Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità | Cinzia Picchioni

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2020, o anche vénti-vènti di novità, con una nuova Serie.

No! Che avete capito? Non l’ennesima Serie televisiva, ma una sequela di articoli-riflessioni sui temi ultimamente tanto di moda: clima, riscaldamento globale, fridays for future, scioglimento dei ghiacci…

Faccio l’insegnante di yoga dal 1987, e studiando i testi ho scoperto da tempo che i Maestri dell’antica disciplina hanno parlato, scritto, vissuto da oltre duemila anni i temi di cui oggi si urla nelle piazze. Criteri per uno stile di vita più «lieve» e sostenibile per il Pianeta racchiusi in 8 «passi» – tra i quali, ovviamente, ci sono anche le posizioni e le tecniche dello yoga, ma al terzo posto; i primi 2 riguardano proprio il modo di vivere, e contengono 10 indicazioni, anche molto pratiche, su come comportarsi, su quanto accontentarsi, su perché occorra praticare anche la giustizia (oltreché la posizione del loto, altrimenti non servirà!!!).

Articolo dopo articolo le conosceremo; eccoci arrivati alla seconda, satya, verità o anche veri(dici)tà.


C’era una volta…
… e Greta Thunberg non era nemmeno nata
di Cinzia Picchioni

Giuro di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità

Altre frasi celebri che hanno per tema il secondo yama?

La verità vi rende liberi [la frase latina veritas vos liberat fu utilizzata dai cavalieri templari] viene detta da Gesù nel Vangelo di Giovanni (8, 32).

La verità (e la nonviolenza) sono antiche come le montagne [Gandhi]

In verità, in verità vi dico… [Gesù]

Dunque il secondo dei dieci «precetti» è verità. Tra le molte traduzioni del sanscrito,  satya, uno tra quelli che mi è piaciuto di più è «realizzare unità tra gli atti, le parole e i pensieri». Come dire «coerenza»? Ecco perché sto sostenendo che le tematiche ambientali oggi tanto sbandierate erano già state affrontate tempo fa, e nella loro essenza più profonda (cioè non solo ambientale). La verità, essere autentici, cercare di far coincidere le parole con le azioni, sono comportamenti che riguardano tutto e tutti.

Persino la raccolta differenziata non funziona se non la faccio con sincerità, se non affronto autenticamente il vero problema, cioè la riduzione dei rifiuti, più che la loro adeguata differenziazione. Persino alla base della necessità di differenziare la plastica (e di riutilizzarla, perché ce n’è troppa!) c’è una non-verità: ci hanno mentito sul fatto che l’acqua in plastica sia meglio di quella del rubinetto. Alla base c’è stta una delle tante bugie del commercio. Le leggi commerciali non permettono di applicare la verità, e gli esercizi commerciali sono una menzogna legalizzata a partire dai prezzi, ne convenite? Come si potrebbero organizzare i SALDI, se i prezzi fossero veritieri? Se applicassimo satya pagheremmo ai produttori un giusto prezzo per il loro lavoro (e non come ora, in cui chi ci guadagna di più è il commerciante!). Applicare satya sarebbe cercare un produttore e comprare direttamente da lui il nostro cibo. Applicare satya è ricercare frutta, verdura, cibo «vero», non camuffato, adulterato, inquinato con falsi colori, odori, sapori, proprietà nutrizionali. Cerchiamo l’autenticità e saremo già dei consumatori più consapevoli (e meno inquinanti: anche mangiare, cercare, volere cibi fuori stagione è una «falsità» che si paga a carissimo prezzo (far arrivare le pere dall’Argentina, o l’ananas dal Sudamerica, o i pomodori – in inverno da noi – da Chissàdove consuma petrolio e altra energia fossile).

Più allegramente, tempo fa, scrivevo che

«Innumerevoli sono i proverbi della nostra tradizione che ci mettono in guardia dalla menzogna. “Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”; “Le bugie hanno le gambe corte” (nel senso che non fanno molta strada, non vanno lontano perché vengono presto scoperte); tutto ciò viene detto per ricordare che la bugia non paga».

Un po’ meno allegramente – ma più approfonditamente – un saggio, Patanjali (che per primo sistematizzò le conoscenze sullo yoga che c’erano fino allora) scrisse: «[…] il dire la verità significa che mente e discorso devonn corrispondere all’oggetto. […] Se il discorso è profferito allo scopo di trasmettere in altri la propria conoscenza, non deve essere ingannevole o errato o insufficiente (Yogasûtra, II, 30)», p. 20.

Ecco! Tutto ciò che ci dicono a proposito del riscaldamento globale e della crisi climatica è tutt’e tre le cose: ingannevole, errato e (di sicuro) insufficiente.

Bastava leggere Patanjali… o anche solo Aurelio Peccei… e/o gli appartenenti al Club di Roma, anni Settanta del Novecento…