Democrazia senza idee – Pietro Polito

La resa della politica ha gradualmente svuotato di senso, nella forma e nel contenuto la democrazia in Italia. La nostra è una democrazia senza lotta, incerta (per non dire altro) nel rispetto delle regole, malferma in un orizzonte comune (che non significa uniforme) di valori e d’idee.

La duplice resa della politica alla tecnica e alla logica dei sondaggi e del marketing elettorale conducono a una mutazione genetica della democrazia reale rispetto alla democrazia ideale: 1. La democrazia si muta da ricerca in manipolazione del consenso; 2. La democrazia si muta da contrapposizione tra idee e valori, programmi, elite, partiti e movimenti politici in contrasto fittizio tra slogan, preferenze (se non pretese), rivendicazioni particolaristiche (quelle della propria parte, del proprio gruppo, della propria lobby), privatismi (i partiti persona).

La democrazia è colpita al cuore dalla politica-mercato e dalla politica personalistica. (Tralascio in quest’occasione la politica-spettacolo.)

La politica-mercato

Largamente praticata dal Sultano, la politica-mercato si è diffusa più a destra che a sinistra, ma ormai contagia perfino anche la sinistra radicale.

Il maestro rimane il Sultano che ne ha dato una riprova superba con la proposta di smembrare quel che resta del suo vecchio e logoro partito in dissoluzione, al fine di potersi presentare alla prova decisiva (ottobre 2012 o maggio 2013), con un coacervo di liste per tutti i gusti con lo scopo di fare il pieno del consenso moderato, conservatore, qualunquista, fascista.

Il «settebello», come lo chiama ironicamente “La Stampa”, è così composto: a) lista di destra senza compromessi; b) lista «rivoluzionaria» (?); c) lista “ex protezione civile”; d) lista animalista con cani e gatti nel simbolo; e) “under 45”; f) lista per gli ex di alleanza nazionale; g) lista per gli ex di Forza Italia.

La politica personalistica

È l’antitesi della democrazia dei partiti, ne è il segno più evidente di crisi, la sua malattia mortale.

Gli attori della gara democratica in Italia da tempo non sono più i partiti, né le elite, né i movimenti. Il gioco è condotto da una ristrettissima oligarchia di proprietari di partiti e partitini: Silvio Berlusconi, Pier Ferdinando Casini, Umberto Bossi (o chi verrà per lui), Antonio di Pietro, Gianfranco Fini, Francesco Rutelli. Alla lista da ultimo si è aggiunto Beppe Grillo. (Un discorso a parte è da fare per i partiti di effettiva o presunta sinistra).

Se ripercorriamo la lista, ci rendiamo conto che in Italia la democrazia è stata per anni in mano a un sultano decaduto, ad alcuni politici di lungo corso e a un arruffa popolo che predicava la secessione, confondendo il partito con la famiglia, la famiglia con il partito.

Ci sono alternative?

La sinistra che c’è è composta: da un partito che ha il merito di non essere un partito personale ma un partito plurale, che però non sa con chi allearsi perché non sa né cosa vuole fare, né dove vuole andare; da un partito di cui è proprietario un ex giudice; da un partito-movimento di sinistra che può dare un contributo al rinnovamento se non si ammala della stessa malattia dei partiti proprietari, il personalismo; da una federazione di partiti comunisti.

Il cittadino che non si riconosce nella destra, ma non è persuaso da questa sinistra è tentato dal “grillismo”. Amici di sinistra che da tempo hanno scelto l’astensione più o meno convintamente stanno scegliendo il grillo sparlante. Io non darei mai il mio consenso al Movimento 5 Stelle per una questione di stile e di linguaggio: l’oratoria dell’insulto, della parola gridata, delle sparate e dei colpi di scena non è “rivoluzionaria”, è farsesca, se non fascista.

È davvero triste la condizione della nostra democrazia, se le posizioni più coerenti e intransigenti si rifugiano nell’astensione.

Una replica a “Democrazia senza idee – Pietro Polito”

  1. E'poco felice continuare a parlare di ogni situazione che ci riguarda restringendo i campi del possibile. Dando per scontato un governo basato sul consenso popolare, dove la proposta e il dialogo, lo spirito d'iniziativa, la cooperazione, il sentirsi effettivamente parte, non dell'Italia e delle sue dogane, ma della società insediata in questa penisola italica, non ottengono il riconoscimento minimo dei propri valori. Eppure alle elementari ti premiavano quando intervenivi, e capivi che ascoltare era importante, e se qualcosa ti sfuggiva eri stimolato a porre domande, ad alzare la mano o annotare quel vocabolo tanto strambo per cercarne il significato una volta tornata a casa.

    Le discussioni sulla politica non sono critiche quanto dovrebbero perchè trovo che si continui a non parlare della cosa che banalmente anche io riconosco: non si sta parlando di politica ma di movimento di soldi o capitali, come si preferisce. Basare un'amministrazione di un territorio sulla moneta è la vera tristezza, non renderla mezzo non indispensabile per, ma unica RAGIONE, questo permettetemi non è solo una tristezza ma un vero schifo. Permetterle di stroncare e chiudere tante possibilità di fronte a giovani in cerca di un futuro, di una strada, e che si devono trovare a fare i conti con situazioni precedenti, con politiche economiche poste come inevitabili, necessarie. La sinistra e la non sinistra, ma di cosa parliamo? "Partiti proprietari"? Dare un contributo al rinnovamento? Partiamo facendo un discorso innovativo, proponendo un nuovo punto di vista, il più basilare possibile. I politici chi li vuole? Obblighiamoli a prender la retta via comportandoci da consapevoli, ricordando chi è il padrone del loro sistema: chi muove i soldi, noi. Cosa è superfluo e cosa non lo è? Noi, compratori di mercato e donatori di voto, abbiamo un potere speciale, renderci conto che i nostri discorsi puzzano di vecchio, che esistano realmente alternative, ma non ci verranno mai mostrate dal palco degli amministratori dell'economia più misera di valori che mi sia mai capitato di riuscire a concepire, dove tutto è capitale, anche le nostre esigenze, già a loro volta reindirizzate e forse ampliate. L'alternativa più utile del voto è mettersi totalmente in discussione capendo dove vengono immessi i nostri soldi, quali mercati incentiviamo e in quale misura, a cosa acconsentiamo con i nostri atteggiamenti quotidiani, dall'accendere una luce, al guardare un canale televisivo, al consumare un farmaco, al vaccinarsi senza informarsi, all'alimentare paure che forse non ci appartengono ma ci portano ad attuare scelte superflue o dannose, allo spalleggiare la produzione e/o morte intensiva di animali e piante da frutto, al promuovere la vita all'uomo dai ritmi disumani.. Riusciamo in ogni gesto quotidiano a non trovarci complici di uno sfruttamento? Riusciamo ad essere consapevoli ed armonici con le nostre azioni? E se non ci riusciamo.. Non è forse che destra e sinistra e grillini siano un discorso limitativo? Un pensiero oltre i punti predefiniti, che contempli innovazione vera, partendo dai giusti obbiettivi. E' limitante scegliere il prodotto esposto, pretendere il giusto, non qualcuno a caso, non ce ne facciamo proprio nulla Noi, la popolazione, la massa decisiva più di quanto abbia la capacità di ammettere, di due incompetenti, miopi. Possiamo permetterci di scegliere tutto, da capo, passo dopo passo, con razionalità, discutendo anche il sistema economico del quale ci siam ritrovati a far parte, valutando la nostra versatile ed interessante geografia e la maniera di creare energia da nuove fonti e focalizzandoci sui veri temi e tematiche per il futuro, solo lì il vero AFFARE. Saltando a piè pari quel sasso nella scarpa che si dimostra essere una politica egoista e bugiarda, come la politica del consenso in tempi di capitalismo promette di essere agli acquirenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *