Telefoni…NO!

Credo che a breve fonderò un gruppo (umano, non virtuale, né tramite il «libro delle facce») per chi non ha, o non vuole più, o non vuole avere il «telefono» cellulare. In tema di semplicità volontaria, il telefonino è non solo sconsigliato, ma completamente «fuori tema», contrario al suddetto stile di vita e anzi si potrebbe dire che è una delle cose più opposte alla semplicità volontaria che si possa immaginare.

Se penso al «telefonino» mi arrabbio e viene fuori qualcosa di poco nonviolento, perciò lascio parlare altri: un recente articolo e un amico del Centro Studi Sereno Regis che ha voluto condividere le sue riflessioni sull’«oggetto» (status symbol, desiderio, sostanza che crea dipendenza…) telefono cellulare.

«Fino ad oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità non ha accertato effetti sulla salute delle radiazioni emesse dai cellulari. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha però classificato le radiazioni elettromagnetiche generate dai cellulari come “possibili cancerogeni”; questa valutazione corrisponde al gradino più basso di pericolosità, cioè significa che non vi sono dati scientifici certi né probabili che permettano di correlare le radiazioni elettromagnetiche all’insorgenza di malattie tumorali, ma che una correlazione non si può nemmeno escludere, in particolare per un utilizzo intenso. Anche l’Agenzia europea per l’ambiente ha condiviso la potenzialità del rischio e ha posto l’attenzione in particolare sugli adolescenti, la categoria più vulnerabile.

In attesa di risposte certe, il Consiglio superiore di sanità suggerisce i comportamenti (qui di seguito) per ridurre l’esposizione alle radiazioni.

* Riduci il più possibile l’uso del cellulare e la durata delle telefonate, specie per bambini e adolescenti

* Ogni volta che ti è possibile, usa un sms o una email al posto di una telefonata

* Usa sistemi che consentono di allontanare l’apparecchio dalla testa, come “viva voce” e auricolari

* Non usare mai il cellulare mentre guidi»

(Fonte: «test salute», agosto 2013, p. 6)

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Sono aumentate le tariffe telefoniche. Bene!
di Sergio Albesano

La società che gestisce il mio traffico telefonico mi ha aumentato le tariffe. O meglio, mentre prima avevo un contratto aziendale per cui le telefonate e gli sms personali erano quasi a costo zero, ora questo contratto è scaduto e ne ho uno alle normali tariffe di mercato.

Forte del fatto che le telefonate erano gratuite, prima ne abusavo. Ad esempio, se arrivavo sotto casa a chiamare un amico, non mi davo pena di uscire dalla macchina per andare a citofonargli, ma gli telefonavo con il cellulare. Da quando invece le chiamate mi vengono fatte pagare, ho iniziato a usare il telefono solo quando assolutamente necessario.

È solo un vezzo, perché non si tratta di grandi cifre risparmiate. Infatti, che senso ha vietarsi di usare il cellulare per un mese e poi spendere l’equivalente risparmiato, in un attimo, per un aperitivo? Dunque, dietro questa mia scelta di parsimonia non ci sta la tirchieria o l’oculatezza nelle spese. E’ stato solo un gioco: vedere quanto potevo fare a meno del telefonino. E il risultato è stato che è cambiato in parte il mio stile di vita.

Infatti, mentre prima per qualunque sciocchezza avevo il telefono in mano, in questi ultimi mesi l’ho usato soltanto quelle volte in cui davvero non potevo farne a meno. E mi sono accorto di conseguenza che il 99% delle occasioni in cui prima componevo un numero era superfluo. Ora, ogni volta che mi viene in mente di chiamare qualcuno, mi chiedo se è davvero essenziale e se non posso rimandare di dirgli ciò che ho in mente fino al prossimo momento in cui lo incontrerò di persona. Il più delle volte mi accorgo che non c’è nulla di proprio così urgente.

Oggi è inconcepibile pensare a come vivevamo fino a qualche decennio fa. Una volta (ma non stiamo parlando della preistoria), se non ero a casa e qualcuno mi chiamava, semplicemente trovava un telefono che suonava a vuoto e a cui, qualche volta, rispondeva una segreteria telefonica. Adesso tutti dobbiamo essere reperibili sempre, sia che si stia in bagno sia che si abbia la febbre a quaranta. Se qualcuno non ti risponde, ti innervosisce.

Ricordo che quando ero adolescente e andavo in vacanza con gli amici, chiamavo i miei genitori ogni tre giorni, accumulando nel frattempo un buon numero di gettoni. Nei successivi tre giorni non davo mie notizie ed essi non avrebbero potuto rintracciarmi in nessun modo, se non, forse, allertando i carabinieri. In tre giorni poteva capitare di tutto: potevo trasferirmi dal mare della Sicilia alle montagne del Trentino o potevo essere finito in ospedale ed essere già stato dimesso. In tre giorni addirittura uno poteva morire e venire sepolto! Eppure in quella che sembra adesso un’era prediluviana e che invece si svolgeva meno di quarant’anni fa si viveva comunque bene e tranquilli.

Oggi invece è indispensabile una costante presenza. I genitori chiamano sei o sette volte al giorno il proprio figlio per sapere dov’è, come sta, quali sono i suoi ultimi spostamenti. Le telefonate che ne conseguono non sono dialoghi e nemmeno comunicazioni, ma informazioni banali: come stai? dove sei? con chi sei? quando vieni a casa? pronto? mi senti? io ti sento bene.

Secondo me i cellulari sono i responsabili di tante separazioni. Non tanto perché il coniuge può scoprire messaggini inviati dal marito o dalla moglie all’amante, ma perché questa continua presenza fa scomparire il mistero, il desiderio dell’attesa, il piacere di rincontrarsi.

Il cambio che ho realizzato nel mio approccio al telefono mi fa sentire ora con più stridente evidenza la malata abitudine da parte degli altri, come quando mia moglie mi chiama sei volte in un quarto d’ora e io mi chiedo se non poteva riassumere ognuna delle sei domande che mi doveva porre in un’unica telefonata. Oppure, ancora meglio, se non poteva chiedermi tutto alla sera a casa.

Intanto mi è arrivata la prima bolletta del nuovo contratto telefonico: in due mesi ho speso 1,29 euro! Il gestore non me li ha neppure addebitati; scrivendo che lo avrebbe fatto sulla bolletta successiva. Ma io, per il prossimo bimestre, ho intenzione di fare ancora meglio!

 

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