Osama e Obama – Johan Galtung

Qualche affermazione su quanto è accaduto; poi la loro elaborazione:

[1] Osama è probabilmente morto, ma nessuno dovrebbe prendere per buona la parola degli uccisori. È indispensabile una commissione indipendente con prove basate sul DNA.

[2] Se Osama era disarmato in una stanza da letto si tratta di esecuzione extragiudiziaria.

[3] Per fare quello la licenza d’uccidere deve provenire dai vertici politici, cioè da Obama stesso. Questo implica un cambiamento di strategia da guerra aperta generale a uccisione mirata e di nascosto, con un offuscamento dei limiti di competenza fra Pentagono e CIA, come s’è visto in recenti nomine.

[4] Se non c’era una tale licenza dall’alto bensì una generale licenza d’uccidere alla 007 impartita all’unità 6 dei Seals (mare-aria-terra), la situazione è perfino peggiore: si dà il largo ad altre bande errabonde di uccisori professionisti.

[5] Coloro che celebrano un’esecuzione extra-giudiziaria, ne sono “lieti” (Merkel), potrebbero prendere in considerazione di star legittimando un approccio eventualmente applicabile a loro stessi da qualcuno che potrebbe a sua volta voler essere “lieto”.

[6] Riferirsi alla reazione Occidentale come medievale ecc. vuol dire insultare il Medio Evo. La reazione ha un nome: Civiltà Occidentale in declino (e pure rapido), che lascia cadere importanti conquiste – come nessuna punizione senza sentenza, nessuna sentenza senza processo, nessun processo senza legge e udienza dell’accusato – quando ce n’è la massima necessità.

[7] Questo peggiora ancora quando bin Laden è accusato di essere la mente operativa dell’ 11 settembre senza una prova, come per le Armi di Distruzione di Massa in Iraq. I suoi avalli agli attentati rientrano sotto la libertà d’espressione, non sotto la legge.

[8] L’uccisione di Osama non ha ucciso la sua causa, la lotta per l’Islam. Gli uccisori raccoglieranno frutti esattamente contrari a quanto da essi sperato.

[9] Il terrorismo di Osama, di Al Qaeda o no, l’uccidere quelli che non sono colpevoli di aver calpestato l’Islam, è del tutto inaccettabile da un punto di vista coranico.

[10] Obama si è ora lasciato indietro George W. Bush, in guerra con sei paesi musulmani, avendo aggiunto Pakistan, Yemen, Somalia. La Siria sarà la prossima?

[11] La massiccia violazione della sovranità del Pakistan da parte di Obama avrà ripercussioni. Quanto detto non è una difesa per la violenza di Al Qaeda-binLaden; né per l’11 settembre. La prima, nelle parole di Osama, è lotta per l’islam, la seconda è lotta contro le manifestazioni economiche e militari dell’impero USA.   Cosa pensassero gli autori dell’11 settembre è sotto segreto FBI-CIA; evidentemente odiavano l’attività economico-militare USA. Ma il pensiero di Osama è disponibile a qualunque “esperto” nella pubblicazione di Bruce Lawrence: Messages to the World-The Statements of Osama Bin Laden (Verso, 2005):

Questa è una delle battaglie dell’eterno Islam” (24.09.01).

Quel che prova oggi l’America non è che una frazione di quel che abbiamo provato noi per decenni. Per più di ottant’anni la nostra umma ha sopportato quet’umiliazione e disprezzo” (07.10.01).

La retorica di Obama è anche attraente; l’azione meno; dobbiamo concentrarci su entrambe per entrambi.  Giudicarne uno per la buona retorica e l’altro per le cattive azioni è immaturità, veicolata dagli “esperti” nelle TV prevalenti.

Che abbiano impiegato 10 anni per rintracciarlo non è una sorpresa. Di un’organizzazione che non riuscì a prevedere la bomba termonucleare sovietica, lo Sputnik, il Muro di Berlino, le atomiche a Cuba, l’invasione sovietica della Cecoslovacchia e la fine della guerra fredda, si potrebbe concludere: Central – sì; Agency -sì; Intelligence – certamente no. Che il Pakistan, un paese musulmano con confini coloniali artificiali tipo Durand verso l’Afghanistan e un governo d’élite occidentale, faccia un doppio, triplo gioco, non sorprende nessuno salvo gli USA che cascano nella propria trappola. La cultura profonda, non l’intelligenza, fa funzionare questo spettacolo miserabile. Si aggiunga l’ignoranza di Obama degli affari esteri (The New Yorker, 02.05.11) e ne ricaviamo una vittima debole e ciarliera di forze molto oscure.

La reazione dal versante di Osama è prevedibile (ICSR-Centro Internazionale per lo Studio della Radicalizazione e della Violenza Politica, 06.05.11):

I membri di Al Qaeda promettono una serie di ulteriori attacchi che ‘incanutiranno i capelli perfino ai poppanti’, e chiedono che i pakistani insorgano contro il proprio governo”.

Gli americani sono in grado di uccidere quello per cui lo sceicco Osama visse e combatté, pur con tutti i loro soldati, enti di spionaggio e altri? Mai! Mai! Lo sceicco Osama non ha costruito un’organizzazione che morisse con lui, né che finisse con lui. Se la luce dell’Islam e il jihad potessero sparire con l’uccisione o la morte di appena una persona, sarebbero finite il giorno che morì il profeta Maometto; invece si sono imbaldanzite con gli attacchi – tenendo in mano la bandiera della verità…”

La storia di Al Qaeda, minacciosa, brutta, almeno sta assieme; quella di Washington no. Cambia di giorno in giorno, addirittura di ora in ora; dando la colpa alla nebbia della guerra, non alla nebbia nella mente dei comitati che compongono tali storie.  John Brennan è reclamizzato come massimo esperto di contro-terrorismo; se la sua versione riflette il suo livello intellettuale, non sorprende che sia meglio il termine contro-producente. Ciò non vuol dire che le loro narrative convergeranno verso la verità.

C’è un’uscita da tutto questo? Ci si potrebbe augurare che Osama avesse mandato migliaia di donne musulmane in nero, con centinaia di loro a circondare ogni ambasciata USA, a chiedere un dialogo, in modo nonviolento.  Ci si potrebbe augurare che l’impero USA, di cui Obama è l’attuale amministratore fosse aperto al dialogo e alla risoluzione del conflitto. Ma Obama ne è tanto lontano quanto Osama dalla nonviolenza. Il serbo Milosevic voleva un dialogo, l’iraniano Mohammad Khatami voleva un dialogo, l’irakeno Saddam Hussein voleva un dialogo a proposito delle sue quattro proposte di pace, il libico Gheddafi vuole una tregua con dialogo. E Washington? Loro vogliono una sola cosa: un cambiamento di regime, liberarsi di una persona che hanno demonizzato al punto di credere che la sua sparizione di scena sia identica alla risoluzione del conflitto. Ecco che cosa passa il convento a media servizievoli e a un pubblico USA che prega “dacci oggi le nostre bugie quotidiane”.

Eppure ci sono due percorsi per la pace. Uno passa dal negare loro sostegno, isolandoli nella loro pazzia violenta; niente alleati.

E l’altro passa attraverso il passato: i circa 27 attacchi occidentali all’Islam dal 1830 [i], riconsiderando, riconciliando. Improbabile dai bastioni dell’arroganza Occidentale, ma forse possibile ad altri.

Una congettura fondata: lo sceicco Osama continuerà a vivere nella mente della gente molto dopo che il presidente Obama sarà stato dimenticato. Tutti e due estremamente violenti, uccisori di civili in massa, retoricamente dotati, intelligenti, attraenti, belli. Ma uno è sul versante della storia, combattente, per quanto in modo sbagliato, per gli iniquamente repressi, e l’altro per gli iniqui repressori, per un impero morente, contro la storia. Sic transit.

Nota:

[i] 50 Years: 100 Peace & Conflict Perspectives, TRANSCEND University Press, 2008, Cap. 88; da www.transcend.org/tup.

 

09.05.11 – TRANSCEND Media Service
Traduzione di Miky Lanza per il Centro Sereno Regis

Titolo originale: Osama and Obama

http://www.transcend.org/tms/2011/05/osama-and-obama/

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