Pillola vagante (2)

Il frigorifero serve?

Scrivevo nella scorsa Pillola che il trasloco è una palestra utilissima per praticare la semplicità volontaria, le cui “leggi” sono: la “tal” cosa “Mi serve davvero?” e, se sì, “Posso non comprarla?” In un trasloco le due regole/domande della semplicità volontaria sono le linee-guida per organizzarlo.

E scrivevo che avrei parlato del frigorifero.

Poiché fra due mesi dovrò traslocare ho ben pensato di spedire via alla prima occasione il frigorifero: ingombrante, pesante, ma soprattutto utile alla persona che sta occupando per pochi mesi la casetta dove andrò a stare io. Così, mi sono detta, me lo trovo già in casa, chi ne ha bisogno ora non lo compra e siamo tutti contenti. Tanto, mi sono ri-detta, il frigo non serve davvero. Davvero? E come si fa?

Partiamo dal fatto che ho già provato a stare senza frigorifero e non solo una volta, ma ben due: quando abitavo in una casa a 1300 metri di altitudine e quando ho abitato in una borgata a mezza-montagna, con la “crota”. Cos’è la crota? È una zona della casa – in molte zone di montagna del Piemonte – studiata apposta per mantenere il fresco e conservare i cibi (i formaggi, per esempio, chiusi dentro a un mobiletto con una porta fatta di rete e appeso al soffitto, così i topi non possono raggiungerlo né entrarvi). La casa dove stavo era su 2 piani, più un piano interrato, dove era stata ricavata appunto la “crota”. Durante l’inverno staccavamo il frigorifero e tenevamo i cibi direttamente fuori o – quelli più preziosi – nella crota.

Dove sono ora l’altitudine non è eccessiva – 750 m s.l.m. – ma è sufficiente perché in autunno/inverno fuori faccia freddo. Così freddo da permettere ai cibi di non aver bisogno di essere chiusi dentro a un frigorifero.

Ma c’è bisogno di fare un passo indietro. Come in tutte le pratiche della “semplicità volontaria” (forse lo abbiamo imparato), per ogni scelta ce n’è una prima. E anche fare a meno del frigorifero non sfugge alla legge. Voglio dire che se non fossi vegetariana/vegana sarebbe ben più difficile fare a meno del frigo (se non impossibile); ma invece, non mangiando carne/salumi, né pesce, né burro/latte/formaggi è facile capire che davvero il frigo quasi non serve.

E ancora: siccome la semplicità volontaria indica di evitare il più possibile l’uso di surgelati (anche solo perché richiedono circa 10 volte più energia dei cibi freschi per essere confezionati), ecco fatto che una scelta fatta prima (non mangiare surgelati) permette quella fatta dopo (fare a meno del frigo). Inoltre, non avere un frigo obbliga a non cucinare più quantità del necessario (perché non puoi conservarlo); evita di bere bibite ghiacciate/gasate (che sempre, e non solo d’estate, fanno male); poi c’è qualcuno che ritiene di dover conservare il caffè in frigo: non bevo caffè (per motivi di salute, per motivi di sfruttamento di chi lo coltiva/raccoglie/lavora, per motivi di trasporto…) e così non ho nemmeno quel problema!

Riassumendo, ecco i vantaggi e gli effetti di fare a meno del frigo: un cibo che debba necessariamente stare più al fresco può essere conservato sul balcone, su un davanzale, in un magazzino non riscaldato (vicino al pavimento, dove fa più freddo); la verdura non è mai troppo contenta di stare in frigo (e comunque se c’è un orto non c’è bisogno di conservarla); la scelta vegetariana/vegana permette di fare a meno del frigo; occorre una scelta più oculata di che cosa comprare/consumare/cucinare perché non si potrà conservare se non per un giorno (e solo se è un piatto vegetariano/vegano, altrimenti neanche un giorno); occorre un rapporto migliore col cibo: comprarlo, cucinarlo, mangiarlo, perché non c’è il frigo a salvarci dalle nostre scelte frettolose, o compulsive, o anche sbagliate.

I cibi che sono solita consumare non hanno alcun bisogno del frigo (prima di cucinarli): tè; biscotti/fette biscottate/gallette; legumi; cereali; alghe; pasta; frutta; verdura; pane (che non si dovrebbe mai congelare, ma piuttosto azzeccarne la quantità e/o farlo seccare per usarlo in altro modo). Per il cibo cucinato, di solito resiste dal pranzo alla cena (e se ho fatto bene i conti, quello che ho cucinato per il pranzo mi servirà anche a cena e poi sarà finito!).

Dunque ecco il mio “nuovo” esperimento. Temporaneo, d’accordo, ma utile per rivedere alcune pratiche che diamo per scontate e che invece, se ne facciamo a meno per un po’, ci insegnano molte cose. Per esempio, dovendo/volendo fare a meno del frigo e avendo deciso di condividere l’esperienza sulle “pagine” di questa “newsletter” mi sono documentata ed ecco che cosa ho scoperto:

Per tutti quelli nati dagli anni Sessanta in poi, le ghiacciaie appaiono un fenomeno lontanissimo, il metodo primitivo utilizzato per conservare i cibi prima della nascita del frigorifero. Eppure le ghiacciaie non appartengono a così tanti decenni fa, tant’è vero che chi è nato negli anni Cinquanta se le ricorda, negli antichi paesi di campagna dove sono cresciute le proprie mamme o le proprie nonne. […] oggi le ghiacciaie suonano terribilmente retrò, eppure il frigorifero ha una storia tutto sommato recente: la macchina frigorifera è stata infatti brevettata nella seconda metà del 1800 dall’americano John Gorrie, ma divenne di uso comune solo negli anni Venti del Novecento, dopo che anche Albert Einstein lavorò al progetto. Fino a quel momento erano le ghiacciaie a farla da padrone.

Oggi le ghiacciaie sono luoghi storico-turistici, sono diventati posti da visitare per ricostruire la storia del nostro Paese. Si ricorda, ad esempio, la ghiacciaia della Madonnina, sulle montagne pistoiesi e adiacente l’Ecomuseo della Montagna pistoiese […]. O ancora la Ghiacciaia del Maestro, nel cuore della cittadina bergamasca di Amagno Strozza a cui si accede tramite un cunicolo di 12 metri. Sono moltissime le ghiacciaie disseminate in lungo e in largo in tutto il Bel Paese, pronte a ricordarci quanto le tecnologie moderne ci abbiano ormai viziato e quanto era diversa la vita all’inizio del Novecento, meno di un secolo fa. (fonte di tutte le informazioni riportate in piccolo: www.lgblog.it).

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Poi, per continuare a riflettere sull’argomento “frigorifero”, condivido con voi qualche consiglio per un uso più intelligente del frigo, quando lo avrò di nuovo a disposizione. Intanto ho scoperto che la maggior parte delle famiglie ha un frigorifero sovra-dimensionato:

Le capacità dei frigoriferi sono riferite a standard iso, calcolati in numero di litri; solitamente si dividono in capacità lorda totale, netta freezer e netta frigo. Un modello da 270 litri è per un nucleo familiare di 2/4 persone; un single può accontentarsi di 130/150 litri.

E secondo me anche 2 persone possono accontentarsi di un frigo da 130 litri (ho sempre avuto e voluto un frigo così, anche quando la mia famiglia era composta da 3 persone); un frigo da 270 litri consuma in un anno 240 kWh, mentre uno da 130 litri ne consuma ovviamente circa la metà. In più, se abbiamo un frigo enorme, saremo più “tentati” di riempirlo, per poi buttare via molto del cibo che vi abbiamo stipato dentro, perché era troppo! Ma allora? Siamo sciocchi o cosa? Non ragioniamo su quale tipo di frigo ci serva davvero, e spendiamo di più; siccome il frigo è troppo grande compriamo più cibo di quello che ci serve, e spendiamo di più; siccome il frigo è più grande di quello che ci serve consuma di più, e spendiamo di più; e infine buttiamo via il cibo comprato, e spendiamo 2 volte di più (più orrore e vergogna). Tutto perché abbiamo un frigo sovra-dimensionato!

È stato calcolato che, grosso modo, il 70% della bolletta elettrica delle famiglie italiane deriva dal funzionamento dei grandi elettrodomestici. Per questo dobbiamo fare grande attenzione ai consumi, quando acquistiamo un frigo, e studiarne con cura l’etichetta energetica. In particolare dobbiamo controllare la potenza in Watt e il consumo in kWh. Un frigo di classe A+ e A++ consuma la metà di un analogo elettrodomestico di una decina di anni fa.

Se non abbiamo alcuna intenzione non solo di fare a meno del frigo – nemmeno come esperimento – ma neanche di ragionare sul fatto che potremmo averne uno più piccolo, almeno usiamolo bene:

1. Il punto più freddo del frigorifero è la mensola più bassa, sul cassetto delle verdure (2°C).

2. Il posto più adatto per conservare salumi, carne e pesce fresco è la mensola più bassa, al di sopra dei cassetti della frutta e della verdura. Ricordate di tenere questi alimenti ben divisi.

3. Per conservare carne e pesce nel modo migliore è preferibile lasciarli nei loro involucri, se confezionati. In tutti gli altri casi è necessario avvolgerli nell’alluminio o in qualsiasi tipo di carta alimentare e riporli dentro un contenitore.

4. Uova, avanzi, torte prodotti che richiedono la conservazione in frigo subito dopo l’apertura della confezione sono da riporre nella mensola più alta e su quelle centrali.

5. Le verdure e la frutta potrebbero essere rovinate dalle temperature più basse vanno quindi conservate in basso negli appositi cassetti.

6. I vani e i ripiani presenti nella porta sono il punto più caldo del frigorifero, qui potete conservare burro, caffè e salse.

Nella prossima puntata: Libri & Co. …e per sentire Cinzia dal vivo:

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