Dismettere l’eurocentrismo e ripensare i programmi delle scuole

Autrice
Noemi Epoté


Dismettere l'eurocentrismo
Photo by Atlas Green on Unsplash

L’Archivio delle Donne in Piemonte presenta mercoledì 5 maggio questo incontro online con Vanessa Maher, antropologa che ha insegnato in Italia e all’estero e, da diversi anni, membra del comitato scientifico dell’Archivio, sul tema del dismettere l’eurocentrismo e di conseguenza ripensare i programmi delle scuole

Di fatto, la scuola tende a non mettere in discussione il senso comune e l’etnocentrismo mentre la Maher ha sempre incoraggiato i suoi studenti a decentrare il proprio sguardo poiché, spesso, si ha a che fare con una perdita di memoria per quanto riguarda persone che sono/sono state presenti ma a cui, storicamente, non viene dato nessun valore. Persino Ernesto De Martino. antropologo, storico delle religioni e filosofo italiano, ha espresso il suo pensiero a riguardo dicendo che un certo grado di etnocentrismo fosse inevitabile ma che questo dovesse mantenersi critico per evitare che la storia e il pensiero europeo non arrivassero al punto di oscurare e influenzare la reale complessità degli eventi e delle relazioni. Chi fa la storia e chi la racconta purtroppo non coincidono e bisogna essere consapevoli di una vera e propria branca di storia che è stata dimenticata.

Uno dei primi esempi che la Maher esamina per avvalorare la sua teoria anti-eurocentrica, fa riferimento alla storia degli Africani e degli schiavi nel Mediterraneo tra ‘500 e ‘800. Cita il libro Staying Power: The History of Black People in Britain di Peter Fryer per ribadire il concetto che la storia nera britannica non è un sottogenere della storia britannica dato che la presenza degli africani spiega perché la Gran Bretagna ha avuto un determinato percorso storico e, di conseguenza, la popolazione nera non può non fare parte integrale del suo tessuto.

Il lavoro di Fryer ha permesso alle comunità nere britanniche di emanciparsi dalla storia americana che li ha sempre modellati a suo piacimento e secondo le proprie esigenze. Allo stesso modo, lo storico David Olusoga si inserisce nello stesso campo di studio scrivendo il libro Black and British. A forgotten History (2016): le vicende raccontate riguardano la Gran Bretagna ma gli argomenti possono essere facilmente pertinenti a tutta l’Europa.

Anche per quanto riguarda il traffico degli schiavi e il Mediterraneo ci sono poche notizie. È Salvatore Bono, tramite il suo libro Schiavi nella storia del Mediterraneo XVI al XIX secolo, a lamentare la disorganicità delle informazioni sugli schiavi musulmani, ottomani, magrebini, oppure ad accusare una mancanza di informazioni sui legami del traffico schiavistico mediterraneo con quello dell’Africa sub-sahariana.

Purtroppo, si parla di una vera e propria esclusione dalla storia, dove gli esclusi sono la “miniera” che ci sta alle spalle. Dobbiamo cominciare a leggere la storia come una questione di interdipendenza e ciò non vuol dire cancellare degli avvenimenti ma leggerli in prospettiva: una prospettiva non escludente e “disarmata”.

È così che Vanessa Maher parla di una inadeguatezza dell’insegnamento eurocentrico, che distoglie gli studenti dal comprendere e agire nel mondo contemporaneo poiché non vengono dati gli strumenti giusti per esaminare in senso critico la realtà storica europea e le altre realtà. La lente con la quale guardiamo alla storia è unilaterale e ci fa conoscere i fatti secondo le imposizioni di coloro che si sono sempre trovati in una posizione di preminenza rispetto ad altri e non per come è veramente. Per questo motivo, conclude, dobbiamo andare oltre e ripensare i nostri quadri concettuali.


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