Protestare contro la guerra è “associazione a delinquere”?

Autore
Carlo Tombola


Protestare contro la guerra è “associazione a delinquere”? A Genova si. La magistratura accusa un gruppo di portuali e militanti genovesi anche di aver attentato alla sicurezza dei trasporti per aver lanciato “micidiali” fumogeni

Protestare contro la guerra è "associazione a delinquere"
La protesta dei lavoratori e dei militanti contro la guerra al Ponte Etiopia, porto di Genova, il 17 febbraio 2020, all’arrivo della nave “Bahri Yanbu”. 
Tutte le navi della compagnia saudita sono movimentate al terminale GMT (controllato da C. Steinweg di Rotterdam) per conto dell’agenzia marittima Delta (di proprietà della famiglia Cerruti attraverso la Gastaldi Holding).

Siamo in un momento importante, per the Weapon Watch, per gli amici che ci sostengono e per chi si è esposto in prima persona, “con il corpo”, nella protesta nonviolenta contro le “navi di morte” saudite.

Polizia e magistratura genovesi hanno deciso di passare all’azione: ora un gruppo di portuali e militanti genovesi è accusato di associazione a delinquere e di avere attentato alla sicurezza dei trasporti per aver lanciato “micidiali” fumogeni contro le navi Bahri al loro arrivo in porto.

Interpretiamo l’azione di polizia come un segnale di quanto sia forte e non azzerabile la protesta contro la guerra, di quanto sia insopportabile denunciare la connivenza della politica (si pensi ai viaggi d’affari di Matteo Renzi) e degli operatori economici (dagli agenti marittimi genovesi alla multinazionale Leonardo) con una dittatura come quella del Regno saudita, in cui gli oppositori politici finiscono in galera o assassinati.

Segnaliamo che lo stesso trattamento viene contemporaneamente riservato anche agli autori di uno sciopero nel magazzino Fedex-TNT di Piacenza:

  • 29 persone indagate di cui 2 agli arresti domiciliari;
  • 5 con divieto di dimora;
  • 6 con revoca del permesso di soggiorno

Tutti accusati – come a Genova – di associazione a delinquere e anch’essi privati di telefoni e computer personali. Lo sciopero di Piacenza era coordinato da una rete sindacale europea.

Le proteste nel porto di Genova sono seguite e sostenute in tutti i porti da cui transitano le navi saudite. Dal Canada al Nord Europa e al Mediterraneo. Di questa rete internazionale a sostegno dei portuali di Genova e delle conseguenze sulla popolazione civile yemenita delle armi vendute all’Arabia Saudita ne ha dato conto proprio ieri stasera, alle 21:20, la trasmissione di Riccardo Iacona, una puntata di “Presa Diretta” (RAI 3) dal titolo assai opportuno: La dittatura delle armi.


Riportiamo qui il testo del comunicato stampa del CALP:

La Digos ha perquisito le case di alcuni compagni del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova (CALP) su ordine della Procura. I reati contestati riguardano la attività sindacale e antimilitarista in porto. Con il preciso riferimento alle lotte nei confronti delle navi saudite Bahri con i suoi carichi di armi pesanti e esplosivi destinati alla guerra in Yemen e in Siria.

Dallo sciopero indetto due anni fa per bloccare un carico destinato alla guerra in Yemen su una Bahri, a oggi, passando per la manifestazione di un anno fa contro il transito di esplosivi a bordo di un’altra Bahri dagli USA diretto alla guerra siriana, gli armatori sauditi attraverso l’agenzia genovese Delta e il Terminal GMT avevano chiesto a più riprese alla Procura la testa dei portuali del CALP. Per quale colpa?

La colpa di avere messo in pratica in questi due anni, con le associazioni e i movimenti contro la guerra e per i diritti civili ciò che il Parlamento ha approvato poco dopo lo sciopero nel porto di Genova del 2019 e confermato alla fine del 2020. E cioè lo stop alla vendita di bombe e missili ad Arabia e Emirati, utilizzati per colpire la popolazione civile in Yemen.

Nel frattempo, la Procura di Roma, pochi giorni fa ha aperto un’indagine contro i responsabili della RWM Italia produttrice degli ordigni. Ma anche contro l’UAMA, l’agenzia del Ministero degli Esteri che autorizza l’esportazione di armamenti. E questoa seguito delle morti civili procurate in Yemen e documentate da Amnesty International. È di questi giorni la notizia che il Presidente USA Biden ha rivelato che è stato Bin Salman, Principe della Corona dell’Arabia Saudita, a fare scannare il giornalista dissidente Kashoggi nel consolato saudita a Istanbul.

La Procura di Genova sostiene che il CALP si è reso colpevole di avere strumentalizzato la protesta con “dispositivi modificati in modo da renderli micidiali”. I bengala e i fumogeni utilizzati dai portuali per attirare l’attenzione sulle navi dalle stive e i ponti piene di armi e esplosivi diretti a fare stragi sarebbero “micidiali”, non le armi e gli esplosivi caricati sulle navi. In realtà il CALP ha usato un’arma “micidiale”, ossia lo sciopero. Questo ha fatto tremare gli armatori e i terminalisti. Non i razzi luminosi e i fumi colorati, ma che il traffico criminale di armi non sia solo criticato idealmente ma sia bloccato materialmente dai lavoratori.

Rivolgiamo un invito alla Digos e alla Procura. Ad acquisire dall’Agenzia Delta e dal Terminal GMT i documenti di carico e di destinazione delle merci trasportate dalle navi Bahri verso gli Stati del Medio Oriente, compresa la Turchia che, denunciata dalla stessa procura per la nave Bana in relazione all’embargo libico, impiega in Siria contro i civili le armi sbarcate dalle Bahri a Iskenderun. Che in particolare a segnalino alla Procura di Roma l’Agenzia Delta quale rappresentante delle navi Bahri che hanno trasportato dall’Italia le bombe della RWM incriminate per la strage civile procurata in Yemen.

Li invitiamo infine a non essere sottomessi alle denunce di chi con ipocrisia e arroganza parla di pace ma vive del commercio delle armi. Infatti come ci ha ricordato Papa Francesco: «I lavoratori del porto hanno detto no. Sono stati bravi! E la nave è tornata a casa sua. Un caso, ma ci insegna come si deve andare avanti».

COLLETTIVO AUTONOMO LAVORATORI PORTUALI DI GENOVA

Di seguito il video pubblicato dal CALP su FB:


Fonte: Weapon Watch


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