Nel frattempo, in giro per il mondo | Johan Galtung


donald-trumpStanno accadendo un bel po’ di vicende. NYT (11 Dic. 2016): il presidente-eletto Trump è riuscito a far conservare alla Carrier Corporation di Indianapolis 1.000 posti di lavoro, senza alcuno “scambio” nei commerci con il Messico; e ad annullare il contratto con la Boeing per dei nuovi Air Force One (i due aerei presidenziali).

Tre sfide per Trump riguardanti il ceto superiore: solidarietà con la classe operaia; una politica estera fondata meno sulla guerra e più sulla negoziazione; e una nuova legge fiscale (gli USA hanno la più estesa al mondo, che consente delle scappatoie a studi legali pagati profumatamente). Trump vuole posti di lavoro, e infrastrutture.

Esistono anche non-avvenimenti: nessuna scusa da parte di Trump ai gruppi che offese oltraggiosamente durante la campagna elettorale: non-bianchi, donne, immigrati, in particolare i Messicani. E l’ex-candidato Trump è ancora esuberante.

La particolare attenzione di Trump alla cooperazione USA-Russia a partire dalle rivoluzioni americana e bolscevica, fino ad arrivare al secolo che è ora agli inizi, è brillante e intellettualmente stimolante in un paese anti-intellettuale quali sono gli USA. Mentre i media USA e i loro emuli in ogni dove stanno tuttora contestando il risultato delle elezioni, tenendo le parti della Clinton.

Nel suo articolo “The End of the Anglo-American Order” (La fine del sistema anglo-americano), The New York Times Magazine (29 Nov 2016), Ian Buruma elogia la “speranza di democrazia e libertà” che seguì la seconda guerra mondiale. Con qualche ragione. Ma soltanto fino a che votarono correttamente; non per Allende in Cile, i Musulmani in Algeria, per la Brexit nel Regno Unito (“Gli USA perdono la connessione con il Continente”, NYT 28 Giu 2015), per Duterte nelle Filippine (con atrocità anti-droga) che non tende più verso gli USA ma ha preferenze per un vicino asiatico, la Cina, per Erdogan in Turchia (con belligeranza da neo-impero ottomano) che non si appoggia più agli USA ma prova simpatie per un vicino europeo, la Russia. E peggio di tutti: non per Trump negli USA.

In questo interminabile articolo non una parola sugli USA che dopo la seconda guerra mondiale, con la collaborazione del Regno Unito, hanno ucciso 20 milioni di persone in 37 paesi. O sul 54% del bilancio degli USA che viene stanziato per le spese militari e il rimanente 46% suddiviso tra 11 settori – a nessuno più del 6%. Tantissime parole su Trump, con una incredibile arroganza e senza neppure verificare quello che fa [i]. Attenzione, perché Trump è sveglio. Presto vedremo chi supera chi in scaltrezza.

Oliver Wendell Holmes, intellettuale USA di primo piano e giurista associato della Corte Suprema, durante una conferenza tenuta ai laureati a Harvard della classe 1895 su “Lo scopo della guerra è di morire per il proprio paese”, Il Credo del Soldato:

“–è autentica e seducente la fede che induce un soldato a ripudiare la propria vita per obbedienza a un dovere che accetta ciecamente, per una causa che capisce poco, inserito in un piano di battaglia di cui ha scarsa conoscenza, con l’adozione di tattiche nelle quali non vede alcuna utilità”.

Holmes pensa di comprendere causa, piano e tattiche, ma non capisce che egli ciecamente le accetta, pronto a far uso per sé della cecità del soldato. Forse avrebbero dovuto ripudiare la sua vita?

Hillary Clinton, 120 anni dopo, non getterà via le vite dei soldati USA ma quelle del “nemico”, soldati o civili che siano, in qualsivoglia numero. Una guerra scambiata per l’altra; nessuna democrazia, né libertà. Anche The Nation l’ha appoggiata, indifferente alle sue massicce stragi privatizzate.

Spostiamoci a L’Aia, “La Decisione a Sorpresa dell’ICTY [ii]: Il Tribunale dell’Aia proscioglie Slobodan Milosevic dai crimini di guerra in Bosnia con un esorbitante ritardo di dieci anni” (18 Lug 2016) sembra che sia passata inosservata. Karadzic, non sorprendentemente, fu condannato a 40 anni, ma l’assoluzione era troppo discordante dal giudizio a priori che si erano fatti i mass media occidentali.

Trasferiamoci a Panama: The Hidden Trillions” (Panama: i trilioni nascosti) (The New York Review of Books, 17 Ott 2016). La conclusione cui sono giunti più di 400 giornalisti lavorando su 2.6 terabytes di informazioni è molto chiara: “Noi paghiamo le tasse, ma loro non le pagano. L’onere della tassazione si è inesorabilmente trasferito dalle multinazionali e dai ricchi alla gente comune”.

Passiamo senza indugio a questa petizione al parlamento: “Palestinians Demand UK Apology for Balfour Declaration (I Palestinesi esigono le scuse del Regno Unito per la Dichiarazione Balfour) (Al Jazeera 1 Nov 2016). Se si arriva a 100.000 firme il Parlamento britannico è tenuto a prendere in considerazione un dibattimento sulla questione. La Dichiarazione sulla “Patria degli Ebrei” contiene una clausola profetica:

“–sottinteso che nulla sarà fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non-giudaiche esistenti in Palestina, o i diritti e lo stato politico degli Ebrei in qualsiasi altro paese”.

Entrambe le premesse sono disattese. Il Regno Unito ha sufficiente saggezza per scusarsi e tuttavia stare vicino a un Israele compatibile con il diritto internazionale; risoluzione ONU 242 e seguenti?

Andiamo a Palmyra, riconquistata dallo SI? Piuttosto, potrebbe Trump negoziare?

Spostiamoci in Arabia Saudita, al “Don’t Link ‘Wahhabism’ to Terrorism” (Non associate il Wahhabismo al terrorismo) (NYT 19 Ott 2016).

Il Wahhabismo, come il Salafismo, glorifica l’Islam come fu messo in pratica dal Profeta quale sovrano di Medina; la stragrande maggioranza non è violenta. Noi aggiungiamo: nel Regno dell’Arabia Saudita la violenza è più comune, e serve a preservare un Regno diviso a metà.

Andiamo in Ucraina: Arve Meisingset – “Massiv feilinformasjon om Ukraina”–Massively Wrong Information On Ukraine” (Grande disinformazione sull’Ucraina) (NY TID 17 Nov 2016). Il colpo di stato contro il presidente dell’Ucraina ortodossa avvenne il 22 Feb 2014; il 1° Ago Paul Picard, capo degli osservatori dell’OSCE nel Donbass, disse di non avere visto a Donetsk truppe o armamenti russi. La politica Uniate (Cattolica) è la pulizia etnica, e così molti sono partiti per la Russia. Gli scontri in Ucraina sono nella parte ortodossa, con il presidente Poroshenko a capo dell’Ucraina-Uniate, adesso sostenuto soltanto dal 5,9% dei votanti.

Avanti veloci a USA-Russia. I Russi temono che la NATO ai propri confini costituisca una Operazione Barbarossa segreta (la fallita invasione di Hitler del 22 giugno 1941) in quanto (punti evidenziati da molti, tra costoro Leo Semashko):

  • Dispiegamento di armi nucleari NATO sul confine russo occidentale.

  • Intenzione di Obama di spendere 1 trilione di dollari (=1000 miliardi di dollari) per le armi nucleari nei prossimi dieci anni.

  • Dottrina USA che consente di fare uso per primi di armi nucleari.

Tutti ad aspettare Hillary Clinton. Ma poi è arrivato Trump. Lo odiano.

Afghanistan: Robert Fisk, “The invasion of Afghanistan 15 years ago was an arrogant, wretched adventure that caused a migrant crisis“ (L’invasione dell’Afghanistan 15 anni fa fu un’avventura arrogante e sciagurata che causò una crisi migratoria), The Independent 7 Ott 2016. Geopolitical Futures, Kamran Bokhari: “Afghan Government Staring at the Abyss” (Il Governo Afgano fissa l’abisso) 10 ottobre 2016–“E’ improbabile che Kabul sconfigga i Talibani pur se ha investito 15 anni e più di 100 bilioni di dollari (= più di 100 miliardi di dollari). Meglio non parlarne. (NYT, 21 Set 2016).

Norvegia: “Noi amiamo l’America–Noi odiamo la Russia–L’America odia la Russia”, equilibrato, fece cambiare la dottrina militare delle élite per attaccare la Russia. Poi “Noi amiamo l’America–Noi odiamo la Russia–L’America ama la Russia”, discordante. Dopo un periodo trascorso a odiare l’America di Trump, la Norvegia finirà per accettare la Russia, e su quelle basi il partito laburista norvegese di Störe vincerà le elezioni del 2017.

NOTE:

[i]. Per una analisi d’insieme molto accurata sul programma di Trump, seppure assai critica su di lui in quanto persona, vedi William Blum, The Anti-Empire Report #147 (Il rapporto anti-impero n. 147), 30 Nov 2016.

[ii]. Il Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia.


Nº 458 – Johan Galtung, 12 Dicembre 2016
Titolo originale: Meanwhile, Around the World
Traduzione di Franco Lovisolo per il Centro Studi Sereno Regis

 

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