War landscapes. Paesaggi di guerra | Recensione di Loredana Arcidiacono e Dario Cambiano


cop_Alfredo Macchi, War landscapes. Paesaggi di guerra copiaAlfredo Macchi, War landscapes. Paesaggi di guerra, Tempesta Editore, Roma 2015, pp. 120, € 30,00, libro fotografico, illustrazioni in b/n, inglese/italiano, patinato, copertina rigida, grande formato

Un libro, due lingue, novanta foto

L’umanità non ha ancora rinunciato alla guerra che viene presentata come l’unica opzione possibile, anche se disumana e inutile, per mettere fine a un conflitto.
Alfredo Macchi, giornalista e fotografo, con questo libro, ci porta dentro quest’atrocità, immagine dopo immagine.
Le foto, scattate negli ultimi quindici anni, pur appartenendo a diversi paesi tormentati da conflitti estenuanti e sanguinosi, sembrano provenire dallo stesso luogo, perché il dramma che si consuma è uguale ovunque.
Così poco importano i confini; per questo motivo, all’interno del libro, sono state raccolte per temi.
Le sue foto testimoniano l’orrore muto e irreparabile della guerra.


Questo libro fotografico mi ha commosso per due motivi.

Il primo. Per le alterne vicende della mia vita mi sono trovato, nel 1991, a far parte della prima troupe tv che entrò in Massaua all’indomani della liberazione dal giogo di Menghistu. Eravamo soltanto due jeep, che avanzavano lentamente nell’immobilità del luogo. Ricordo il silenzio. Il totale silenzio: dentro cui gridavano ininterrottamente i carri armati incendiati, le autoblindo rovesciate, i muri squarciati, i cadaveri riversi sulle strade deserte. Arrivammo fino all’Hotel Torino, poi la paura e l’angoscia ebbero il sopravvento.

Questo libro inizia con quel silenzio, con i luoghi deserti, con le città sventrate. Inizia con il silenzio attonito di ogni guerra subita. E con le macerie, promessa di fatica futura.

E poi il libro procede, lento come una meditazione, come una preghiera. Non ve lo svelo, perché è un percorso su cui soffermarsi e su cui interrogarsi. Ogni capitolo è posto con consapevolezza.

Finisce con un capitolo forte, un capitolo di vita. Anche questo, ve lo lascio scoprire.

Ma vi dico il secondo motivo per cui questo libro mi ha commosso.

Questo libro ci arriva in redazione a pochi giorni dalla morte del nostro presidente, Nanni Salio. Lo abbiamo accompagnato con i suoi famigliari, stringendoci insieme per sentir meno forte la mancanza. Ebbene, questo libro si congeda come le sue nipotine hanno voluto congedarsi da Nanni. Con una delle poesie più belle che l’uomo abbia mai pensato.

Ve la scrivo.

Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

È di Gianni Rodari. Nanni avrebbe subito intuito che tra le sue nipotine e Alfredo Macchi, che l’ha scelta per concludere il suo libro, passa quello che Capitini chiamava, con una parola delicata, interessere.

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