L’idea e la realtà della democrazia – Pietro Polito

Il Manifesto” ha ragione. L’aggettivo più adeguato per definire la nostra democrazia non è “sospesa” ma “annacquata”. Guglielmo Ragozzino, l’autore dell’articolo di fondo Democrazia annacquata, comparso sul “Quotidiano comunista” il 13 gennaio scorso, è ancora più netto: la democrazia italiana è “una democrazia a scartamento ridotto”.

Riprendendo una espressione di Bobbio, di seguito sostengo che la nostra democrazia non è una “democrazia ordinata”, né dal punto di vista procedurale né dal punto di vista etico. Perché lo scarto tra la democrazia reale e una democrazia ordinata risulti evidente, basta richiamare, sia pure a grandi linee, la forma classica della democrazia così come si ricava dalle opere di alcuni autori contemporanei: oltre a Bobbio, Dahl, Habermas, Dworkin, Dahrendorf.

La “dottrina” distingue due grandi concezioni della democrazia: la concezione proceduralistica che classifica le forme della democrazia in base al modo dell’esercizio del potere (“come viene esercitato il potere?”); la concezione etica della democrazia che le classifica in base al principio etico che sta al loro fondamento.

Dal punto di vista procedurale, la “democrazia dei moderni” si differenzia dalla “democrazia degli antichi”, per il modo in cui il popolo esercita il potere: direttamente oppure attraverso i propri rappresentanti. Mentre la democrazia rappresentativa si è affermata nei grandi stati moderni, la democrazia diretta è rimasta un “ideale limite” (sarà la democrazia del futuro?). Nel passaggio dalla democrazia degli antichi a quella dei moderni muta radicalmente il concetto stesso di “popolo”. Si può dire che mentre la democrazia degli antichi è una democrazia di decisori, la democrazia dei moderni è una democrazia di elettori, presi uno per uno: più che la sovranità del popolo, alla base della nostra democrazia sta (dovrebbe stare) la sovranità dei cittadini.

Dal punto di vista etico, il principio che sta alla base della democrazia è “l’amore per l’eguaglianza” (Montesquieu). L’eguaglianza è sempre stata considerata il principio ispiratore della democrazia, al punto che nella storia del pensiero politico si può scorgere una linea di divisione ideale tra gli scrittori egualitari e in quanto tali democratici e gli scrittori inegualitari e in quanto tali antidemocratici. Il principe dei democratici e degli egualitari è Rousseau; il principe degli antidemocratici e degli inegualitari è Nietzsche.

Bobbio ci ha insegnato che esiste un nesso strettissimo tra le due visioni della democrazia. Egli aderisce alla concezione procedurale, secondo la quale la democrazia è un insieme di “regole del gioco” per prendere le decisioni collettive. Così intesa, la democrazia è – scrive Bobbio – “quella forma di governo in cui vigono norme generali, le cosiddette leggi fondamentali, che permettono ai membri di una società, per quanto numerosi essi siano, di risolvere i conflitti che inevitabilmente nascono fra gruppi che hanno valori e interessi contrastanti, senza bisogno di ricorrere alla violenza reciproca”(il corsivo è mio). Le regole procedurali della democrazia riflettono i suoi principi ispiratori: oltre ai valori dell’eguaglianza e della libertà, quello della nonviolenza.

Risulta un esercizio salutare in termini di realismo, ma anche dal punto di vista degli ideali, misurare, come diceva ancora Bobbio, la distanza tra gli ideali e la rozza materia.

Il grado di democrazia di un paese dipende da ragioni storiche (per l’Italia il suo “controverso” processo di formazione unitaria), sociali ed economiche (l’assenza di un capitalismo non assistito), politiche (l’assenza di un partito della sinistra, ma anche della destra, assenza che permane). Ma, forse, il criterio decisivo per misurare la democrazia di un Paese è la maggiore o minore distanza dalle tendenze ideali democratiche che sono la protezione dei diritti di libertà, lo sviluppo sempre più ampio dei diritti sociali, l’eliminazione della violenza nella politica.

Tre considerazioni sullo stato della democrazia:

1. i cittadini italiani non sono né decisori né pienamente elettori, in quanto alle elezioni politiche generali e in diverso grado alle elezioni amministrative non eleggono i propri rappresentanti, ma vengono chiamati a sanzionare un elenco di nominati dai segretari di quattro o cinque partiti;

2. quanto siano estesi e protetti i diritti di libertà e i diritti sociali in Italia è sotto gli occhi di tutti.

3. infine, per quanto riguarda l’eliminazione della violenza nella politica, il voto è condizionato dall’azione di potenti organizzazioni criminali attive in più o meno metà del Paese se non nell’intero Paese.

Aggiunta storica

La lezione di Bobbio

Non si può discorrere di democrazia in Italia (e non solo in Italia) senza ascoltare la lezione di Bobbio. Gli ideali e la rozza materia è il titolo del terzo paragrafo del saggio Il futuro della democrazia, che apre il libro omonimo, Einaudi, Torino, 1984, nuova ed. 1995, con l’aggiunta di una “Nota all’edizione 1995” e del saggio (fondamentale): Democrazia e sistema internazionale.

Dal par. Gli ideali e la «rozza materia» trascrivo qualche brano. Riferendosi alla situazione attuale della democrazia, Bobbio osserva che, più che di «trasformazioni della democrazia» le quali possono essere valutate positivamente o negativamente tanto da destra (V. Pareto, Trasformazioni della democrazia, 1920) quanto da sinistra (J. Agnoli, Die Transformationen der Demokratie, 1967), sia “più utile concentrare la nostra riflessione sul divario tra gli ideali democratici e la «democrazia reale» (espressione che uso nello stesso senso in cui su parla di «socialismo reale»)”.

Una discussione feconda sulla democrazia non può non partire da questa amara constatazione: “Non molti giorni orsono un mio ascoltatore ha richiamato la mia attenzione sulle parole conclusive che Pasternak fa dire a Gordon, l’amico del dottor Zivago: «È successo più volte nella storia. Quello che era stato concepito come nobile e alto, è diventata rozza materia. Così la Grecia è divenuta Roma, così l’illuminismo russo è diventata la rivoluzione russa». Cosi, aggiungo io, il pensiero liberale e democratico di un Locke, di un Rousseau, di un Tocqueville, di un Bentham e John Stuart Mill è diventato l’azione di … (metteteci voi i nomi che credete, non avrete difficoltà a trovarne più d’uno). È proprio di questa «rozza materia» che dobbiamo parlare o, se volete, del contrasto tra ciò che era stato promesso e ciò che è stato effettivamente attuato”.

Mi astengo dal fare nomi.

 

 

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