La mossa del riccio. Al potere con tenerezza e disciplina – Recensione di Nanni Salio

Davide Mattiello, La mossa del riccio. Al potere con tenerezza e disciplina, Add, Torino 2011, pp. 107

Un agile libretto, come lo sono anche gli altri, alcuni diventati famosi (Sharp, Hessel), dell’editrice torinese Add. Quasi un’autobiografia, scritta alle soglie dei quarant’anni (come quella di Gandhi: auguri!), con un titolo emblematico, spiegato nell’incipit: “Come i ricci non troppo lontani da morire di freddo, non così vicini da ferirci a morte”.

Si comincia con una citazione d’obbligo, per chi si dedica con Libera alla lotta antimafia: il digiuno di Danilo Dolci in Sicilia nel 1952. E si prosegue man mano con altri autori che hanno segnato la formazione di Davide: Norberto Bobbio, don Milani, Paulo Freire, Gustavo Zagrebelsky e anche il comandante Marcos.

Ognuno di noi ha seguito nella propria vita percorsi di formazione individuale diversi. Nel percorso di Davide non ci sono i miei autori preferiti: Giuliano Pontara, Johan Galtung, Aldo Capitini, Gandhi. Nel mio non c’è Marcos, poco Bobbio e meno ancora Zagrebelsky.

Ma tant’è: quello che conta è il risultato. E Davide passa da un’esperienza formativa all’altra “buttandosi dentro”, senza risparmiarsi: accoglienza, GIOC, migranti, obiezione di coscienza, sino a farsi infettare dal virus dell’indignazione, che non lo lascerà e lo porterà con altre amiche e amici a fondare Acmos e ad aderire a Libera, per lottare contro le mafie.

E un fuggevole, ma simpatico, ricordo anche del Centro Sereno Regis e dell’incontro con le tematiche della nonviolenza e dell’addestramento alla trasformazione nonviolenta dei conflitti. Qui si apre un capitolo che meriterebbe altri approfondimenti per affrontare nodi cruciali della politica.

Primo: prepararci a governare, come sognano i giovani con i quali lavora Davide, oppure capacità di autogoverno (lo swaraj di Gandhi) e “l’arte di non farsi governare”, seguendo l’importante lezione di Ekkehart Krippendorff?

Secondo: persuasi e dubbiosi della violenza e della nonviolenza. Questione antica, che ogni nuova generazione ripropone e rivive sulla propria pelle. Ma si può andare oltre. E qui soccorrono i buoni e grandi maestri che hanno contribuito alla mia formazione, oltre a quella di molti altri.

Il già ricco cammino compiuto da Davide potrà di sicuro arricchirsi seguendo la “regola d’oro” della peace research: ricerca, educazione, azione.

Strade diverse che si incrociano, si lasciano, si ritrovano lungo l’impervio ma entusiasmante cammino della nonviolenza.

 

30 novembre 2011

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *