Potere e amore. Teoria e pratica del cambiamento sociale | Recensione di Giorgio Barazza

potere e amore

Adam Kahane, Potere e amore. Teoria e pratica del cambiamento sociale, Fondazione Giacomo Brodolini Editore, Roma 2013, pp. 171, senza prezzo

Potere e amore, i loro lati e i loro dilemmi

Adam Kahane guida, progetta e facilita processi attraverso cui uomini d’affari, capi di governo, e leader nel sociale possono lavorare insieme1 per affrontare sfide complesse dove il futuro è sconosciuto e indeterminato. Attraverso la sua esperienza racconta che ci sono due forze che sono sempre presenti, il potere e l’amore.

Per trovare delle soluzioni condivise, per co-creare, «dobbiamo lavorare con queste due forze fondamentali che sono in tensione tra di loro» e ci ricorda che «l’opposto della guerra non è la pace ma la creazione».

«Il potere come volontà di auto-realizzazione si manifesta nel concentrarsi sull’auto-espressione e sulla crescita personale. L’amore come volontà di unire ciò che è separato si manifesta nel concentrarsi sulla relazione e il legame».

Ci dice che «l’amore e potere hanno entrambi due facce da un lato sono generativi e dall’altro degenerativi», dove «la volontà senza amore diventa manipolazione e l’amore senza volontà diventa sentimentalismo» e che «se vogliamo avere successo nel co-creare nuove realtà sociali dobbiamo scegliere entrambi potere e amore», come?

Il «potere non è nient’ altro che l’abilità di raggiungere uno scopo». «Il lato generativo del potere è il potere-verso-qualcosa (spinta verso l’autorealizzazione) e il lato degenerativo e lato ombra è il potere sopra-qualcuno o qualcosa». 

«L’amore non è qualcosa che ci colpisce all’improvviso, bensì l’amore è un atto di volontà. Intendo dire che non è necessario che qualcuno ti piaccia per amarlo. Amare è una attitudine intenzionale verso le altre persone».

“Gran parte dei leaders con cui ho lavorato nel mondo hanno fatto un passo avanti nel momento in cui si sono visti come parte di un sistema non sano e frammentato e hanno sentito la responsabilità nel ripararlo”

«La cosa più importante per andare avanti è rompere i confini tra le persone così da poter operare come un’intelligenza unica».

«Le innovazioni radicali includono tre movimenti che possono essere rappresentati dalla lettera U.

  • Il primo la parte discendente a sinistra chiamata sentire: sviluppare una profonda conoscenza del sistema che stiamo cercando di capire e di cambiare.
  • Il secondo, la base della U, definito esserci: essere profondamente consapevoli circa il proprio ruolo e in che modo il sistema ha bisogno di noi.
  • Il terzo la parte scendente destra della U chiamata realizzare: da questa posizione di consapevolezza e conoscenza fare nascere una nuova realtà». 

«La radicalità del processo è la sua enfasi nell’unire i leader creativi con altre persone chiave del processo, nel metterli in un ambiente più ampio e di riconnetterli con il loro Sé più profondo». 

«La gente cambierà il proprio comportamento quando si renderà conto che quello vecchio non funziona più. Spesso affinché questo avvenga il problema deve essere percepito fortemente e sufficientemente da vicino perché non possa essere ignorato».

Cadere, inciampare, camminare e farsi avanti

«Come mettere insieme potere e amore nella pratica? Ciò che fa sembrare così in conflitto due valori contrastanti è presentarli alla coscienza nello stesso momento, significa muovere prima uno e poi l’altra e essere sempre in non equilibrio o precisamente in equilibrio dinamico».

Possiamo vedere attraverso tre stati il potere e l’amore:

  • quando potere e amore non sono in contatto cadiamo
  • quando il potere è più forte dell’amore o viceversa incespichiamo pericolosamente
  • quando siamo capaci di bilanciarci e spostarci tra amore e potere, allora i due fenomeni diventano uno e camminano in modo fluido

Quando stiamo cadendo non siamo capaci di co-creare nuove realtà sociali, quando inciampiamo siamo capaci in modo incostante, quando camminiamo siamo fiduciosamente capaci. «Spesso penose cadute portarono a profondi cambiamenti e a vigorose camminate, spesso camminate troppo fiduciose portarono a disattenzioni arroganti e cadute catastrofiche».

«Nel tentativo di produrre cambiamenti sociali, la nostra capacità di fare il passo successivo che ci porterà avanti dipende dalla nostra capacità di riconoscere lo stato del nostro amore e del nostro potere».

Kahane Individua tre parole – cadere, inciampare, camminare – attraverso le quali, ripensando alla sua esperienza, ci offre delle riflessioni.

CADERE (i fallimenti)

«Ecco alcuni esempi: “esercitammo spesso amore senza prestare attenzione al potere, esercitammo il potere senza prestare attenzione all’amore, ero convinto che le cose in comune fossero più importanti delle differenze. Ma cosa dobbiamo fare quando ci sorprendiamo a cadere? Tutti cadiamo a volte quando non prestiamo sufficiente attenzione o a volte quando il terreno che stiamo attraversando è pericoloso. Cadere è doloroso, ma possiamo imparare dal cadere. Il cadere ci indica che dobbiamo riflettere su cosa stavamo facendo, sul perché e con quali risultati”».

INCIAMPARE (i parziali insuccessi)

Alcune considerazioni: «siamo sempre noi quelli che bloccano se stessi, la paura ci irrigidisce e ci paralizza, è difficile raggiungere un accordo negoziale, in qualsiasi processo, in una situazione caratterizzata da una distribuzione asimmetrica di potere».

«Cosa dobbiamo fare quando ci troviamo a inciampare? Quando siamo compromessi nella nostra capacità di co-creare nuove  realtà sociali? Dobbiamo rafforzare o attivare la nostra spinta più debole».

  • «Quando è il nostro potere a dominare dobbiamo porre la nostra attenzione a rafforzare il nostro amore e questo significa enfatizzare processi che favoriscono l’omogeneizzazione e l’integrazione. Questo include processi dialogici che favoriscano l’incontro e la connessione tra le persone e le aiutino a riconoscere in modo empatico e olistico che condividono la stessa situazione».
  • «Quando è il nostro amore a dominare dobbiamo porre la nostra attenzione a rafforzare il nostro potere.  Questo significa enfatizzare processi che favoriscono la differenziazione e l’individualizzazione. Questo include processi per lo sviluppo dell’imprenditorialità e dell’attivismo che supportino le persone nel riconoscere, scegliere e attivarsi per la propria auto-realizzazione».

«Questo tipo di processi include il focalizzarsi sul feedback, su regole, su processi di governo e container che ci aiutino a capire dove siamo e a correggerci di conseguenza. A volte inciampare è tutto quello che riusciamo a fare. Vale la pena comprendere e imparare a inciampare».

CAMMINARE (i successi pieni).

«Si è incominciato a camminare “quando i partecipanti avevano raggiunto il limite di ciò che potevano realizzare da soli e dunque erano desiderosi di creare nuove alleanze. L’intero gruppo iniziava a vedere una parte sempre maggiore del sistema nella sua globalità, da una molteplicità di prospettive, con tutte le sue complessità e contradizioni”. Iniziarono a essere consapevoli del loro ruolo per come le cose erano e al contempo diventavano consapevoli del proprio ruolo creativo nell’immaginare come le cose potevano trasformarsi. Diventarono capaci di vedere quale ruolo ognuno di loro poteva giocare nel seguito. Non avevano nessun compito specifico in questa fase, soltanto allontanarsi dal rumore della loro situazione ordinaria calmare i loro animi e vedere ciò che potevamo vedere».

FARSI AVANTI

L’ultimo capitolo ci ricorda che «le sfide complesse che ci troviamo ad affrontare non possono essere risolte in maniera efficace da un capo, ne da una singola organizzazione, ne da un solo settore abbiamo bisogno di sviluppare la nostra capacità di co-creazione: camminare insieme».

Un solo strumento è disponibile, «cambiare noi stessi. Il successo di un’azione dipende dalle condizioni interiori di chi la compie».

Vengono individuati tre passi per andare avanti

  1. «Diventare consapevoli di amore potere dentro di noi».
  2. «Fare equilibrio in noi stessi», sviluppare la capacità di bilanciare noi stessi, rinforzandoci e facendo attenzione ai nostri impulsi più deboli. Per sanare la nostra parte più debole dobbiamo disimparare i meccanismi che abbiamo appreso per non essere feriti o per ferire gli altri. La capacità di affrontare le sfide sociali dipende dalla nostra volontà di ammettere che noi non siamo distaccati bensì siamo parte della sofferenza del nostro mondo. Noi soffriamo maggiormente nell’evitare il dolore che del dolore stesso.
  3. «Esercitarsi a muoversi in modo fluido». Tutto quello che possiamo e dobbiamo fare è rilassarci, fare attenzione e cogliere il migliore prossimo passo possibile. Il non-attaccamento aiuta ad avere meno paura e meno ansia ed essere più aperti e creativi. Se vogliamo imparare a andare avanti dobbiamo essere pronti a cadere e fallire. Il problema fondamentale non è quando esercitare la forza per effettuare cambiamenti ma piuttosto come usarla senza aggredire.

Nota

1 Altri suoi contributi sono: Solving Tough Problems, An Open Way of Talking, Listening, and Creating New Realities, pubblicato da Berrett-Koehler Publishers e Collaborating with the Enemy, how to work with people you don’t agree with or like or trust (trad. it. Collaborare con il nemico: come lavorare con persone con cui non vai d’accordo, non ti piacciono o non ti fidi, Rizzoli).


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