Fausto e Iaio. La speranza muore a diciotto anni | Recensione di Laura Tussi

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Daniele Biacchessi, Fausto e Iaio. La speranza muore a diciotto anni, Baldini&Castoldi, Milano 2015, pp. 194, € 12,00, nuova edizione aggiornata

Questa è la storia di due ragazzi del quartiere Casoretto di Milano, Fausto Tinelli e Lorenzo Iaio Iannucci. La storia di due ragazzi che volevano soltanto vivere.

E qualcuno ha interrotto le loro speranze e il loro cammino.

Come racconta l’Autore Daniele Biacchessi, in modalità narrative e giornalistiche molto dettagliate, puntuali ed eloquenti – ricostruendo date, luoghi e soprattutto nomi e cognomi di personalità, persone e personaggi coinvolti nella vicenda – il vero movente dell’omicidio di Fausto e Iaio resta ancora celato, forse perché nasconde un segreto indicibile, un mistero non chiarito, che però in questo libro d’inchiesta già s’intravede. Fausto e Iaio sono due giovani che vivono il clima fervente e passionale della contestazione, ma al contempo teso e lugubre degli anni di piombo. Frequentano il centro sociale Leoncavallo, a quei tempi, fucina di ideali, passioni e lotte giovanili. Si vestono con jeans scampanati, camicie a quadretti, giubbotti con le frange, e portano i capelli lunghi. I ragazzi del Leoncavallo e del Casoretto leggono Sartre e Marcuse, Ginsberg e Ferlinghetti, Baudelaire e i poeti francesi. Al quartiere popolare Casoretto di Milano vivevano soprattutto operai delle grandi industrie di Sesto San Giovanni: gente che anni prima aveva attraversato l’Italia da sud a nord per un pezzo di pane.

Quella sera in via Mancinelli, Fausto e Iaio incrociano altri due giovani dall’accento romano che si avvicinano con fare sbrigativo e li bloccano. I quattro si trovano faccia a faccia. Il senso di Fausto e Iaio si spegne per sempre sotto i colpi di otto proiettili, sparati da un killer professionista…

Iaio sembra un indio dai capelli neri; non fa parte di un’organizzazione politica e partitica, è un «cane sciolto». Si avvicina all’area dell’Autonomia, ma rifiuta le etichette. Con Fausto Tinelli, il ragazzo dagli occhi gentili, si conoscono da bambini, mentre giocavano, con i calzoni corti, alla parrocchia di Santa Maria Bianca nel cuore del Casoretto. Fausto politicamente è un libertario, ma simpatizza per Lotta Continua. Non è un militante, non accetta le gerarchie. Per queste è simile all’amico Iaio.

La notizia dell’omicidio di via Mancinelli fa in breve tempo il giro della città.

Nel quartiere giungono militanti dei gruppi della sinistra extraparlamentare, giovani del Leoncavallo, ragazzi dell’oratorio, pensionati, operai, studenti, disoccupati, donne e bambini.

L’omicidio è rivendicato dalla destra eversiva. Così inizia il processo di controinformazione: un gruppo di giornalisti d’inchiesta che non cercano lo scoop ad ogni costo, ma la verità dei fatti, quelli scomodi, spesso insabbiati dalle autorità politiche e dai servizi segreti. Tra questi il giornalista Mauro Brutto, ricordato dal caro amico Giovanni Pesce – partigiano, capo dei GAP a Torino e a Milano, durante la Resistenza – nel libro Un uomo di quartiere, edito da Mazzotta nel 1988. Mauro Brutto stava indagando sul connubio tra trafficanti di eroina, fascisti milanesi e romani, apparati dello Stato, e si stava inoltre occupando delle infiltrazioni nelle brigate rosse da parte dei servizi segreti italiani. Così Brutto viene barbaramente assassinato.

Il delitto di Fausto e Iaio è come un puzzle composto da minuscoli pezzi di verità: alcuni hanno forme complicate, altri invece si incastrano perfettamente tra di loro, formando un primo quadro d’insieme, dove le ipotesi si concretizzano.

Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci detto Iaio avevano 18 anni. Il 18 marzo 1978, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, vengono uccisi a Milano da un commando di killer professionisti, rimasti attualmente ancora ignoti. Daniele Biacchessi racconta la storia di ragazzi uccisi solo per le loro idee, in una città lugubre e violenta come la Milano di quei tempi. Biacchessi narra le indagini ufficiali e indaga le fonti parallele, fino a formulare ipotesi investigative sempre attuali, soprattutto dopo le ultime e recenti inchieste su Mafia Capitale e sul primo responsabile Massimo Carminati.

Dopo molti anni dal duplice omicidio, esce la versione aggiornata di questo libro, che costituisce una pietra d’angolo di verità, un punto di riferimento per la controinformazione e il giornalismo d’inchiesta nel nostro martoriato Paese. L’omicidio di Fausto e Iaio fu organizzato da neofascisti e da uomini della banda della Magliana: questa è l’autentica verità che non si potrà mai archiviare. La verità molto eloquente rispetto agli intrecci tra criminalità e servizi segreti che ancora affliggono il nostro Paese.

Perché di tanti omicidi politici degli anni Settanta, oggi si ricordano soprattutto quelli di Fausto e Iaio, Peppino Impastato e Valerio Verbano? Per Fausto e Iaio, Peppino e Valerio il dolore si è trasmutato da personale a generazionale, in un processo riconosciuto da una comunità più ampia rispetto alla ristretta cerchia di persone e si è sviluppato attraverso una narrazione collettiva estesa che ha prodotto libri d’inchiesta, romanzi, documentari cinematografici e televisivi, spettacoli teatrali e film di grande successo, come Cento passi di Marco Tullio Giordana, e ancora corti cinematografici, percorsi didattici e persino canzoni, tra cui ricordiamo la bellissima Perché Fausto e Iaio?, dei Gang. Solo così quella storia si è potuta trasformare in epica, ossia in grande Storia, in una narrazione corale su un pezzo di memoria italiana che si ricongiunge all’oggi come un ponte tra generazioni, nel grande «mosaico di pace» che compone l’epica narrativa della memoria storica.

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