Una scuola per l’identità e la diversità di tutti – Laura Tussi

1La Scuola non comprende solo una dimensione esistenziale psicologica e pedagogica, ma è il luogo che contribuisce alla scoperta dell’identità personale degli individui, in quanto è istituzione di formazione, educazione e cultura, che accoglie e promuove progetti di vita, nuove idealità, percorsi esistenziali, progettuali ed ideativi, sostenendo e promuovendo una progressiva conoscenza di sé, delle personali predisposizioni, nelle relazioni tra pari, insegnanti e bambini. I sistemi di appartenenza vitali e fondamentali sono anche sedi di conflittualità, di contrasto, di contrapposizione, attraversati da ideologie identitarie discriminatorie, simboliche e materiali, che condizionano i percorsi di vita e le scelte identitarie ed esistenziali. La presenza dei migranti nell’attuale società deve motivare la Scuola a rivedere il proprio progetto storico che è chiamato a promuovere un senso di identità, un sentire umano, individuale e soggettivo, e, al contempo, plurimo, al fine di coniugare unità e diversità, universalità e relatività culturale, trovando ambiti di identificazione locali, nazionali e universali, in prospettive di pace e riconciliazione tra sistemi identitari e culturali. La “centralità della persona” è espressione ricorrente nel considerare i processi educativi, le dinamiche di dialogo, le grandi domande sull’identità, i luoghi, i processi ideativi di ideologie e approcci identitari culturali, etnici e razziali, di métissage, dove la Scuola è di tutti e per tutti, tramite idee e buone pratiche di cittadinanza plurale e reciprocità, nella legittimazione, nel riconoscimento altrui, nella connessione e nel decentramento culturale, nello “sguardo dell’altro”, in percorsi di incontro tra culture, generi e generazioni e forme di riconciliazione tra identità soggettive e culturali, di ibride appartenenze. Conoscere e riconoscere l’identità di tutti e di ciascuno, in un contesto comunitario e sociale, significa indagare la sfera esistenziale, cogliere la specificità, il particolare delle sensibilità profonde del soggetto e sapere comprendere le sfide, le risorse, ma anche le fatiche, le difficoltà, le ferite rintracciabili nelle storie di vita che fondano l’identità, che si rispecchia vicendevolmente nello sguardo dell’altro. L’istituzione scuola è chiamata in primis al ruolo di mediatore e interlocutore per avviare processi di incontro e dialogo tra culture, da non collocare in una miope ottica di svantaggio e di deprivazione, ma in una dimensione educativa e didattica che valorizzi la maggiore complessità e ricchezza dei processi di formazione dei soggetti migranti. La Scuola deve funzionare non solo da laboratorio di riproduzione culturale e formativa, ma da centro studi di innovazione e di mobilità sociale, che alimenti dimensioni di incontro e scambio. Nel nostro Paese si è sviluppato un pensiero scientifico riguardante il progetto interculturale di accoglienza e inte(g)razione degli alunni stranieri nella scuola. Infatti negli ultimi anni si sono moltiplicate pratiche ed esperienze relative a nuove progettualità di contesti di accoglienza. Ma il percorso verso l’interculturalità nella scuola e nei servizi educativi si trascina con lentezza, tra riflessioni teoriche e programmatiche articolate e raffinate nell’individuazione di approcci innovativi e nuove linee di azione, e una realtà concreta di investimenti scarsi ed irrisori di localismo e delega alla buona volontà di amministrazioni locali, di plessi scolastici e singole scuole, o, addirittura, di pochi individui all’interno di uno stesso contesto scolastico; realtà che rispecchiano una diffusa mentalità eccessivamente orientata ad uno stile di cittadinanza monoculturale e che induce a proporre solo misure compensatorie, disconoscendo ogni altra dimensione interattiva, come il valore inestimabile dei bilinguismi e degli assetti pluriculturali delle identità dei migranti e delle seconde generazioni. I limiti delle pratiche educative interculturali non sono da attribuire agli insegnanti, ma al sistema che non riconosce e non sostiene un progetto di convivenza tra culture, religioni e lingue diverse. Le persone nella migrazione costituiscono un’occasione di riappropriazione di importanti e ampie riflessioni sull’identità e sulla formazione, come questione pedagogica centrale nella Scuola, per approfondire le specifiche complessità in una situazione di disagio, al fine di valorizzare un progetto educativo relativo all’identità e alla multiculturalità, nell’impianto teorico pragmatico e nella realtà storica, per rilanciare e innovare idee e buone pratiche educative rivolte alle nuove generazioni.

1 Cfr. Pastori G., Nello sguardo dell’altro. Pedagogia interculturale e identità, Guerini Scientifica, Milano 2010

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