Il Trattato internazionale TPNW: un nuovo scenario per la concreta eliminazione delle armi nucleari | Giulia Faraci

Resoconto del momento informativo e di confronto di giovedì 3 dicembre 2020, organizzato da Rete Italiana per la Pace e il Disarmo, Senzatomica e ICAN, in cui si è parlato  della prossima entrata in vigore del Trattato TPNW votato all’ONU che rende illegali le armi nucleari, dopo la cinquantesima ratifica raggiunta a fine ottobre.

Per comprendere la portata storica del Trattato TPNW e il suo impatto, già importante, oltre che le prospettive che ciò comporta anche per l’Italia, abbiamo ascoltato Beatrice Fihn (Direttrice Esecutiva della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons ICAN, premio Nobel per la Pace 2017), Rosario Valastro (Vicepresidente della Croce Rossa Italiana), Lisa Clark (Co-presidente dell’International Peace Bureau e di Beati i costruttori di Pace) e Daniele Santi (Presidente di Senzatomica).

Con grande gioia abbiamo appreso la notizia della 50 esima ratifica del Trattato di proibizione della armi nucleari. Questo traguardo ha alle spalle un ampio sostegno della comunità internazionale, 122 stati membri dell’ ONU infatti hanno sempre sostenuto l’impegno per questo trattato anche in altre Assemblee generali dove le resistenze da parte di altri paesi erano molte.

Alcuni Governi europei che sono complici nella minaccia e uso delle armi di distruzione di massa hanno preferito rimanere fuori da qualsiasi dibattito pubblico che li coinvolgesse nel dispiegamento di tali armi. Ma adesso le cose stanno cambiando: il trattato ha già iniziato a mettere sul tavolo di discussione l’impatto di tali armi. Nonostante ciò alcuni dicono che sia puramente simbolico o che possa comportare un pericolo per la comunità internazionale ma nulla può essere più lontano dalla verità secondo noi.

Circolano infatti molte false informazioni in particolare quelle messe in giro da governi membri della NATO , coloro che sanno che la loro popolazione sostiene a grande maggioranza il trattato. Fortunatamente molte persone non prendono sul serio queste narrazioni, come Guterres, segretario generale dell’ONU, che ha definito questo trattato un impegno di grande significato che ci porterà verso la totale eliminazione delle armi nucleari, e promette il massimo impegno nel facilitare il funzionamento del trattato, ma anche il commissario del Comitato della Croce Rossa italiana che lo ha definito come un momento storico di grande umanità.

Una delle falsità maggiori che si sentono dire è che il trattato sia incompatibile con l’adesione alla NATO e che paesi come l’Italia per poter aderire dovrebbero lasciare l’alleanza. Non c’è niente di più sbagliato! Non esiste infatti nessun fondamento giuridico a sostegno di tale affermazione, tant’è che il trattato NATO ha sempre perseguito il disarmo nucleare. Fu solo nel 2010 che tale alleanza affermò che nel concetto strategico sarebbe rimasta una coalizione nucleare solo finché fossero continuate a esistere le armi nucleari.

Si tratta dunque di una questione di policy e non di ordine giuridico: mentre l’esistenza del trattato nel diritto internazionale diverrà costante, la policy nel passato è cambiata molto e continuerà a cambiare nel futuro. Se è vero che tutti i membri dell’alleanza possono dire la loro opinione sulla policy è giusto che i membri della NATO possano lavorare per elaborare una posizione diversa sul nucleare. Tutti gli Stati che aderiranno al trattato , in particolare quelli della NATO, daranno un loro contributo per eliminare la teoria della deterrenza nucleare, i quali potrebbe trovarsi alla guida di un nuovo movimento che stabilirà la sicurezza in termini mai visti.

ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapon) attraverso una ricerca condotta l’anno scorso, ha mostrato che le spese delle armi nucleari nel 2019 hanno raggiunto 72,9 miliardi di dollari. Sono dati che lasciano sgomenti se si pensa che è stato proprio l’anno in cui la maggior parte delle potenze nucleari ha avuto maggiori difficoltà a rifornire di dispositivi di protezione personale a medici e operatori sanitari impegnati nell’emergenza sanitaria e non solo. ICAN in Europa da questo momento ha deciso di percorrere 3 strade: oltre al Pladge dei parlamentari e l’appello alle città chiedendo ai governi che non l’hanno ancora fatto di aderire al trattato, la terza strada sarà il disinvestimento: il nuovo trattato infatti, avrà un nuovo impatto sui sistemi bancari degli istituti finanziari. I paesi che avvieranno una produzioni di armi di questo tipo saranno messi su liste nere delle grandi banche europee.

Spostiamo il focus del discorso e parliamo di ciò che succede in casa nostra . Il movimento Italiaripensaci nasce nel 2016 proprio quando l’Italia votò contro il discutere di un possibile trattato di proibizione delle armi nucleari. Questo meravigliò molto perché il nostro paese in passato ha sempre avuto la mente libera sulle armi, ricordiamo infatti che siamo stati i primi ad aver ratificato la Convenzione delle munizioni a grappolo. Per mille ragioni l’Italia è sempre stata un anima pacifista forse per la sua storia o forse per la presenza del Vaticano.

Il movimento infatti continua la sua campagna attuando una forte pressione sui governi che però non sembrano dare risposte. È dunque importante rivolgere un appello soprattutto alle città, in quanto sono proprio loro l’oggetto di distruzione di tali armi . Le città come nucleo del nostro paese hanno il diritto di essere ascoltate da coloro che possono cambiare le cose.

Riflessioni e accenni di diritto internazionale.

Come detto in precedenza tale trattato segnerà un impronta nel diritto internazionale e vorrei sottolineare l’attuale normativa internazionale che implicitamente negava già l’uso di tale arma e di tante altre. I principi fondamentali in materia di mezzi e metodi di combattimento sono contenuti nell’articolo 35 del I Protocollo addizionale che, dopo aver affermato che il diritto dei belligeranti di scegliere mezzi e metodi di combattimento non è illimitato, dispone il divieto di impiegare metodi o mezzi concepiti con lo scopo di provocare, danni estesi durevoli e gravi all’ambiente naturale. Nel diritto internazionale applicato ai conflitti è dunque vietato causare quelli che vengono definiti mali superflui o sofferenze inutili come viene enunciato appunto nell’articolo 35 par 2, del I Protocollo addizionale del 1977. 

Il raggiungimento della soglia dei 50 Stati per l’approvazione del trattato è una vittoria enorme che segna così un traguardo storico che permetterà al mondo di possedere un nuovo strumento internazionale.

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