Litigare fa bene. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti – Recensione di Laura Tussi

cop novara litigareDaniele Novara, Litigare fa bene. Insegnare ai propri figli a gestire i conflitti, Rizzoli, Milano 2013, pp. 269, € 9,90

L’autore riprende sostanzialmente gli atti del Convegno organizzato dal Centro psicopedagogico per la pace e la gestione dei conflitti di Piacenza, svoltosi nella città emiliana. Il libro si propone di demolire una serie di pregiudiziali rispetto al significato del concetto di conflittualità nei rapporti tra bambini. Il conflitto non equivale alla “guerra”, ma è l’esatto contrario della violenza, perché comprende l’altro nel proprio orizzonte, senza escluderlo, eliminarlo e distruggerlo. Occorre superare il paradosso negativo che considera il conflitto un male assoluto. La conflittualità, il rapporto litigioso, la contrarietà, costituiscono fattori che presentano una straordinaria opportunità educativa, di crescita e autoconoscenza, in quanto sussistono esclusivamente dove si verifica relazione, dove sono impliciti i presupposti dello “stare insieme”.

Si impara da bambini a litigare. Anche se prevale, da parte del mondo adulto, una modalità colpevolizzante di affrontare i conflitti infantili.

Il termine conflitto, dal latino cum-fligere, presuppone il prefisso che indica lo “stare insieme”, lo “scontrarsi insieme”. Il conflitto, il litigio, la contrarietà costituiscono un presupposto relazionale della condivisione, nello stare insieme, nella conoscenza, nella reciprocità delle dinamiche comportamentali tipiche del mondo infantile, nei rapporti microsociali della relazione, che caratterizzano anche il contesto adulto. Attualmente la società sta attraversando un momento pedagogicamente critico per cui è importante realizzare un progetto comune di matrice educativa. Il fattore fondante di un percorso pedagogico creativo e proficuo consiste nell’affrontare con consapevolezza gli inevitabili conflitti per tentare di trasformarli in occasioni di crescita arricchenti e di conoscenza vicendevole e reciproca. L’impegno necessario da parte di pedagogisti ed educatori, appassionati e preparati, consiste nel cercare una terza via educativa. Un approccio pedagogico attento ed efficace, come il metodo maieutico, offre una proposta operativa naturale, e per questo rivoluzionaria, alternativa e innovativa, per aiutare i bambini a vivere bene il conflitto, la contrarietà, le discrasie relazionali, in un apprendimento primario che potranno attualizzare e praticare nelle esperienze esistenziali quotidiane, lungo tutto l’arco della loro vita. L’apparato educativo, il sistema formativo, tramite approcci pedagogici di carattere maieutico, possono creare e aprire una terza via educativa nei rapporti interrelazionali tra pari, bambini e adulti, senza presupporre un intervento esterno nell’àmbito della situazione conflittuale, ma imparando a mediare e a gestire la contingenza e il contesto, che provocano contrasto e contrarietà, dall’interno della circostanza che si vive nell’attualità del presente, nel qui ed ora.

Come pedagogisti crediamo nell’intima creatività del fanciullo, fin dai primi anni di vita, e nell’importanza di attivare, a partire dal litigio e dalla conflittualità, dinamiche comportamentali che conducano alla gestione dei conflitti e a contesti di pace, a livello microrelazionale, che stimolino, successivamente, il mondo adulto a favorire e creare presupposti di dialogo e gestione delle contrarietà e ad attivare processi di pace tra persone, popoli, genti e minoranze, a livello macrosociale, globale e universale, così da attivare percorsi che comportino lo scambio, il confronto esperienziale per superare il conflitto e i disagi impliciti in vari contesti relazionali e nella civiltà contemporanea. L’approccio pedagogico maieutico deve operare per attivare processi di pace che investono le varie realtà in conflitto, per porre per sempre fine agli scontri bellici e alle cosiddette e surrettizie guerre umanitarie, preventive, sdoganate per missioni di pace: dal particolare all’universale.

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