Lettera a Edith Stein – Recensione di Cinzia Picchioni

cop_Anna Maria Cànopi, Lettera a Edith SteinAnna Maria Cànopi, Lettera a Edith Stein, San Paolo, Cinisello Balsamo 2014, pp.  64, € 6,90

Vorrei anzitutto dire che il cognome dell’autrice si pronuncia con l’accento sulla “a”, come a dire la parola “cànapa”.

Il librino tratta di una lettera che una monaca, la Cànopi, scrive a un’altra monaca, Edith Stein, benché quest’ultima non la leggerà mai. Come sappiamo infatti, la Stein – ebrea di nascita – morì ad Auschwitz-Birkenau, dopo essere diventata cristiana, “[…] santa Teresa Benedetta della Croce. […] Da atea convinta Edith divenne una credente radicale” (pp. 10-1).

Anna Maria Cànopi è abbadessa dell’abbazia benedettina Mater Ecclesiae sull’isola di San Giulio (Novara), e ha scritto numerose pubblicazioni di spiritualità biblica, liturgica e monastica.

E di spiritualità si tratta anche in questo libro, una sorta di intima conversazione che l’abbadessa ha immaginato di fare con Edith Stein, rivolgendole domande, condividendo riflessioni, iniziando a scriverle il 9 agosto (data della morte di Edith), continuandole il 10 agosto (San Lorenzo) e nella notte fra il 14 e il 15 agosto (Assunzione di Maria). La lettera è così divisa in tre parti “ […] tre notti, che hanno un loro chiaro significato spirituale: dal chiostro al martirio; dal martirio alla gloria; dalle tenebre al cielo trapuntato di stelle e alla piena luce della visione” (dal risguardo di copertina).

L’abbadessa, con questa lettera, non ha pretese né teologiche, né filosofiche. Tende solo a prestare la voce a tutti quei cristiani che continuano ad interrogarsi sulla Shoah. “Che cosa significa lo sterminio degli ebrei e che cosa significa anche l’attuale travaglio del popolo ebraico?”; si tentano delle risposte, rivedendo la vita di Edith Stein e immaginando le sue, di risposte.

Scritte nell’agosto del 2000, le parole di questo libro si prestano a riflessione ma direi anche a preghiera; si legge d’un fiato, è ben scritto, è diretto, è pieno di speranza; vi si cita Bonhoeffer (nato a Breslavia, come la Stein), Etty Hyllesum, Elie Wiesel. E non posso proprio fare a meno di citare anch’io – invece – le parole di p. 45, che mi hanno fatto pensare a una poco conosciuta canzone di Franco Battiato (scritta da Juri Camisasca), intitolata Il Carmelo di Echt,  che parla proprio di Edith Stein. La Cànopi nel suo libro ricorda il poemetto Dialogo notturno, che la Stein scrisse nel 1941, quand’era al Carmelo di Echt (da dove la prelevarono il 2 agosto 1942 per condurla ad Auschwitz, dove morì); e il cantautore siciliano intona “[…] nel Carmelo di Echt. Dove sarà, Edith Stein?”. Ecco qua alcune parole della canzone:

E per vivere in solitudine

nella pace e nel silenzio

ai confini della realtà,

mentre ad Auschwitz

soffiava forte il vento

e ventilava la pietà,

hai lasciato le cose del mondo,

il pensiero profondo

dai voli insondabili,

per una luce che sentivi dentro,

le verità invisibili.

Dove sarà Edith Stein?

Dove sarà?

I mattini di maggio

riempivano l’aria

i profumi nei chiostri

del carmelo di Echt.

Dentro la clausura

qualcuno che passava

selezionava gli angeli.

E nel tuo desiderio di cielo

una voce nell’aria si udì:

gli ebrei non sono uomini.

E sopra un camion

o una motocicletta che sia

ti portarono ad Auschwitz.

Dove sarà Edith Stein?

Dove sarà?

E per vivere in solitudine

nella pace e nel silenzio

nel carmelo di Echt.

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