piuttosto utili? Lo sono. C’è un’alternativa a una mappa stradale? C’è.

Un passo dopo l’altro nel tempo è diacronico. Un’alternativa sarebbe sincronica; allo stesso tempo. Chiamiamola una mappa a torta. Una torta si serve tagliata a fette, ciascuna parte prende una fetta, aspettando che tutti siano serviti per iniziare insieme. Con la road map, chi prima arriva prima si serve e prima mangia. Oppure, mangia per primo il superiore in rango e via via verso il basso. La mappa a torta implica un senso d’insieme, simultaneità, esperienza condivisa. Non necessaria-mente buona: fu infatti anche usata dall’Occidente per spolpare l’Africa.

La torta è una tematica; le fette ne sono aspetti. Come è definita, come è tagliata, chi sono gli invitati, sono elementi essenziali. Basilare alla mappa a torta è l’uguaglianza fra le parti e le fette: tutti prendono la loro allo stesso tempo.

Per il tema Siria la Risoluzione elenca gli aspetti lungo la strada da percorrere:

  • il 25 gennaio 2016 (fra due settimane) come data obiettivo per cominciare i colloqui;
  • immediatamente tutte le parti smettono di attaccare i civili;
  • entro un mese: opzioni per un meccanismo di monitoraggio della tregua;
  • entro 6 mesi “governance credibile, inclusiva e non-settaria”;
  • entro 18 mesi “elezioni libere ed eque – secondo la nuova costituzione”.

Kamal menziona molti attori e problemi cruciali con quest’agenda. Il punto focale qui è sulla linearità: tregua-governance-costituzione-elezioni libere ed eque. Perché smettere di attaccare i civili che possono diventare o sono combattenti? Perché gli attori dovrebbero concordare una tregua prima che i loro diritti siano garantiti in una costituzione? Perché una “governance” non-settaria in un paese settario? Ciascun passo presuppone il successivo. Il “processo di pace” può essere bloccato, in qualunque punto, da qualunque delle parti. Come una strada.

Proposta: Il 25 gennaio, nominare quattro commissioni rappresentative – una per ciascuno dei quattro aspetti – con meccanismi di dialogo per tutte le sei coppie e plenarie. Poi riferire su tutti gli aspetti in agenda.

Tornando alla torta: “Siria”. Esiste la “Siria”? Un tempo costituiva molta parte del Medio Oriente, il nome fu usato per il “mandato” francese estratto dal vasto Impero Ottomano dal 1516 al 1916 quando terminò con l’accordo Sykes-Picot. È una commissione sul periodo Ottomano che esplori dei millet [entità amministrativa territoriale ottomana, ndt] per le minoranze. E così pure una commissione sul trauma del Sykes-Picot, anche con la Turchia come membro; si spera con le scuse di UK-Francia-Russia.

L’abbiamo già visto. Gli USA furono parte importante nel conflitto e gestori della conferenza ONU del 2013-14. Adesso ci sono anche altre parti: la Giordania ha identificato fino a 160 gruppi terroristici (Kamal), probabilmente non contando i terroristi di stato. E oggi è l’ONU il gestore della conferenza.

A suo tempo in un articolo (del 27 gennaio 2014) furono identificati sette conflitti in Siria:

1 Minoranza/maggioranza, democrazia/dittatura, Assad/non Assad in Siria;

2 Sunniti/sciiti dappertutto, anche con lo “Stato Islamico Sunnits d’Iraq e Siria – ISIS”;

3 Siriani/minoranze “come turchi e curdi, maroniti e cristiani”;

4 Siria/”coloro che, come USA e Israele, preferiscono la Siria frammentata”;

5 Siria/Turchia con “politiche espansioniste neo-Ottomane”;

6 USA-UK-Francia/Russia-Cina “determinate a evitare un’altra Libia”;

7 Attori violenti di crimini d’ogni genere / gli uccisi-i deprivati-le vittime potenziali.

Tutti e sette sono ancora lì. Sono diventati più violenti, come il secondo, fra l’Arabia Saudita – che finanzia anche l’IS – e l’Iran. Ma la risoluzione si focalizza sul primo e l’ultimo. Tutte le parti menzionate dovrebbero essere invitate o almeno consultate pubblicamente. L’ultima volta l’Iran fu escluso, definito come il cattivo; stavolta l’IS(IS), oggi detto Daesh.

Un processo che esclude parti importanti è condannato in anticipo.

Tuttavia, s’immagini che la torta sia definita come “la formazione del conflitto in e attorno alla Siria”; che le fette siano i sette conflitti indicati con una commissione per ciascuno; che attorno al tavolo ci siano gli attori menzionati, alcuni raggruppati insieme. Gli aspetti della Risoluzione sono nelle loro agende; con le commissioni sull’Impero Ottomano e l’accordo Sykes-Picot.

Che cosa dobbiamo aspettarci, che cosa dobbiamo ragionevolmente sperare, come visioni?

“Mandato”, “colonia”: c’è una qualche realtà nella Siria (e nell’Iraq). I confini sono irreparabili e dovrebbero essere rispettati, ma non per uno stato unitario. Per qualcosa di più sciolto, una (con)federazione. Mattoni basilari ne sarebbero le province dei tempi ottomani, i millet per le minoranze più piccole, e cantoni per la striscia dei kurdi lungo il confine turco. La costituzione potrebbe definire un’assemblea nazionale con due camere: una territoriale per le province, e una non-territoriale per nazioni e fedi con un certo veto culturale in materie concernenti se stessi.

C’è anche il modello svizzero con l’assemblea basata su cantoni definiti territorialmente, e il gabinetto su nazioni-fedi: di 7 membri 3 parlano tedesco, 1 reto-romanico, 2 francesi e 1 italiano (4 protestanti e 3 cattolici?). Non è impossibile per la Siria. Con i kurdi in qualche misura a mo’ di Liechtenstein (lì è dove entra in ballo la con-federazione).

Inoltre, un forum parallelo di ONG. C’è molto da articolare.

Assad o no? Se viene escluso per punirlo della violenza, ce ne sono molti da escludere. Una conferenza solo per le vittime, e la Cina?

Meglio considerarla come tragedia-stupidità umana, e costruire qualcosa di nuovo.

Le parti violente non otterranno ciò che vogliono. Le vittime possono essere pacificamente accolte in questa Siria più lasca. Inoltre, gli autori dei misfatti dovrebbero finanziare la ricostruzione in proporzione alla violenza esercitatavi nei quattro anni scorsi. Svelti quanto umanamente possibile.

La Siria ha offerto una scelta povera fra una dittatura di minoranza provvista di tolleranza e una dittatura di maggioranza – la democrazia – sprovvista. Così ha prosperato la violenza, resuscitando vecchi sospetti di guerre per procura. “Bombardiamo la Siria” è stata la panacea, dopo “bombardiamo la Libia”. Che vergogna. Fatela finita.

11 gennaio 2016
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Studi Sereno Regis
Titolo originale: Syria (Minding the Minds II)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *