L’accanimento contro i cittadini della ministra Pinotti | Giulio Marcon

F35, Afghanistan e dintorni. La ministra nel corso del tempo ha avuto la compagnia della destra, che non si è certo accanita contro gli F35 ma che – in tutti i passaggi parlamentari (dalle mozioni di giugno 2013 in poi) – ha sempre votato a favore degli F35

Quando si parla di F35, la ministra Pinotti tende ad accanirsi su ricostruzioni discutibili, che vengono poi puntualmente contestate.

Nell’intervista di domenica scorsa su la Repubblica, la ministra dice che c’è stato un «accanimento a destra e a sinistra sugli F35». A parte una battuta cabarettistica di Berlusconi sull’uso degli F35 buoni come «aerei da turismo», non ci sembra che Forza Italia e la Lega abbiano fatto un fragoroso trambusto contro i cacciabombardieri.

Anzi. Invece, la ministra potrebbe citare il suo ex premier (Matteo Renzi), con il quale è passata da sottosegretaria a ministra, che – per l’appunto – qualche mese prima del voto del 2013 affermò: «Non capisco perché buttare via una dozzina di miliardi per gli F35». Passavano alcuni mesi e Matteo Renzi si accaniva a non capire: «La più grande arma per costruire la pace non sono gli Eurofighter o gli F35, ma la scuola». Ma non riuscendo a capire, Matteo Renzi (da premier) si è fidato della Pinotti e ha confermato i 12 miliardi per gli F35 e ha portato le spese per la scuola – in percentuale al Pil – dal 3,8% al 3,5%.

La ministra nell’intervista afferma che questo accanimento è frutto della «poca cognizione tecnica» che – a dire il vero – sembra non sia mancata alla corte dei conti americana (il Government Accountability Office – Gao) che ha messo a più riprese in rilievo tutte le falle (tecniche e finanziarie) del cacciabombardiere e nemmeno alla Corte dei Conti italiana che pochi mesi fa ha messo in rilievo l’enorme ritardo del programma ed l’aumento vertiginoso dei costi.

E a proposito di cognizione di causa e precisione tecnica ed istituzionale, vorremmo che tutti fossero prudenti, a partire dalla ministra che nell’intervista a Repubblica a proposito della prossima missione in Niger e l’Afghanistan – ha affermato che «L’Italia ha preso la guida del Prt, ossia del centro che coordina la ricostruzione, di tutta l’area sud occidentale. Non possiamo abbandonarlo perché sarebbe una dimostrazione di scarsa responsabilità». Parlava della nostra presenza in Afghanistan. Peccato che il Prt (cioè il Provincial Reconstruction Team) di Herat abbia terminato le sue attività nel 2014 (fonte: Ministero della difesa, 25 marzo 2014) e l’Italia non possa oggi guidare un centro che è stato chiuso tre anni fa. Qualcuno la aggiorna?

La ministra nel corso del tempo ha avuto la compagnia della destra, che non si è certo accanita contro gli F35 ma che – in tutti i passaggi parlamentari (dalle mozioni di giugno 2013 in poi) – ha sempre votato a favore degli F35.

I pacifisti avrebbero voluto incontrare la ministra per spiegarle che il progetto F35 era meglio abbandonarlo per strada, ma la ministra (ex pacifista) si è accanita nel non volerli incontrare. Nel frattempo la folle spesa per un aereo che non funziona (e meno male) e ha mille problemi continua. Il governo ha abilmente evaso gli impegni delle mozioni parlamentari che chiedevano la sospensione della produzione e poi il dimezzamento della spesa.

Si può concludere che l’accanimento vero è quello contro i cittadini che assistono allo sperpero di tante risorse per un inutile aereo militare, quando in queste ore -con la legge di bilancio – si negano molto più modeste risorse alla stabilizzazione dei lavoratori precari del Cnr, alla abolizione del superticket e al diritto allo studio.


 

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