Lavoro e salute | Enzo Ferrara

A 50 anni dalla rivoluzione culturale del 1968, personaggi come Giulio Maccacaro, Ivar Oddone, Luigi Mara, Gastone Marri – che ne furono precursori e protagonisti – e i modelli di sicurezza sul lavoro e di medicina pubblica da loro configurati rimangono riferimenti fondamentali per ogni società che voglia dirsi moderna. Le istanze della medicina assieme a quelle del lavoro restano fra le più meritevoli di attenzione da parte delle agenzie politiche nazionali e internazionali mentre i temi del disagio e della malattia, così come quelli delle nocività sul lavoro (dei quali cambiano i nomi ma non la sostanza: oggi lo stress lavoro correlato, ieri l’alienazione) continuano a forgiare il mondo globale.

Rileggendo i testi dei “tecnici” che elaborarono le pratiche della medicina pubblica e della sicurezza negli anni ’60 e ’70 (il Sistema Sanitario Nazionale – SSN come lo conosciamo oggi fu sancito in Italia solo nel 1978), si ritrova un carico di rimandi ai valori universali nella costruzione sociale del lavoro, con l’attenzione focalizzata sui temi della salute di tutti e di ciascuno, della prevenzione e della cura, analizzati pubblicamente e non solo negli aspetti tecnici.

Ritornare a quelle pratiche è un’occasione per rilanciare il dibattito anche sulle questioni della sanità collettiva (e non con prospettiva individuale), anche perché i sistemi di sanità pubblica soffrono per problemi di sostenibilità politica e culturale prima ancora che finanziaria.

In medicina e nel campo della sicurezza sul lavoro, come in molti settori della società moderna, la spersonalizzazione dei compiti e delle attività ha portato a percepire le disfunzioni, la mala-pratica e i conflitti di interesse non come problemi etici e sociali ma come inefficienze tecno-economiche. Occorre ribaltare la prospettiva, prefigurando il recupero di una dialettica sociale e culturale ormai assente, integrando nel discorso questioni come l’equità economica, l’epidemia delle patologie tumorali, le vere o false implicazioni del genoma, le vaccinazioni, il testamento biologico etc., temi tutti capaci di definire una società con una concretezza che le forze politiche e culturali dominanti riescono appena a sfiorare.

Visti gli esiti e i limiti delle scelte tecnocratiche (vedi l’ILVA di Taranto, gli esiti delle fabbriche d’amianto, ciò che resta delle infrastrutture per la mobilità), per l’elaborazione di un quadro socio-culturale sui temi del lavoro, della salute e dalla malattia, si può ripartire da ciò che Maccacaro, Oddone, Marri, e Mara pur nelle loro diverse visioni ponevano alla base di ogni discorso: l’affermazione di uguaglianza dei bisogni e il diritto alla solidarietà e al riconoscimento di dignità di ogni essere umano , ovunque egli si trovi, sotto il nostro stesso campanile o altrove, nel mondo.

Ripartiamo da questi temi anche al Centro Studi Sereno Regis, collaborando intanto a un convegno sui temi della sicurezza sul lavoro (storia, impegno, prospettive) che si terrà il prossimo sabato 20 ottobre all’Università di Milano (vedi allegato pdf) e proponendo poi a Torino occasioni di incontro per analizzare il lascito di Luciano Gallino, sociologo dei lavoratori, in un’ottica che ci aiuti a correlare salute e lavoro oggi (sono attesi interventi degli epidemiologi Paolo Vineis e Angelo D’Errico, degli studiosi di sociologia Paola Borgna e Paolo Ceri, coordinati da Fulvio Perini e Francesco Ciafaloni).

Segnaliamo, inoltre, un seminario internazionale su questi temi, organizzato per il prossimo 2 ottobre da Marco Delogu direttore dell’Istituto Culturale Italiano di Londra: Giulio Alfredo Maccacaro: scientific foresight and social engagement of a distinguished Italian researcher con la partecipazione di Paolo Vineis e Rodolfo Saracci, oltre all’appuntamento previsto a Brescia il 22 ottobre: Giulio Maccacaro e Medicina Democratica nel ciclo Figure e interpreti del Sessantotto, cinquant’anni dopo, organizzato dalla Fondazione Luigi Micheletti.

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