“Terrorismo agricolo” e il “Diritto di rappresaglia” | Walid Salem

“Terrorismo agricolo” è un tipo di “concetto” che si trova guardando il Canale Sette dei colonialisti insediati (d’ora in poi: i coloni), e qualche sito web di quei coloni.

Il cosiddetto concetto descrive gli attacchi palestinesi ai terreni agricoli dei coloni effettuati bruciando pneumatici, accendendo fuochi, e con i cosiddetti “Aquiloni-armi” come quelli fatti volare da Gaza al sud d’Israele per innescarvi incendi.

La cosa più importante è la “rappresaglia” proposta e praticata dai coloni e dal loro governo in Israele. In Cisgiordania del sud I coloni hanno deciso di “vendicarsi” oltre a quello che sta facendo l’esercito israeliano, e cioè sradicando alberi e vigneti palestinesi, e lasciando volantini e scritte sui sassi lì attorno che spiegano che tali attacchi sono vengono effettuati in risposta al cosiddetto ”Terrorismo agricolo” dei palestinesi. Negli insediamenti dei coloni si creano comitati di “autodifesa” contro gli incendi e gli altri attacchi palestinesi come a Gush Etzion. Questo riporta d’attualità la discussione del 1988 su se lo stato d’Israele avrebbe permesso ai coloni di fare pattuglie speciali al di fuori dei propri insediamenti. Oggi questo non è più materia di discussione. I coloni stanno già facendo attacchi in vari luoghi della Palestina, ben documentati nel corso degli anni dall’Ufficio ONU per il Coordinamento dell’Assistenza Umanitaria al Popolo Palestinese (OCHA), e da B’TSELEM e molte altre organizzazioni per i diritti umani. Quel che qui c’interessa sono invece le premesse a tali concetti e pratiche.

Anche il governo israeliano compie “rappresaglie” dando ai coloni il diritto di portare armi “per difendersi”, e con tutti I procedimenti punitive utilizzati, ultimo fra I quali il suggerimento del ministro per la sicurezza nazionale Gilad Erdan di prendere a bersaglio e uccidere coloro che fanno volare “aquiloni-armi” da Gaza, in base alla sua asserzione che si tratti di terroristi. Giorni fa i jet militari dell’esercito israeliano hanno attaccato un gruppo di quei volatori di aquiloni dentro Gaza. Anche missili israeliani ne hanno attaccati altri. Aerei e missile contro aquiloni: un confronto del tutto proporzionato ed equilibrato!

Perché I palestinesi avranno di fronte due generi della cosiddetta “rappresaglia” – uno da parte dello stato coloniale degli insediati, e l’altro da parte dell’attore non-statuale detto “i coloni”? Notiamo qui anche la convergenza fra I due. I coloni non sono separati dal livello ufficiale: hanno dieci ministeri nel governo, e rappresentano attualmente il maggior blocco politico nel Knesset. Di conseguenza, la discussione degli anni 1980 sulla possibilità per I coloni di staccarsi dallo stato e istituire il loro proprio Stato di “Giudea e Samaria” non è più valida oggidì. Perché dovrebbero staccarsene quando hanno tutto lo stato in mano loro?

Oltre ciò ci sono gruppi fra I coloni e la destra politica israeliana che s’appellano alla trasformazione dello stato d’Israele da un paese che combina alcuni aspetti democratici con la sua ebraicità a uno stato puramente ebraico (fra questi: Lehava, Price Tag, Elad e altri). Perché allora spaccarsi se il proprio progetto è giunto alla trasformazione dello Stato nel suo insieme?

La questione è connessa con diverse tematiche della teoria di “risoluzione del conflitto” e la prassi politica mondiale, fino alla prassi palestinese già dal 1993.

Riguardo alla teoria, il campo della risoluzione del conflitto tende a capire il contesto in Palestina e Israele come uno con due parti che hanno uguali responsabilità per un compromesso, per acquetare il “conflitto” ed evitarne l’intensificazione. Il che è ovviamente sbagliato, nonché superficiale. Scavandoci dietro, si trova l’impegno originario di istituire Israele da parte Britannica e degli evangelici e i puritani guidati da Cromwell a partire dal diciassettesimo secolo. Tale impegno dei politici e degli “accademici biblici” ha creato il processo fondativo della National Home[patria nazionale] per gli ebrei in Palestina”, permettendo poi a tale National homedi creare la Haganah per motivi securitari, la “Difesa ebraica” nel 1921, e poi le “Squadre speciali notturne” nel 1936 guidate dall’ufficiale decorato [dall’Ordine dell’Impero Britannico] Charles Wingate, un evangelico, e da altri enti di sicurezza istituiti ai sensi del cosiddetto “diritto della Patria Nazionale Ebraica di difendersi dagli attacchi palestinesi”. Lo scopo dichiarato prima del 1948 era: Prendergli la terra, renderli arrabbiati e furibondi al punto d’indurli a iniziative come ”attacchi terroristici”, poi usarde il proprio diritto di “rappresaglia” nell’ambito della cosiddetta formula di “autodifesa”. Facilissimo:  ci si appropria della loro terra, e sono poi loro I responsabili per quell che gli accade a causa dei loro attacchi e del loro rifiuto a starsere calmi, e impotenti, come un normale “ragazzo obbbediente”.

Questa però non è ancora tutta la storia a livello concettuale; quella che segue è la descrizione del “Conflitto” come “conflitto a bassa intensità”, secondo il criterio del numero di vittime causatene. Così il nostro conflitto è compreso nel racconto degli elenchi accademici sui “conflitti”. Ma il calcolo è fuorviante. Giacché il “conflitto” qui riguarda il furto di terra e il trasferimento di popolazione (spazio-cidio), anziché genocidi fisici a pieno titolo utilizzati in proposito; ma appunto lo spaziocidio resta l’elemento principale, probabilmente più doloroso che un genocidio fisico in quanto vengono cancellati la gente, i suoi spazi, i luoghi significativi, il territorio, il paesaggio stesso, la società, tutto. Abbiamo quindi per cominciare un grosso problema con la teoria e la prassi di quest’ambito emergente detto ”risoluzione del conflitto”. Ci vuole intanto un bel po’ di lavoro accademico di qualità per colmare questa voragine di senso nella letteratura sulla risoluzione del conflitto.

In secondo luogo, ne conseguono le prassi politiche. Oggi assistiamo allo stesso processo avvenuto prima del 1948: vi prendiamo la terra (questo è il vero “terrorismo agricolo”, e non la reazione palestinese all’arraffamento della propria terra), poi abbiamo il diritto di autodifesa e di rappresaglia ai vostri attacchi da noi definiti “terroristici”. Nel periodo pre-1948 I gruppi sionisti facevano “rappresaglie” col sostegno e la protezione conferiti dal Mandato britannico. Oggi sono i gruppi di coloni a essere coperti e sostenuti dal governo israeliano che li rappresenta.

A Oslo I palestinesi sono stati scassati con la stessa formula radicata nella valutazione accademica chiarita poc’anzi. Gli fu detto: lasciate da parte il tema essenziale del furto di terra, I diritti dei profughi, Gerusalemme, e parliamo invece per negoziare il raggiungimento di un accord di pace che metta fine alle ostilità; mentre il furto di terra continua in Cisgiordania e a Gerusalemme-est durante i negoziati e non si fa alcun progresso per por fine alle condizioni miserevoli dei profughi palestinesi. Questo processo ha permesso la graduale presa di possesso di territory in Cisgiordania e a Gerusalemme-est, un pezzo alla volta, arrivando così al punto attuale di annessione programmata dell’area C come prima tappa a favore di Israele, accompagnata dal gran parlare dei coloni come la popolazione indigena mentre i palestinesi sarebbero gli “intrusi” e i “terroristi” tenuti a pagare il fio delle loro malefatte. I palestinesi hanno di fronte l’oppressione dell’esercito israeliano, ma anche dei coloni, che fanno “rappresaglie” al “terrorismo palestinese”, mentre la sostanza era ed è che sono I palestinesi a fare sempre rappresaglia aggressione praticata contro di loro e la loro terra.

Una pista di cambiamento non è roba da poco, ma è possibile con pazienza, persistenza e intenso accudimento. Oltre a lottare ai livelli accademico e concettuale, bisogna che invece di concentrarsi unicamente sull’internazionalizzazione [del conflitto] dall’alto al basso mediante la diplomazia, si dia fiato ad altri processi dal basso di lotta nonviolenta omnicomprensiva. (Che comprende sì pure quella politico-diplomatica, ma come componente inseparabile). Quell’altro processo crea risoluzioni simboliche di sostegno alla Palestina combinate con parole vacue di appello affinché “ambo le parti tornino ai negoziati”. Come dire assegni senza un deposito, per di più confrontate con uno spostamento della società israeliana su posizioni coloniali degli insediati abusivi più nette che mai. Il processo alternativo indicato (il secondo) avrà più riuscita se ben programmato con azioni creative di resistenza politica, diplomatica, legale, economica, di sviluppo e d’altro genere, coordinate da una dirigenza palestinese unita e partecipate da tutti i palestinesi di Cisgiordania, Gaza, Gerusalemme, dai palestinesi cittadini d’Israele e dai profughi; nonché con partecipazione internazionale. Un tale processo creerà la pressione necessaria per effettuare un cambiamento nelle posizioni mondiali che induca un cambiamento a favore della Palestina, e non viceversa.

Non è impresa facile, ma riguarda la riallocazione della Palestina ex-novo nel campo globale in lotta per la giustizia, la liberazione, e una politica con fondamenti etici. Riguarda anche la disponibilità a pagare i sacrifici richiesti per il suo successo.


Walid Salem – TMS 20.06.18

Titolo originale: “Agricultural Terrorism” and the “Right of Retaliation”

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


Il dr. Walid Salem è membro della Rete TRANSCEND per Pace Sviluppo Ambiente. Nato a Gerusalemme-est nel 1957, insegna democrazia e diritti umani all’Università AlQuds. E’ autore di trenta libri e manuali di formazione, e decine di documenti di ricerca su democrazia, società civile, cittadinanza, profughi, e Gerusalemme. E’ anche un consulente, valutatore, e formatore per vari enti pubblici e privati. Salem ha format più di trentamila palestinesi su tali tematiche fin dal 1990, e dirige dal 1993 il Centro per la Democrazia e lo sviluppo Comunitario a Gerusalemme-est. E’ Coordinatore dell’Assemblea dei Cittadini Mediorientali come rete regionale di esperti e attivisti su tematiche attinenti alla cittadinanza, comprensiva di partecipanti di 19 paesi della regione, a partire dal 2004. Ha inoltre tenuto svariate conferenze e seminari internazionali su democrazia, Gerusalemme, profughi, e sviluppo in Palestina.

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