“I vostri nati torcano il viso da voi” | Marco Labbate

Chiunque con più di trent’anni deride Greta o la inserisce in uno dei suoi pseudo-mondi complottistici merita oggi il rinnovarsi di questa maledizione.

Il tweet di Trump che schernisce una ragazza che dice quello che va detto è stato uno dei momenti più bassi del nostro secolo. Sono le parole di un bullo planetario con una capigliatura improponibile che sa di aver depredato e razziato villaggi, aver lasciato macerie sul suo cammino e ride per averla fatta franca. È il cinguettio tronfio di una generazione che ha vinto e fallito. Si è accaparrata tutto e ha garantito il baratro a chi sarebbe venuto dopo. È una vittoria della potenza, non dell’intelligenza, dell’arbitrio non della giustizia. È una guerra combattuta contro chi non c’era, contro chi sarebbe venuto dopo, un’ingordigia insopportabile del ricco maschio bianco che ha preferito il suo illimitato desiderio di consumare alla sopravvivenza dei suoi discendenti.

Oggi inizia una lotta planetaria tra giovani e vecchi: poi possono esserci vecchi che si mettono dalla parte dei giovani e viceversa. Ma i termini della lotta saranno prima di tutto generazionali, non vi sono alternative. E la sfida grandiosa impossibile sarà quella di trovare prima della fine un sistema economico alternativo a quello che ha permesso questa illimitata volontà di potenza .

Ma chiunque di voi deride Greta, chiunque di voi si accoda all’immondizia di Libero, del Giornale o della Verità, chiunque di voi oppone alle sue parole veementi il sarcasmo di una prosa malamente scolarizzata, smetta di dire di amare i suoi figli. Almeno per pudore, la smetta. Si può amare un figlio visceralmente dal punto di vista privato, fino a sacrificare per lui ogni goccia di sangue, e al tempo stesso detestarlo in modo altrettanto assoluto dal punto di vista pubblico, portando avanti una scelta politica che gli garantisce la morte. Oggi l’equivoco non è più sostenibile.

(In tutto questo Greta ha risposto al tweet di Trump, con un sottinteso pieno di arguzia, dimostrando banalmente che tra “g” e “c” non vale la proprietà commutativa. I gretini stanno da una parte, i cretini dall’altra).

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