Contro la democrazia dei dotti | Robin Piazzo


Senza dire che – statistiche alla mano – l’elettore medio di Forza Italia risulta nettamente meno colto dell’elettore medio dell’Ulivo: dunque, dobbiamo pensare, più indifferente alle disquisizioni storiografiche. 
Sergio Luzzatto, nel 2004, sull’opera di becero screditamento della memoria storica della Resistenza portata avanti da politici ed intellettuali di area berlusconiana e accolta con furore da larga parte dell’opinione pubblica.


Bisogna concedere qualcosa a quelli che, nascondendosi dietro lo scherzo oppure avendo il coraggio delle proprie parole, se la prendono col suffragio universale: almeno in Italia, sembra che ci siano correlazioni tra scelta elettorale e livello di istruzione. 
Concedendo questo qualcosa, non si può non fantasticare su cosa sarebbe stata la sinistra nostrana qualora non avesse dovuto competere col populismo craxoforzitalista. La ragione dice che avrebbe fatto schifo lo stesso, il cuore chissà.
L’idea che si possa governare escludendo i peggiori – i più poveri, i più ignoranti, i più puzzolenti, i negri, i fascisti di ritorno – è una fantasia di repressione, ma anche di costruzione del nemico. Repressione: solo le menti lucide – gli illuminati, i liberali, i filosofi, gli studiati -, sgombre da ciò che “annebbia” il giudizio razionale – le passioni, la confusione, l’ignoranza, il bisogno, L’IDEOLOGIA – hanno il diritto di decidere per tutti; un’idea assolutamente cerebrale della politica, all’interno della quale non c’è spazio per la pancia, che pure tutti abbiamo – chi avrebbe il coraggio di negarlo? Costruzione del nemico: un ordine in cui la legittimità deriva dall’abilità cognitivo-intellettuale e l’illegittimità – e dunque la definizione come nemico dell’ordine legittimo – dall’assenza di tale abilità o dalla sproporzionata presenza di ciò che “annebbia”.
Un altro mito di repressione, che piace molto a liberali e restringitori del suffragio: la pax europaea, l’idea secondo la quale il grande periodo di pace seguito alla seconda guerra mondiale sia conseguenza del fatto che gli europei si sono detti: mai più. Che il meglio dell’uomo, che la ragione abbiano trionfato sull’irrazionalità dell’auto-distruzione, della guerra, del fascismo, del totalitarismo. A questa narrazione sfugge però qualcosa: com’è possibile che un’Europa che fino a due giorni prima era in larghissima parte popolata da fascisti, in pochissimo tempo abbia completamente cambiato rotta? Che fine hanno fatto le forze annebbianti, violente ed irrazionali? Sono scomparse? O sono state ricacciate nel profondo pozzo dal quale erano emerse? Si tratta di una domanda legata ai fondamenti della nostra civiltà; la lotta contro l’irrazionale e l’annebbiante è propria di una civiltà che si sente messa sotto assedio da una natura oscura dalla quale è necessario difendersi perchè nei momenti difficili tende a riemergere: ecco il gran parlare di fascismo di ritorno, di mai più e di tutto ciò che ha accompagnato l’ascesa di personaggi come Marine Le Pen, Geert Wilders e di Jobbik in Ungheria. L’ordine politico/civilizzazione è in pericolo, stringetevi stretti che arrivano i barbari, servono larghe intese – che confondano in un unicuum costituente centro-destra, sinistra e centro sinistra – per respingere l’Onda.
Perché parlo di repressione? Perché in questo modo di vedere le cose non c’è un vero superamento della violenza, quanto una sua elisione. Non c’è una spiegazione del fatto che gli stessi individui che hanno fatto la guerra poi abbiano a gran voce voluto la pace; tutto si fonda sulla distinzione tra barbarismo e civiltà, con il barbarismo che va scartato e dunque represso, cancellato; la speranza è che la natura umana sia cambiata, o che sia diventata più capace di reprimere il peggio di sè, che il profumo del progresso abbia fatto venir meno la rabbia e l’irrazionale.
C’è almeno un altro modo di vedere la questione: la pace non l’ha fatta l’Europa neo-illuminista, ma la Guerra Fredda. La contrapposizione ideologico-economico-militare che ha spaccato il mondo ha prodotto necessari irrigidimenti e confini invalicabili. Una riprova di ciò? Il fatto che la salvifica confederazione europea sia nata solo da un lato della cortina, dimostrandosi ben meno potente di questa. Non c’è bisogno di dirci che siamo diventati d’improvviso tutti degli angioletti per spiegare la pace, basta riconoscere la dimensione e la natura della nuova contesa.
Eppure anche così non c’è un superamento della violenza. O almeno: un parziale superamento c’è, perchè si passa dalla guerra calda a quella fredda, e il conflitto tende ad esprimersi in maniera meno direttamente violenta. Ma forse la minaccia diretta ed onnipresente della violenza distruttiva è stata una componente più importante rispetto a quella della creazione di canali alternativi per l’espressione dei conflitti, ovvero la seconda è stata una conseguenza della prima.
Cosa centra tutto questo con l’epistocrazia, l’ultima di una lunga serie di utopie del governo dei migliori? Centra nella misura in cui si riconosce che è stata la democrazia di massa della lotta ideologica bipolare a fornire un modello di superamento della violenza che andasse oltre la sola repressione e la mera paura della distruzione totale. Se accettiamo che l’uomo di oggi è lo stesso uomo delle grandi guerre, e che dunque ben più che un docile agnellino esso è un animale ambivalente e dotato di spaventose ed ineliminabili pulsioni distruttive; se vogliamo pensare che l’unico modo per creare un ordine stabile sia di includere l’uomo nella sua totalità; se accettiamo queste premesse, la democrazia di massa del secondo novecento ha fornito un modello di grande valore per la trasformazione dell’ineliminabile carica antagonistica in un equilibrio agonistico post-violento.
La democrazia, soprattutto quella italiana, ha superato la violenza non perchè vi ha rinunciato – vi ha comunque rinunciato: ma questo non basta a spiegarne il successo -, ma perchè l’ha trasformata, incanalandola in uno scontro ideologico per l’egemonia che ha visto grandi schieramenti contendersi la società all’interno di una guerra combattuta contando alleati e nemici caduti – col voto. La democrazia è stata per le due guerre ciò che il calcio è stato per le arene dei gladiatori: una riformulazione delle stesse pulsioni, ma con una quantità di violenza diretta decisamente ridotta.
La democrazia e il Welfare State sono nati dallo scontro e da rapporti di forza, sono stati dovunque ritenuti il compromesso più ragionevole nella misura in cui hanno voluto prevenire il ritorno alla violenza dando alle masse ciò che altrimenti queste avrebbero probabilmente tentato di prendersi con la forza; il capitalismo ha acconsentito al compromesso storico dell’ordine pseudo-keynesiano in virtù di un calcolo politico basato sulla valutazione di equilibri di forza e di convenienze, e non su di una gentile concessione ispirata da un neo-illuminismo astrattamente teso al progresso dell’umanità.
Quella storia è, in parte, finita. La democrazia di oggi – che non è più di massa – fatica a ricomprendere in sè Eros e Thanatos – proprio perchè sono morte le sue protesi riproduttive, ovvero le ideologie e i partiti. Ma è indubbio che l’epistocrazia non potrebbe fare di meglio. Se la storia è, come detto sopra, storia di rapporti di forza, come si può pensare che un ordine rigidamente escludente possa reggersi senza rinnovate forme di violenza e repressione?
Se la battaglia della politica va a configurarsi come una battaglia tra cervelli e pance, il problema non sta nel fatto che lo scontro rischia di avere degli aspetti di irriducibilità – che anzi, sono perfettamente normali nella politica -, quanto piuttosto nel fatto che questa definizione degli schieramenti in campo è una pessima definizione, che rischia di non poter camminare sulle proprie gambe senza una dose ancora oggi poco sopportabile di inganno, violenza e oppressione. Non è semplicemente togliendo legittimità all’irrazionale e al “brutto” che si crea la pace, è necessario ricomporli in un quadro complessivo che permetta loro di esprimersi in una maniera che ne limiti radicalmente la pericolosità; perchè, in ogni caso, tenderanno a riemergere, e quanta più violenza si usa nel ricacciarli nel pozzo nero che sta al fondo della civiltà, con tanta maggior forza si ripresenteranno in superficie.

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