Nostra patria è il mondo intero – Recensione di Laura Tussi

Cristiana Vettori, a cura di, La nostra scuola è il mondo intero. Storie di migrazione e di inte(g)razione, Centro Gandhi Edizioni, Pisa 2011

Per fortuna non ci sono solo aspetti di violenza, esclusione e xenofobia nella società italiana: ne è testimonianza l’ultimo numero dei Quaderni Saty?graha, edizioni Centro Gandhi, dal titolo La nostra scuola è il mondo intero. Storie di migrazione e di inte(g)razione, a cura di Cristiana Vettori, con la presentazione di Rocco Altieri, direttore della rivista.

Il libro si articola in varie parti, la prima delle quali è dedicata alle storie di vita degli studenti del corso serale dell’Istituto Professionale “G.Matteotti” di Pisa, giovani adulti che provengono “dal mondo intero”: ben 18 sono, infatti, le nazionalità rappresentate nel libro, che non esauriscono peraltro tutte quelle presenti nella scuola e nel corso serale in particolare.

Il titolo rimanda volutamente a un duplice significato: non solo la presenza nella scuola serale di culture di quattro continenti (Africa, America Latina, Asia, Europa), ma anche la vocazione a un insegnamento aperto all’orizzonte di tutti, che riecheggia l’aspirazione internazionalista e pacifista dei lavoratori e degli esuli di fine ottocento: “Nostra patria è il mondo intero” recita lo stornello della canzone scritta da Pietro Gori (1865-1911). E le storie raccolte dimostrano come, attraverso luoghi di accoglienza e di integrazione quale è la scuola pubblica con i corsi serali per adulti, sia possibile percorrere strade nuove di realizzazione personale  e di solidarietà sociale.

Le sezioni successive del libro presentano il punto di vista dei docenti del corso serale e degli operatori delle associazioni che lavorano con i migranti nel campo dell’educazione, dell’alfabetizzazione e della tutela dei diritti, con gli interventi dei rappresentanti di “El Comedor Estudiantil Giordano Liva onlus”, del progetto “Scuola e volontariato in Toscana” e di “Africa Insieme”.

L’ultima parte infine comprende due contributi teorici di grande rilievo: il saggio di Laura Tussi, impegnata nel campo dell’intercultura e della sperimentazione didattica, e lo studio di Antonio Lombardi, educatore e mediatore dei conflitti, che mette a confronto l’Analisi Transazionale e la formazione alla nonviolenza.

Si tratta quindi di una pubblicazione che affronta il problema da vari punti di vista: alle brevi narrazioni biografiche in cui i vissuti personali prendono forma in modo lieve, discreto, con un pudore che è rispetto per l’altro, rimandando continuamente alle vicende dei paesi d’origine, aiutando il lettore a conoscere luoghi e fatti non sempre noti e spazzando via tanti diffusi luoghi comuni, si affianca un dichiarato intento “militante” in difesa della scuola pubblica e in particolare dei corsi serali la cui stessa esistenza è minacciata dai tagli di spesa e da una politica di drastico ridimensionamento dei servizi rivolti alle fasce più deboli della società.

Ma lo sguardo si allarga poi alla riflessione sulle politiche di integrazione – o potremmo meglio dire interazione, per sottolineare il piano di parità in cui si debbono impostare i rapporti tra italiani e migranti – nonché sul significato e sul modo di fare scuola ad adulti stranieri, per arrivare ad una analisi generale  dei concetti di intercultura e nonviolenza nella direzione del pensiero di Aldo Capitini che profeticamente affermava ormai più di quaranta anni fa: “Ogni comunità vive nell’orizzonte di tutti, e perciò non è troppo grande ed è collegata federativamente. Ma se vi sono spostamenti di genti, esse non sono da sterminare, ma da accogliere, tenendo pronte strutture e provvedimenti che rendano possibile questa apertura”.

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