Cosa, ci sono voluti 25 giorni perché Washington definisse la guerra di Gaza “barbara”? – Gideon Levy

La fama dei palestinesi in quanto barbari ha finalmente raggiunto Washington grazie a un’altra prodezza delle pubbliche relazioni israeliane.

Sabato mattina il Ministro della Sanità palestinese ha chiamato A. di Rafah e gli ha chiesto di aprire il suo magazzino refrigerato per gli ortaggi. L’idea era di fare spazio per dozzine di corpi che si accatastavano nel piccolo ospedale della città. Il magazzino di A. si è subito riempito di corpi , compresi quelli di molti bambini.

Sabato a Rafah hanno contato 120 morti e circa 500 feriti in una notte di operazioni israeliane alla ricerca del Luogotenente in seconda Hadar Goldin. A mezzanotte tra venerdì e sabato ho ricevuto una telefonata da Y., il fratello di A., che mi ha detto, in un ebraico scorrevole, ma con una voce soffocata che si è trasformata in pianto: “Quello che è successo oggi a Rafah è un massacro nel vero senso della parola”.

Y. è fuggito a piedi con la sua famiglia da casa verso la spiaggia mentre le bombe piovevano sul suo quartiere. “Tutti gli F16 e i droni di cui Israele dispone sono ora in cielo sopra Rafah” mi ha detto l’uomo, che ha lavorato per 33 anni in Israele.

Abbiamo superato Rafah, come hai voluto tu, Tal” cantava Arik Lavie una vanagloriosa canzone di un’altra guerra. Lavie parlava del Generale Maggiore Israel Tal, che comandava la divisione che aveva conquistato Gaza nel 1967. Ma ora, orribilmente, ancora non siamo oltre Rafah , la città più distrutta della Striscia, dove sabato i corpi si stavano ancora accumulando.

Mentre Y. piangeva il massacro di Rafah, il portavoce della Casa Bianca rilasciava una dichiarazione in cui si definiva la cattura dell’ufficiale israeliano e l’uccisione dei due suoi commilitoni una “barbara violazione” dell’accordo di tregua. Il misurato portavoce americano ha usato il termine “barbaro” per la prima volta in questa guerra.

Nient’altro è stato considerato barbaro. Non le bombe israeliane cadute due giorni prima sul mercato affollato di Shujaiyeh uccidendo 17 persone e ferendone 150 nel bel mezzo di un ‘altra tregua, non la bomba caduta su una scuola dell’UNRWA, dove 3mila profughi si erano rifugiati, non il bombardamento della centrale elettrica di Gaza, il bombardamento dell’università, la bomba lanciata dagli eccellenti piloti dell’aviazione su un edificio di quattro piani a Khan Younis senza alcun preavviso, uccidendo 35 [persone], compresi 18 bambini e 8 donne, a quanto pare il più letale bombardamento mai avvenuto a Gaza.

Solamente il rapimento e l’uccisione di due soldati. Questi è un portavoce americano, afflitto anche da razzismo; “barbaro” è riservato a una sola parte. Sì, Hamas è noto per essere barbaro, come lo sono tutti i palestinesi, e il termine barbaro ha finalmente raggiunto Washington grazie a un’altra prodezza delle pubbliche relazioni israeliane.

Ma la verità è che questa guerra è stata barbara fin dal suo inizio. I morti sono già più numerosi del precedente attacco barbaro, Piombo Fuso , compreso il numero spaventoso di civili ammazzati.

In rapporto alla grandezza della popolazione di Gaza, i numeri si stanno avvicinando alla dimensione della guerra in Siria, quella che Israele sbandiera per provare la natura bestiale degli arabi. La settimana scorsa, 1700 persone sono state ammazzate in Siria. A Gaza, la cui popolazione è meno di un decimo di quella siriana, è stato ucciso circa lo stesso numero [di persone] uccise in tre settimane e mezzo di intossicazione israeliana dei sensi- non un numero inferiore.

Quella che è cominciata come operazione Piombo Fuso ed è continuata come operazione Pilastro di Difesa, potrebbe trasformarsi in operazione Pace in Galilea [offensiva israeliana contro il Libano ed occupazione della parte sud del paese. Ndt]]. Alcuni parlano di rimanere un anno a Gaza. Più di 60 soldati e ufficiali israeliani sono stati uccisi, così come più di 1.600 palestinesi, in una guerra che non otterrà null’altro che un massacro.

Il mondo, e nemmeno Y. da Rafah, può concepire come Israele sia [così] insensibile. Venerdì notte mi ha detto al telefono: “Mi vergogno della mia cultura israeliana. Sono cresciuto insieme a voi da quando avevo 16 anni; mi fa stare male quando sento una sirena a Ashkelon, la città dove ho lavorato per anni, e a voi non importa un bel niente di noi”. Ha pianto di nuovo, e io sono rimasto in silenzio.

 

(traduzione di Carlo Tagliacozzo)

 

03.08.14 Haaretz

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